Calcio Internazionale

Il Manchester United di Cristiano Ronaldo

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Il fuoriclasse portoghese ha lasciato la Juventus per tornare, a trentasei anni, nella squadra in cui arrivò a diciotto da grande e costosa scommessa di Ferguson. Sei stagioni a volte difficili, ma che gli hanno fatto cambiare dimensione...

Il clamoroso trasferimento di Cristiano Ronaldo dalla Juventus al Manchester United ha avuto di sicuro più riscontri mediatici internazionali del precedente arrivo del campione ai Red Devils, che nell’estate 2003 lo acquistarono dallo Sporting Lisbona per 19 milioni di euro, cifra record per un diciottenne, che attualizzati sono circa i 25 milioni della trattativa fra lo United e Agnelli. Un’avventura che vale la pena di ricordare, perché è proprio a Manchester che un promettente talento è diventato un fenomeno. E lo è diventato non da subito, nonostante Alex Ferguson abbia sempre creduto in lui ed anche per questo ultimo urrah abbia avuto parole di approvazione.

Lo United che trovò il portoghese era una squadra vincente da molti anni, che aveva appena preso una decisione epocale vendendo l'icona David Beckham al Real Madrid ma era comunque piena di giocatori di alto livello: molti reduci dalla vittoria in Champions League di quattro anni prima (i fratelli Neville, Scholes, Giggs, Butt, Roy Keane, fra le riserve Solskjaer…) e altri campioni come Rio Ferdinand e Van Nistelrooy. Il giovane Ronaldo entrò nell’ambiente in punta di piedi, addirittura facendosi imporre il numero di maglia (aveva chiesto il 28, ma per motivi anche di marketing Ferguson gli diede il 7 di Bryan Robson, di Best e di Cantona, per non dire di Beckham…) ed anche il ruolo, che non era fisso: di solito attaccante esterno destro nel 4-3-3, con Van Nistelrooy in mezzo e Giggs a sinistra, nelle partite da 4-4-2 Ferguson gli chiedeva più sacrificio e a volte lo lasciava direttamente in panchina. Le statistiche non dicono tutto, ma i 6 gol (fra cui quello di apertura nella vittoriosa finale di FA Cup contro il Millwall) in 40 partite di quella prima stagione a Manchester dicono qualcosa.

Nel 2004 arrivò dall’Everton Wayne Rooney e la concorrenza interna aumentò, anche se Ferguson mai ebbe dubbi su quel portoghese dai troppi dribbling e dai pochi gol, e gli prolungò il contratto fino al 2010, in un contesto societario che stava cambiando, con la scalata dei Glazer. I gol aumentarono di poco, visto anche che Cristiano Ronaldo non tirava rigori, la considerazione di tifosi e media invece di molto. Pur essendo il pupillo di Ferguson ed uno dei grandi investimenti del club, o forse proprio per questi due motivi, Cristiano Ronaldo era poco amato da alcuni compagni di squadra e apertamente detestato da altri, come Van Nistelrooy, al quale non piaceva né come atteggiamenti né come tipo di gioco. Ed in effetti il cross ritardato, o mai effettuato, per l’olandese, era diventato un suo grande classico. Sta di fatto che nelle prime tre stagioni con Cristiano Ronaldo il Manchester United non vinse mai la Premier League e nemmeno ci andò vicino, in stagioni dominate dall’Arsenal di Wenger e per due volte dal Chelsea di Mourinho.

La svolta avvenne al Mondiale 2006, quando nei quarti di finale il Portogallo superò l’Inghilterra in cui era stato espulso Rooney per un fallo su Ricardo Carvalho: fra i più assatanati nel chiedere all’arbitro Elizondo l’espulsione di Rooney c'era proprio Cristiano Ronaldo, che poi dopo il rosso lanciò uno sguardo quasi da presa in giro verso la panchina inglese. Per farla breve: Rooney la prese male, l’Inghilterra intera malissimo e Cristiano Ronaldo la stagione seguente fu fischiato in quasi ogni stadio della Premier League, al punto che chiese a Ferguson il trasferimento. La risposta dell’allenatore scozzese fu no e il giocatore, pur mantenendo lo stesso ruolo da esterno d’attacco, iniziò a trasformare la rabbia in concretezza. Il segreto? Allenamenti specifici, ma soprattutto Van Nistelrooy andato al Real Madrid: scambiandosi di posizione con Rooney, Cristiano Ronaldo si trovò molto più spesso con la faccia verso la porta in posizione centrale.

Arrivarono così la prima delle sue tre Premier League vinte ed una serie di riconoscimenti individuali che è durata in pratica fino ad oggi. La quantità di gol, anche di gol pesanti, continuò ad aumentare nonostante l’arrivo di Tevez, e nel 2008 arrivò anche la prima Champions League della sua carriera, a cui sarebbero seguite le quattro con il Real Madrid, nella finale di Mosca contro il Chelsea. Partita che Cristiano Ronaldo giocò bene, partendo da esterno sinistro dell’attacco e segnando anche il gol del vantaggio United, ma che rischiò di marchiare con il suo rigore parato da Cech nella serie finale. Poi a far cambiare direzione al vento ci avrebbero pensato John Terry, con quello scivolone rimasto nella storia, e Anelka.

Dopo Mosca e quella stagione da 42 gol il campione entrò in un’altra dimensione, che per un calciatore significa essere circuito dal club più prestigioso del mondo. Ronaldo provò a liberarsi subito per il Real Madrid, ma Ferguson glielo impedì e così rimase per un’altra stagione stravincente, fra Mondiale per club e Premier League, con tanto di Pallone d’Oro. L’anno dopo l’assalto di Florentino Perez ebbe successo e per l’equivalente di 100 milioni di euro lo United lo lasciò andare. Da allora l’uomo oggi universalmente noto come CR7 ha lanciato più volte segnali di affetto alla sua vecchia squadra, sia pure alla sua maniera. Non pensava che gli sarebbero serviti, anzi fino a poche settimane fa era convinto di avere il mondo in fila pronto a rilevare il suo contratto dalla Juventus. Non è andata così e il suo vecchio compagno Solskjaer lo ha salvato da Guardiola e Allegri. La situazione è di quelle favorevoli: squadra piena di talento, che non vince la Premier League dal 2013, cioè da quando ancora c’era Ferguson in panchina. Non ha più diciotto anni ed il suo status è diverso, ma le motivazioni ci sono.