Calcio Internazionale

La prima volta della Spagna

Dieci anni fa la generazione d'oro delle Furie Rosse toccava il suo punto più alto vincendo la finale del Mondiale contro l'Olanda. Partita spettacolare anche per i tanti calci...

Dieci anni fa, l’11 luglio del 2010, la Spagna diventava per la prima volta campione del mondo battendo in finale l’Olanda e dando una dimensione storica diversa ad un ciclo comunque grandissimo, fra nazionali e club, un ciclo la cui onda lunga dura tuttora. A Johannesburg il gol di Andres Iniesta a 4 minuti dai calci di rigore decise una partita bella ma anche violenta, soprattutto per colpa della squadra di Van Maarwijk: per gli arancioni 9 ammoniti, un espulso, Heitinga (doppia ammonizione), con Van Bommel e De Jong (il calcio sul petto di Xabi Alonso è incredibile, oltre Bruce Lee) anche loro ampiamente meritevoli del cartellino rosso di Webb.

Una generazione davvero dorada, quella della Spagna, che incastonò il diamante mondiale fra le vittorie europee del 2008 (con Aragones in panchina) e del 2012 (in entrambi i casi l’Italia ne sa qualcosa). Basti pensare che in campo c’erano Casillas, Sergio Ramos, Piqué, Busquets, Fabregas, Pedro… cioè gente ancora in campo oggi ai massimi livelli. Ed insieme a loro Xavi, Iniesta, Puyol, Villa, Fernando Torres, Xabi Alonso… In quella squadra l’unico intruso, dal punto di vista della carriera, era Capdevila che comunque era un ottimo laterale sinistro.

La Spagna di Del Bosque è stata uno dei pochi casi nella storia in cui la grande favorita di un Mondiale ha poi vinto effettivamente il Mondiale. Dominatrice del gruppo con Svizzera. Honduras e Cile, la Spagna arrivò in finale a forza di 1-0: al Portogallo, al Paraguay e in semifinale alla Germania. Lineare anche il percorso dell’Olanda, vincitrice del gruppo con Danimarca, Giappone e Camerun, battendo poi Slovacchia, Brasile ed Uriguay nei turni ad eliminazione diretta.

La partita del Soccer City, dunque, che avrebbe stabilito il record di ammonizioni in una finale mondiale: addirittura 14, più del doppio delle 6 del record precedente stabilito in Argentina-Germania Ovest 1986. Coppa portata in campo da Cannavaro, capitano dell’Italia campione 2006 e via. Spagna schierata inizialmente con il finto 4-2-3-1, piena di palleggiatori, contro un’Olanda apparentemente con lo stesso schema ma con giocatori più offensivi: Robben, Sneijder e Kuyt dietro a Van Persie. Molte le occasioni per entrambe le squadre, in generale molto più pericolosa la Spagna, con le migliori ocacsioni capitate a Sergio Ramos, all'epoca sulla destra.

L'occasione più nitida fu costruita però dagli olandesi ed è rimasta nella memoria di tutti: a metà secondo tempo, con Robben lanciato in un buco centrale da Sneijder e solo davanti a Casillas, che riuscì per miracolo, con la punta del piede destro, ad evitare un gol già fatto. L’incredulità di Robben fece capire da che parte fossero quella sera gli dei del calcio. La Spagna, pur spuntata, arrivò ai supplementari molto meglio dell’Olanda e prima del gol decisivo di Iniesta se ne divorò diversi altri, in particolare con Fabregas. Che però fece l’assist vincente per il destro di Iniesta dopo un’azione lunghissima e piena di rimpalli, iniziata con un sospetto fallo di Sergio Ramos su Elia. La Spagna diventò la terza squadra nella storia a vincere una finale mondiale indossando la sua seconda maglia (nel caso blu marino), dopo il Brasile del 1958 e l’Inghilterra del 1966. L’Olanda fallì anche il suo terzo tentativo, il primo contro una nazionale diversa da quella ospitante, dopo Germania Ovest 1974 e Argentina 1978, il primo giocando non da Olanda.