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Bayern Monaco nella Bundesliga di adesso

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Il nono titolo nazionale consecutivo dei bavaresi fa riflettere su uno strapotere che non esisteva nemmeno ai tempi di Beckenbauer, Gerd Muller e Rummenigge giocatore...

Il Bayern Monaco ha vinto il suo nono titolo consecutivo in Bundesliga, il trentesimo in totale ed il trentunesimo se consideriamo l’era pre-Bundesliga, quindi prima del 1963. Per altre squadre diremmo che è la fine di un’era, visto che dopo l’Europeo Flick prenderà il posto di Löw alla guida della Germania: sette trofei, la Champions League su tutti, alzati in un anno e mezzo sono un risultato pazzesco anche per gli standard del Bayern. Che lo sostituirà con Julian Nagelsmann, in arrivo dal Lipsia, l’ennesimo predestinato che però predestinato sembra esserlo davvero.

Fine di un’era, dicevamo. Con tutto il rispetto per allenatori e giocatori, la forza del Bayern nella storia è sempre stata nei dirigenti. Ed in dicembre lascerà il club Karl-Heinz Rummenigge, dopo 20 anni al vertice e tutto quello che aveva fatto prima come calciatore (fece in tempo a vincere anche due Coppe dei Campioni dell’era Beckenbauer), sostituito da un’altra bandiera come Oliver Kahn. Oltre a Rummenigge e Flick saluteranno giocatori come Boateng, Alaba e Javi Martinez, che hanno fatto in tempo a vivere con il club ben due tris Bundesliga-Coppa di Germania-Champions, ma nessuno pensa che il Bayern smobiliterà. Anzi, nel calcio pandemico devastato dai debiti rimarrà l’unica alternativa ad alto livello agli arabi di Manchester City e PSG, anche se come filosofia gestionale il Chelsea sta riprendendo alcuni concetti dei tedeschi.

Ma quanto vale in prospettiva storica questo ciclo di nove campionati consecutivi vinti dal Bayern, con cinque allenatori (Heynckes, Guardiola, Ancelotti, Kovac e appunto Flick) diversi come età, formazione culturale ed idee calcistiche? Il mito è rappresentato dal Bayern del Beckenbauer giocatore, quello degli anni Sessanta e Settanta fino a quando, nel 1977, il Kaiser andò ai Cosmos. Quella squadra dal 1968-69, cioè dalla prima vittoria in Bundesliga, al 1976-1977, conquistò in 9 stagioni 4 campionati, 3 Coppe dei Campioni, una Intercontinentale e varie altre cose, schierando campioni iconici come appunto Beckenbauer, Maier, Gerd Muller, Breitner, Schwarzenbeck, Hoeness, lo stesso giovane Rummenigge.

È significativo che in quelle 9 stagioni soltanto 4 si fossero chiuse con il titolo nazionale e addirittura quella 1974-75, quella della seconda Coppa dei Campioni (finale vinta con il Leeds United), al decimo posto in Bundesliga, causando uno dei non molti esoneri a stagiuone in corso nella storia del Bayern, con Cramer al posto di Udo Lattek. Merito non solo del grande Borussia Mönchengladbach di Weisweiler, con in campo i vari Bonhof, Vogts, Stielike, Heynckes, Simonsen, eccetera, ma anche di realtà continue come lo Schalke 04 trascinato da Fischer e Abramczik o l’Amburgo di Klotzer e di exploit come quello dell’Hertha Berlino che aveva come stella Erich Beer. In altre parole, quella Bundesliga per forza di cose molto tedesca era molto più equilibrata ed interessante di quella attuale, schiantata dalla forza del Bayern e della Champions League.