Calcio Internazionale

L'anno di Victorino

Il 10 gennaio del 1981 l'attaccante uruguayano, fresco vincitore di Libertadores e Intercontinentale, segnava contro il Brasile il gol decisivo nel Mundialito. Lo avremmo rivisto nel Cagliari...

Uruguay-Brasile non è mai una partita come tutte le altre, nemmeno quando è la finale di una manifestazione senza passato e senza futuro come la Copa de Oro, quella passata alla storia come Mundialito. Il 10 gennaio 1981, quaranta anni fa, al Centenario di Montevideo si gioca la finale del torneo in cui l’Italia di Bearzot è stata una comparsa, fra i padroni di casa ed il favoritissimo Brasile di Telé Santana, che nel suo girone ha pareggiato con l’Argentina di Maradona e poi ha asfaltato 4-1 la Germania Ovest. È un Brasile che deve fare a meno dell’infortunato Zico, ma che Santana sta ricostruendo intorno ai principi della tradizione, dopo le epoche dall’identità quasi europea di Zagallo e Coutinho. Non è esattamente la squadra che incanterà il mondo al Mondiale 1982, ma i centrali difensivi sono già Oscar e Luizinho, a sinistra gioca Junior, a centrocampo spiccano Socrates e Cerezo anche se in posizioni diverse rispetto a quelle del 1982.

Insomma, un buon Brasile contro un Uruguay affidato ad una gloria come Roque Maspoli, il portiere della Celeste nel Maracanazo di trent’anni prima e quindi ben conosciuto dai brasiliani anche giovani, che nonostante i Mondiali poi vinti non hanno mai superato quel trauma. La Copa de Oro non è il Mondiale, ma battere l’Uruguay a casa sua avrebbe comunque una grande importanza per il Brasile, che teme soprattutto l’arbitro austriaco Linemayr, considerato casalingo. Invece Linemayr arbitra bene e la squadra di Santana gioca una delle peggiori partite della sua storia, sprecando solo due mezze occasioni con Tita e Paulo Isidoro prima di scomparire dal campo.

Una partita vista in Italia in differita, il giorno dopo, sull’allora giovane Canale 5, in cui dopo il gol di Barrios, ad inizio secondo tempo, il Brasile trova comunque una fiammata con Socrates che si guadagna e segna un rigore. Ma quel giorno l’Uruguay è troppo forte e fra le tante occasioni quella giusta viene finalizzata da un colpo di testa di Waldemar Victorino, capocannoniere della manifestazione con 3 gol. L’agile attaccante del Nacional, con cui ha appena vinto Libertadores e Intercontinentale (1-0 con un suo gol, contro il Nottingham Forest di Clough), ha quasi 29 anni e una gran voglia di guadagnare qualche soldo in Europa. Ci riuscirà nell’estate 1982, quando pochi giorni dopo la vittoria azzurra in Spagna il Cagliari del presidente Amarugi, con allenatore Gustavo Giagnoni, lo ingaggerà per affiancarlo, come straniero, al peruviano Uribe e di fatto per sostituire Franco Selvaggi appena ceduto al Torino. Andrà male, anzi malissimo: Victorino, tormentato da qualche infortunio ma anche dal pensiero di meritare una squadra più forte, giocherà in campionato soltanto 10 partite, con zero gol, mentre il Cagliari retrocederà in B. Però fra il 1980 e il 1981 il mondo sembrava davvero suo.