Calcio Internazionale

Il Mondiale non scontato di Mancini

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Mai come per Qatar 2022 la qualificazione per una squadra europea è stata percentualmente difficile. Contraddicendo tanti luoghi comuni sul passato...

L’Italia di Roberto Mancini ha iniziato bene il suo cammino di qualificazione al Mondiale, con tre vittorie su tre partite e schierando tre versioni della Nazionale molto diverse, ma questo non toglie che per una squadra europea il cammino verso Qatar 2022 sia il più difficile mai visto. I posti a disposizione per le 55 squadre affiliate alla UEFA sono infatti soltanto 13, 10 diretti vincendo il proprio girone (e l’Italia deve ancora affrontare la Svizzera di Petkovic) e 3 attraverso i 3 gironcini da 4 squadre con le 10 seconde e 2 dalla Nations League (cioè le 2 migliori vincitrici dei gruppi di Nations League, migliori secondo il ranking di Nations League, che siano rimaste fuori dalle prime due del loro girone di qualificazione mondiale). In ogni caso in Qatar andrà il 23,6% delle nazionali europee partecipanti a queste qualificazioni. È tanto? È poco?

In Russia i 13 posti delle qualificazioni riservati alle europee (non calcoliamo i padroni di casa qualificati di diritto) furono una corsa con 54 nazionali, quindi al Mondiale andò il 24% di loro. Nel 2014 e nel 2010 questa percentuale fu del 24,5%, nel 2006 del 25,4, nel 2002 del 27%, nel 1998 del 28,5%, nel 1994 del 32,4%, nel 1990 del 40,6%, nel 1986 del 39%, nel nostro magico 1982 del 39,3%, nel 1978 del 27,4%, nel 1974 del 26,5%, nel 1970 del 27,5%, nel 1966 dello 30%, del 30% nel 1962 e nel 1958 del 33%, del 35,7% nel 1954, del 38,8% nel 1950, del 47,8% nel 1938, addirittura del 57,1% nel 1934, mentre nella prima edizione di Uruguay 1930 si faticò a trovare 13 partecipanti alla fase finale. Calcoli precisi ma anche discutibili, visto che per le situazioni politiche contingenti spesso i gruppi europei hanno avuto ‘ospiti’, dalla Siria all’Egitto.

Comunque anche nell’era del Mondiale a 16 squadre, durata fino ad Argentina 1978 compreso, ed in quella a 24, fino a Usa 1994 compreso, qualificarsi era per una europea media, non diciamo l’Italia, più facile, in certe edizioni molto più facile rispetto ad oggi. La disgregazione di Unione Sovietica e Jugoslavia, più altre situazioni tipo Cecoslovacchia, unite ad un certo terzomondismo nella distribuzione dei posti al Mondiale (uno vale uno, per Blatter come per Infantino), ha reso per un’europea la qualificazione molto più difficile visto che sono nate tante realtà medie ma comunque in gradi diu dare fastidio alle grandi tradizionali. Contraddicendo il luogo comune che dice che è più facile oggi, con tanti posti a disposizione. Dal 2026, con 16 posti per le europee sui 48 totali, andrà un po’ meglio a meno che nei prossimi 3 anni non salti fuori una Catalogna o altro.