Calcio Internazionale

Il calcio dimezzato di Mosca 1980

© Bartoletti

Ai Giochi Olimpici in Unione Sovietica ci fu per l'ultima volta l'ipocrisia del dilettantismo dell'Est Europa o delle nazionali giovanili. Come l'Under 21 di Vicini, che però non si qualificò...

Nel quarantennale dei Giochi Olimpici di Mosca il calcio è stato dimenticato nel circuito delle rievocazioni, a maggior ragione in Italia visto che l’Under 21 allenata da Azeglio Vicini non riuscì a qualificarsi. Va detto che il torneo era ipocritamente riservato a ‘dilettanti’ e sarebbe stata l’ultima volta, ma con un escamotage del Comitato Olimpico si equipararono gli Under 21, fuori quota compresi, ai dilettanti dei paesi dell’Est Europa. Che del resto erano professionisti come i loro colleghi occidentali.

L’Italia cercò quindi di entrare fra le 6 qualificate europee, da aggiungersi a Germania Est (vincitrice dell’oro a Montreal 4 anni prima) e Unione Sovietica già al torneo di diritto, e ad altre 8 nazionali. 16 squadre, come al Mondiale di due anni prima in Argentina e 8 in meno rispetto a Spagna 1982. L’Italia superò la Grecia nel primo turno delle qualificazioni e fu quindi sorteggiata in un gironcino a tre che comprendeva anche Jugoslavia e Turchia. Due giorni prima del Natale 1979, in un’Olimpico deserto quasi tipo la Serie A attuale, l’Italia esordì battendo 1-0 la Jugoslavia grazie ad un gol di Bruno Giordano a metà secondo tempo e ad una prova eccellente della difesa, soprattutto di Franco Baresi. Era l’Italia anche di Giovanni Galli, di Beppe Baresi, di Ferrario, Fanna, Ancelotti e Beccalossi (fuoriquota con Giordano).

Due mesi dopo, in Turchia, altra vittoria: un 2-0 firmato da un rigore di Altobelli (diventato fuoriquota al posto di Giordano) e da un gol di Beccalossi. Poche settimane più tardi, a Brescia, un 5-0 alla Turchia che fece andare a Mostar con due risultati su tre possibili per la qualificazione, visto che nell’ultima partita la Jugoslavia avrebbe avuto una Turchia demotivata. Partita bellissima nel primo tempo tempo, con gli azzurri a rimontare due gol di svantaggio (grazie a Franco Baresi e Fanna), solo della Jugoslavia del secondo dopo che Vicini lasciò negli spogliatoi Ancelotti per rinforzare la difesa con Giovanni Guerrini. Il risultato fu 5-2 per la Jugoslavia, con alcuni momenti di trance agonistica di Blaz Sliskovic, idolo di casa (nato a Mostar e stella del Velez Mostar) che qualche anno dopo avremmo visto nel Pescara di Galeone.

Il torneo olimpico, dunque. Che iniziò il 20 luglio con 4 gironi da 4 squadre e le prime 2 poi qualificate per i quarti. Senza grandi sorprese si arrivò alle semifinali Unione Sovietica-Germania Est e Jugoslavia-Cecoslovacchia. I tedeschi non erano forti come 4 anni prima ma sorpresero i padroni di casa con un gol di Netz, mentre la Cecoslovacchia era davvero molto più forte della Jugoslavia, avendo anche diversi giocatori freschi del terzo posto nell’Europeo giocato in Italia in giugno. L’oro andò proprio alla Cecoslovacchia, con un gol di Svoboda, appena entrato per Vizek, in una finale bruttissima disputata allo stadio Lenin (l’odierno Luzhniki).

Nemmeno il virus della nostalgia può far rimpiangere quei tornei olimpici dimezzati, con pochi nomi di grande prospettiva (a Mosca però si videro Madjer, Belloumi, Dasaev, Bessonov, Buyo, Victor Munoz, Zlatko Vujovic, il Kuwait di Carlos Alberto Parreira) e un interesse del pubblico molto limitato, anche se in Unione Sovietica gli stadi furono relativamente pieni e non soltanto a Mosca, visto che si giocò anche a Leningrado (oggi San Pietroburgo), Minsk e Kiev. Da Los Angeles 1984 le regole sarebbero cambiate, in modo abbstanza cervellotico ma almeno evitando l’ipocrisia del dilettantismo o degli Under 21 ritenuti più puri dei colleghi più maturi. Mosca 1980 fu l'ultima Olimpiade del mondo post Yalta, anche se l'Unione Sovietica e il suo memorabile sistema sportivo sarebbero durati ancora 11 anni.