Calcio Internazionale

L'Azteca che non doveva essere l'Azteca

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Italia-Germania Ovest 4-3, semifinale del Mondiale 1970, è una delle partite più famose di tutti i tempi e legata per sempre allo stadio in cui si giocò. La scelta della sede fu però totalmente improvvisata...

Su Italia-Germania Ovest 4-3, del 17 giugno 1970, è stato scritto davvero di tutto, ma stranamente abbastanza poco del fatto che la semifinale del Mondiale si sarebbe dovuta giocare a Guadalajara e non all’Azteca di Città del Messico. Non è una curiosità da maniaci, ma uno dei motivi per cui nella finale con il Brasile gli azzurri dopo una buonissima prima ora di gioco siano crollati fisicamente e i loro avversari no. Ma andiamo con ordine.

Prima dei quarti di finale viene effettuato un sorteggio per stabilire la prima e la seconda classificata nel girone di Unione Sovietica e Messico. Lo vince l’Unione Sovietica, che quindi nei quarti andrà a Città del Messico (2.256 metri sopra il livello del mare) ad affrontare l’Uruguay. La vincente di questo quarto affronterà, da programma ufficiale, la vincente di Brasile-Perù che si gioca a Guadalajara (1.536 metri). Semifinale prevista all’Azteca di Città del Messico… Nella parte bassa del tabellone invece il Messico finisce contro l’Italia a Toluca (2.660 metri), mentre Germania Ovest e Inghilterra si affrontano a Leon (1.815 metri): da questo settore uscirà la semifinale che si disputerà a Guadalajara. Tutto chiaro?

In teoria sì, in pratica in Messico cono furiosi perché lo stadio di Toluca, 32 mila posti, non sembra adeguato a contenere l’entusiasmo dei messicani. Ma allora il Mondiale avrebbero potuto evitare di organizzarlo… Dai corridoi di una FIFA gestita ancora in maniera artigianale (ma non per questo più trasparente, anzi), sotto la presidenza dell’inglese Stanley Rous, esce la proposta di invertire la sede con Uruguay-URSS, così, a due giorni dalla partita, come in un torneo aziendale, seguita da quella ancora più bislacca di disputare all’Azteca due partite nello stesso giorno, visto che i quattro quarti sono tutti il 14 giugno alla stessa ora. Alla fine Unione Sovietica e Uruguay rifiutano qualsiasi spostamento e i quarti si giocano dove previsto, giustamente, così si arriva alle semifinali che tutti ricordano: Uruguay-Brasile all’Azteca e Italia-Germania-Ovest al Jalisco di Guadalajara. Sì abbiamo scritto bene. 

A questo punto entra in scena Artemio Franchi, presidente della FIGC e grande emergente della politica calcistica internazionale. Dopo aver parlato con il commissario tecnico Valcareggi decide di fare di tutto per invertire le sedi delle semifinali, perché è vero che Città del Messico è più in alto di Guadalajara, ma fa anche meno caldo, il contesto è più prestigioso e soprattutto l'Italia ha lì il suo quartier generale. Bisogna ricordare che i chilometri fra le due città sono poco più di 500, ma anche che da 4 anni Guadalajara ha un aereoporto. Alle manovre di Franchi sul comitato esecutivo si oppone di fatto solo l’Uruguay e con gli occhi di oggi troviamo incredibile non solo la sostanza ma anche la tempistica (meno di due giorni prima delle partite!) della decisione. Le semifinali si disputeranno quindi entrambe (quando si dice valorizzare il prodotto) alle 16, mezzanotte in Italia, quella degli azzurri quindi all’Azteca. La spiegazione para-ufficiale è che si è voluto far viaggiare meno le squadre, visto che il Brasile si trova già a Guadalajara e Italia e Germania hanno il quartier generale comodo per Città del Messico. L’Uruguay se ne faccia una ragione, anche se è una delle tre squadre che può portarsi a casa per sempre la Coppa Rimet…

Il calcolo di Franchi si rivelerà sbagliato, anche se ovviamente non poteva sapere che cosa sarebbe stata Italia-Germania Ovest e quante energie avrebbe tolto ai giocatori. Di certo il Brasile giocando a 700 metri in meno di altitudine sarebbe andato a giocarsi la finale con un po’ più di benzina, al di là della classe immensa di Pelé e compagni. Ma tutta la prima ora di gioco fa pensare che gli azzurri fossero dello stesso livello. L'Azteca è parte della leggenda azzurra, ma è stato anche una zavorra.