Calcio Internazionale

La fine della Germania di Löw

© Bongarts/Getty Images

Dopo la disfatta contro la Spagna il commissario tecnico tedesco, in carica da 14 anni, è in discussione. Ma la storia di questo paese, anche solo restringendola al calcio, insegna che la continuità è ritenuta un valore...

Il 6-0 incassato dalla Spagna è stato per la Germania il peggior risultato, almeno in termini numerici, della sua storia. Tornano alla memoria il 5-1 subìto dall’Inghilterra nel 2001 e l’8-3 della Grande Ungheria al Mondiale 1954, vendicato poi nella finale di Berna dai tedeschi (Ovest). 6 gol ad un portiere della nazionale tedesca li segnò la Francia trascinata da Just Fontaine, nella finale per il terzo posto del Mondiale 1958, e per trovare un’altra sconfitta per 6-0 bisogna andare ancora più indietro, al 1931, contro l’Austria. Per registrare di peggio, in assoluto, l’anno giusto è il 1909 (!), contro la nazionale inglese dilettanti.

Ma al di là delle curiosità storiche e del valore relativo della Nations League è chiaro che questo è il punto più basso della gestione di Joachim Löw, in carica da 14 anni dopo il biennio da assistente di Klinsmann. Un periodo in cui ha tenuto la Germania quasi sempre ad altissimo livello: un Mondiale vinto nel 2014, uno concluso al terzo posto, una finale e due semifinale nei tre Europei di questo periodo, con il solo Mondiale 2018 etichettabile come fallimento anche se la Corea (del Sud) dei tedeschi era una buona squadra.

Tornando a Löw, bisogna ricordare anche che la Germania, sia nella versione unita sia in quella soltanto occidentale, ha avuto nella sua storia più che secolare soltanto dieci allenatori: Otto Nerz (10 anni), Sepp Herberger (20 anni, non si contano gli anni dal 1942 al 1950 in cui non ci fu attività a livello di nazionale per evidenti motivi), Helmut Schön (14, come Löw), Jupp Derwall (6), Franz Beckenbauer (anche lui 6), Berti Vogts (8), Erich Ribbeck (2), Rudi Völler (4), Jurgen Klinsmann (2), fino ad arrivare al commissario tecnico attuale. Tutti, tranne Ribbeck, sono arrivati come minimo alle semifinali in almeno una grande manifestazione.

Da osservare un altro dettaglio, che poi tanto dettaglio non è: 5 allenatori su 9 (Herberger, Schön, Derwall, Vogts e Löw) sono stati l’assistente del loro predecessore e un sesto, Ribbeck, era già comunque stato assistente della nazionale (con Derwall). Di più: in 10 casi su 10, quindi il 100% , le dimissioni o l’esonero sono arrivati dopo una grande manifestazione, non necessariamente andata male (Beckenbauer lasciò da campione del mondo, Klinsmann dopo un terzo posto). In altre parole, la stella polare della Germania è la continuità: Löw prima o poi se ne andrà, forse più prima che poi, ma nessuno in Germania sosterrà mai che la nazionale vada gestita come un club.