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La differenza fra Eriksen e Foé

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Il malore del centrocampista danese durante la partita con la Finlandia ha ricordato quello del giocatore del Camerun nella Confederations Cup 2003. Purtroppo diciotto anni fa i soccorsi furono diversi...

La morte sfiorata da Christian Eriksen durante Danimarca-Finlandia di Euro 2020, sventata grazie a Kjaer e al medico danese, ha ricordato a molti quella di Marc-Vivien Foé durante Camerun-Colombia, semifinale della Confederations Cup 2003. Purtroppo al centrocampista del Camerun andò peggio, visto che morì a Lione 45 minuti dopo la sua uscita dal campo.

Il ventottenne centrocampista del Manchester City (era in prestito, proprio dal Lione) si accasciò a terra al 26’ del secondo tempo, con la sua squadra in vantaggio per 1-0. Fu portato fuori e morì di fatto senza aver ripreso conoscenza, inutile ogni tentativo di rianimarlo. Intanto la partita era andata avanti e la squadra africana era riuscita a conquistare la finale. Una storia piena di segni premonitori agghiaccianti, il peggiore di tutti che l’allenatore del Camerun, Schaefer, due minuti prima del malore aveva deciso di sostituirlo ma Foé gli aveva fatto cenno di voler continuare. Anche in quel caso, come per Eriksen, medici di tanti paesi diversi avevano considerato il giocatore idoneo all’attività agonistica e anche in quel caso la malattia cardiaca era congenita, cioè non legata all’attività sportiva.

Va detto che ai tempi del West Ham, quattro anni prima, Foé non aveva superato le visite mediche ma che dopo vari pareri di specialisti aveva avuto il via libera: la sua cardiomiopatia ipertrofica, conosciuta anche come ‘cuore grosso’, fu considerata in un certo senso normale fra gli atleti africani e per i successivi anni di carriera non avrebbe avuto problemi. Fino appunto a quella serata al Gerland. Tre giorni dopo, allo Stade de France di Parigi, i suoi compagni sarebbero entrati in campo mostrando una sua foto, perdendo poi ai supplementari la finale con la Francia.

Va ricordato che il differente finale dei due casi non è dipeso soltanto dalla fortuna. Perché prima che venisse attuato un massaggio cardiaco adeguato su Foé sarebbero passati cinque minuti, per non parlare del defibrillatore, mentre nel caso di Eriksen i soccorsi sono stati immediati ed adeguati. Diciotto anni non sono passati invano, anche se questi incidenti hanno una componente di imprevedibilità da renderli inevitabili anche con la migliore organizzazione.