Calcio Internazionale

La vera finale di Italia '90

© Bongarts/Getty Images

Germania Ovest-Olanda, l'ottavo che si giocò a San Siro, fu una specie di Inter-Milan ma soprattutto la sintesi del calcio del decennio che si era appena chiuso...

La vera finale del Mondiale di Italia ’90 si è secondo molti giocata il 24 giugno a San Siro fra la Germania Ovest e l’Olanda. I soliti favoriti per la vittoria finale e i campioni d’Europa in carica (titolo conquistato proprio in Germania 2 anni prima), l’Inter (Matthäus, Brehme e Klinsmann) e il Milan (Van Basten, Gullit e Rijkaard), due paesi con ancora in testa la Seconda Guerra Mondiale, o anche solo il Mondiale del 1974. Una finale anticipata che non ci sarebbe dovuta essere, visto che l’Olanda arrivando prima nel gruppo F sarebbe andata ad affrontare il Belgio e arrivando seconda, come sembrava il minimo in un girone dove oltre all’Inghilterra c’erano Irlanda ed Egitto, l’avversaria sarebbe stata la Romania. Invece il gol di Niall Quinn a Palermo diede l’1-1 all’Irlanda e all’Olanda l’umiliante ripescaggio fra le quattro migliori terze, che la mandò appunto a sbattare contro il nemico storico a Milano.

Germania Ovest-Olanda, quindi, con la solita tensione e un attendismo oltre il previsto da parte di Beckenbauer e Beenhakker. La sfida si accese al 20’, quando l’arbitro argentino Loustau ammonì Rijkaard per un fallo su Völler. In quel momento iniziò un litigio fra i due, che avevano precedenti di antipatia reciproca, a colpi di provocazioni: da ricordare che Rijkaard non giocava nella sua posizione naturale a centrocampo, ma da centrale difensivo, nel 1990 ancora si diceva stopper. Partì uno sputo dell’olandese verso il tedesco, ma non fu visto da Lousteau, che ammonì Völler credendo che con questo 1-1 avrebbe raserenato gli animi. Niente di più sbagliato, perché un minuto dopo Völler anticipato da un’uscita diede un calcetto al portiere olandese Van Breukelen facendo partire un altro parapiglia. Risultato: espulsi Rikaard e Völler, tanto per lanciare un messaggio.

E in effetti da quel momento la partita fu abbastanza corretta. Si aprì tatticamente e diventò la grande notte di Jurgen Klinsmann, che in spazi così ampi diventava imprendibile per Van Aerle. Gol su assist di Buchwald, poi un palo, mille scatti per quella che sarebbe rimasta la partita della vita. Una partita chiusa da Brehme, con destro a giro di precisione straordinaria. L’Olanda non giocò male, ma non ebbe mai una vera reazione emotiva, Gullit fu discreto così come Matthäus mentre Van Basten disputò la sua peggiore partita a San Siro, con un atteggiamento quasi indisponente: fu comunque lui a guadagnarsi, per fallo di Kohler, il rigore trasformato da Ronald Koeman nel finale, a ufficializzare un 2-1 amaramente simile a quello del 1974 (ma anche al 2-1 con cui due anni prima l'Olanda aveva vinto nella semifinale europea di Amburgo). 

Nel dopopartita olandese però il grande imputato non fu Van Basten, ma Rijkaard, nonostante l’Olanda non avesse mai giocato in inferiorità numerica. Il milanista, alla terza espulsione in pochi mesi (un’entrata su Tricella nella finale di Coppa Italia contro la Juventus e poi quella di Verona, con Lo Bello e tutto il resto) comunque si scusò con Völler già negli spogliatoi. Nemmeno quella grande generazione olandese, per somma di valori singoli paragonabile a quella del 1974, ebbe il suo Mondiale.