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Le ultime dieci Champions League di Guardiola

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L'allenatore più famoso del mondo, con la squadra più costosa del mondo, si è giocato davvero male la sua prima finale europea dai tempi del Barcellona. Al di là del risultato...

La Champions League è stata vinta da Thomas Tuchel o persa da Pep Guardiola? Una domanda che rimarrà perché al di là del risultato, che non è un dettaglio, il Manchester City ha disputato a Oporto forse la peggiore partita della sua stagione, come interpretazione anche peggiore rispetto quelle precedenti con il Chelsea di Tuchel, entrambe perse (in FA Cup e in Premier League). Uscendo dalla stretta attualità, la storia moderna dice che negli ultimi dieci anni Guardiola pur allenando alcune fra le squadre più ricche al mondo, come Bayern Monaco e appunto il City, non ha mai messo le mani sul trofeo più ambito: nel suo palmares rimangono le due vinte nel 2009 e nel 2011 con un Barcellona stellare, per il resto solo quegli onorevoli piazzamenti che per quasi tutti trasformano un obbiettivo sportivo in un’ossessione.

Semifinale con il Barcellona 2011-12, eliminato dal Chelsea nella versione Di Matteo. Dopo l’anno sabbatico tre semifinali di fila con il Bayern: fuori rispettivamente con il Real Madrid di Ancelotti (un vero massacro), il Barcellona di Luis Enrique (anche lì piuttosto netta la sconfitta) e l’Atletico Madrid di Simeone dopo due grandi battaglie. Una certa continuità anche al City, che allena dal 2016. Fuori agli ottavi contro il Monaco del giovanissimo Mbappé, allenato da Jardim, fuori ai quarti molto nettamente contro il Liverpool di Klopp. Fuori ai quarti, con modalità da suicidio, contro il Tottenham di Pochettino, fuori ai quarti con il Lione di Rudi Garcia e adesso la finale con il Chelsea di Tuchel.

Bisogna prenderla con filosofia? Dal 2016, da quando cioè Guardiola è a Manchester, il City (che era già forte) è la terza squadra al mondo per spese di calciomercato dopo Barcellona e Juventus, ma è la prima se si considera il saldo negativo fra acquisti e cessioni: 620 milioni di euro che gli arabi hanno bruciato sull’altare delle idee, prima ancora che delle ambizioni, di Guardiola. Che non è l’unico allenatore del mondo bravo, ma di sicuro è l’unico esentato dalle critiche a prescindere dalla qualità di ciò che si vede in campo.