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La Superlega di Agnelli e Berlusconi© AFPS

La Superlega di Agnelli e Berlusconi

Il progetto della Juventus e di altri 11 grandi club, comunque vada a finire, arriva in un mondo un po' diverso da quello degli anni Ottanta. Quando il presidente del Milan decise che la Coppa dei Campioni gli stava stretta...

Stefano Olivari

19 aprile

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Superlega, anzi Super League, è la volta buona? Il clamoroso progetto della Juventus di Andrea Agnelli e di altri 11 grandi club (fra cui Inter e Milan) europei di creare una lega privata, sul modello dell'Eurolega di pallacanestro, e di abbandonare la Champions League, progetto anticipato dal Corriere dello Sport, sta facendo discutere in tutto il mondo. E l'idea, che è già molto più di un'idea, arriva in un mondo ben diverso da quello della fine degli anni Ottanta, quando per la prima volta nel calcio se ne iniziò a parlare seriamente.

Il primo a venire allo scoperto fu Silvio Berlusconi, nell'estate 1988, con il suo Milan fresco dello scudetto di Sacchi ed alla vigilia di una Coppa dei Campioni che poi avrebbe vinto in finale sulla Steaua Bucarest: già 'Steaua Bucarest' dice quanti anni siano passati, al di là del cambio di nome del club rumeno (ora FCSB, pur non essendo direttamente erede della Steaua) e delle varie battaglie legali, visto che una realtà del genere oggi sarebbe quasi impossibile trovarla anche soltanto negli ottavi della Champions. Berlusconi parlando con Ramon Mendoza, allora presidente del Real Madrid, si convinse che non fosse giusto che ogni anno non si potesse vedere un Milan-Real Madrid ed in generale confronti diretti fra club storici. Soprattutto si convinse che non fosse giusto, con l'eliminazione diretta totale fin dal primo turno, rischiare la fine della stagione europea già in settembre.

Questa prima idea di torneo europeo riservato ai grandi club non uscì mai dal girone delle interviste e del dibattito mediatico, ma fu alla base della riforma del 1991, che vide per la prima volta una fase a gironi, pur riservando la partecipazione soltanto alle squadre campioni nazionali, senza allargamenti. In pratica in quell'edizione della Coppa dei Campioni, l'ultima con la denominazione tradizionale (dall'anno dopo si sarebbe chiamata Champions League), si disputarono sedicesimi ed ottavi di finale ad eliminazione diretta, per poi collocare le 8 squadre rimaste in due gironi da 4: le prime di ogni girone si sarebbero giocate la finale, che in quella stagione fu tra Barcellona e Sampdoria.

L'idea della Superlega sarebbe rimasta utile solo per riempire pagine di giornale nelle giornate di magra fino almeno al 1998, quando già da una stagione a Champions era stata allargata anche a squadre non campioni nazionali (di più: dal 1994 essere campione nazionale non dava più diritto all'accesso diretto). Cosa accadde nel 1998? Che un progetto portato avanti da J.P. Morgan (e molto spinto da Berlusconi e Galliani) ottenne l'adesione di molti grandi club, visto che la nuova Superlega europea avrebbe avuto 32 partecipanti, fra cui 16 di diritto e fra questi tutti i vincitori delle passate edizioni della Coppa dei Campioni, quindi anche Juventus, Inter e Milan. In parte il progetto chiamato EFL (European Football League) era concreto, in parte era soltanto un mezzo per fare pressione sulla UEFA, che infatti dal 1999 allargò addirittura a quattro club i possibili partecipanti alla Champions League per i paesi più importanti: per l'Italia furono Milan, Lazio, Fiorentina e Parma. Il resto è quasi storia di oggi, con i vari G-14 e G-qualcosa che hanno alzato l'asticella sempre di più. Fino alla fine. 

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