Calcio Internazionale

La storia chiusa da Brehme

Il trentennale della finale di Italia '90, fra una Germania Ovest e un Maradona entrambi al passo d'addio. Una buona partita, anche prima del rigore che spesso è l'unica cosa che si ricorda...

Trent’anni fa la Germania Ovest vinceva il suo terzo Mondiale, dopo quello contro la Grande Ungheria del 1954 e quello casalingo del 1974 contro l'Olanda, battendo in finale l’Argentina di Maradona al termine di una partita di cui di solito si ricorda soltanto il rigore di Andreas Brehme al 39’ del secondo tempo. Un ricordo sbagliato, come accade anche per i grandi eventi, perché quella finale fu come spettacolo superiore alla media delle partite di quel torneo, sia pure per merito quasi solo dei tedeschi, e la squadra allenata da Beckenbauer la vinse meritatamente. Soprattutto in Italia affernare che quella fu una brutta finale ha un qualcosa di consolatorio, come a dire che la presenza degli azzurri di Vicini sarebbe stata garanzia di calcio champagne.

Al di là della semifinale contro l’Italia, giocata almeno al livello degli avversari, l’Argentina era arrivata a quella finale in maniera fortunata, qualificandosi agli ottavi di finale come una delle quattro migliori terze dei gironi, battendo poi miracolosamente un Brasile che li aveva dominati, infine ai rigori Jugoslavia e Italia. Più lineare il cammino della Germania Ovest, prima nel suo girone, per poi piegare l’Olanda in una partita che molti avrebbero sognato come finale, la Cecoslovacchia nei quarti e in semifinale l’Inghilterra ai calci di rigore. I tedeschi, pur con maggiore qualità media dell’Argentina, erano di sicuro in calando rispetto a come avevano iniziato il Mondiale, mentre la squadra di Bilardo si era bene o male sempre mantenuta sul suo standard di lacrime e sangue, aspettando i colpi di Maradona, che in tutta Italia ’90 ne ebbe due: la seconda ‘Mano de Dios’ della sua carriera contro l’Unione Sovietica e lo straordinario assist per Caniggia contro il Brasile. Un Caniggia che contro la Germania non avrebbe giocato, per squalifica, costringendo il suo allenatore a giocarsi la finale mondiale con Dezotti.

La partita dell’Olimpico prima del rigore di Brehme, dunque. Soliti fischi italiani all’inno argentino (“Hijos de puta” la comprensibile risposta sussurrata da Maradona), in campo dieci protagonisti del nostro campionato, cinque per parte, a fischiare il messicano Codesal, ad affrontarsi le stesse due squadre della finale del Mondiale 1986 ma in situazioni tecniche molto diverse: l’Argentina ai minimi termini, Maradona e un manipolo di gregari, la Germania Ovest con una delle sue migliori generazioni al suo apice. Quanto alla tattica, il 3-5-2 dell’Argentina, definibile anche 6-2-1-2 visto che Lorenzo, messo a centrocampo, era un difensore, contro il 5-3-2 tedesco interpretato in chiave iperoffensiva visto che sulle fasce Berthold e Brehme di fatto giocavano come ali. Di certo l’Argentina in fase di costruzione fece così poco che a partita in corso Beckenbauer disse a Buchwald di stare a uomo su Maradona: in condizioni normali lo stopper dello Stoccarda avrebbe sofferto, ma quel Maradona mezzo rotto, con soltanto Dezotti da lanciare, gli diede pochissimi problemi.

La partita fu dominata dalla Germania, senza e senza ma, visto che Illgner quasi non toccò un pallone (si preoccupò solo per una punzione di Maradona dal limite), mentre Goycoechea più volte rischiò grosso. Solo per contare le occasioni enormi, ce ne vengono in mentre ben tre per Völler sottoporta, più una strepitosa azione personale di Littbarski con quattro argentini dribblati e tiro a un centimetro dal palo, un gol di testa mangiato da Berthold, un clamoroso rigore negato per fallo di Goycoechea su Augenthaler. Migliore in campo, già prima del rigore, Brehme, fra cross ambidestri dalla sinistra e tiri da fuori. A metà secondo tempo Pedro Monzon, entrato dopo l’intervallo per Ruggeri, fu giustamente espulso per un’entrata a piedi uniti su Klinsmann che sarebbe stata da rosso diretto in qualsiasi epoca del calcio e con qualsiasi regolamento. Il difensore dell’Independiente diventò quindi il primo giocatore nella storia dei Mondiali ad essere espulso in finale. Meno giusto per Codesal avere girato la faccia dell'altra parte per un contatto in area fra Matthäus e Calderon.

A 7 minuti dal 90’ la svolta: palla filtrante di Matthäus per Völler, che la coprì bene ed aspettò il contatto con Sensini per lasciarsi cadere a terra in area di rigore. Un gesto tecnico da furbo, che quando viene fatto dai ‘nostri’ viene omaggiato da ‘Bravo a cercare il contatto’. In definitiva un rigore dubbio, ma certo non scandaloso, da fischiare (o non fischiare) come quello pro Argentina di poco prima. Un rigore che divenne storico, vista la situazione e la succcessiva trasformazione di Brehme, nonostante il primo rigorista della Germania fosse Matthäus. Il tempo per Dezotti di diventare il secondo espulso nella storia delle finali mondiali (tentativo di strangolamento ai danni di Kohler) ed ecco il fischio finale del mediocre Codesal. Di fatto l’addio di Maradona al grande calcio, ma anche della Germania Ovest alla grande storia, con la riunificazione imminente.