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La seconda mano di Maradona

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Il celeberrimo gol di mano all'Inghilterra nel Mondiale 1986 ha fatto un po' dimenticare il salvataggio sulla linea di quattro anni dopo, il 13 giugno del 1990, contro l'Unione Sovietica...

Il primo gol di Diego Maradona all’Inghilterra nel Mondiale 1986, il tocco di pugno anticipando Shilton in uscita, è stato raccontato e analizzato almeno quanto il secondo, il capolavoro dopo aver dribblato sei inglesi. Da qualcuno quel gol di mano è stato addirittura celebrato... Quasi dimenticato, pur avendo scatenato a suo tempo feroci polemiche, è stato invece il secondo gol di mano di Maradona in un Mondiale, quello all’Unione Sovietica a Italia ’90. Un gol evitato, ma dello stesso peso di un gol fatto e decisivo per il torneo dell'Argentina almeno al pari dell'assist a Caniggia contro il Brasile.

13 giugno 1990, 30 anni fa, nella sua Napoli Maradona guida un’Argentina che ha esordito come peggio non si potrebbe con il Camerun a Milano. Una partita segnata anche dall’ostilità di San Siro nei confronti dell’Albiceleste e del suo giocatore simbolo. Ostilità che ovviamente al San Paolo non c’è ed Argentina che Bilardo rivoluziona rispetto alla partita precedente cambiando ben cinque titolari. È una partita decisiva anche per l’URSS di Lobanowski, che nell’esordio ha perso con la Romania ed è stata ben lontana da quello che pigramente si definisce ‘Calcio del 2000’.

Il colonnello sta ben lontano da questo calcio anche a Napoli, mettendo Zigmantovich in marcatura a uomo su Maradona, dopo essersi inventato due esclusioni dalle motivazioni misteriose, di quelle che facevano tanto Unione Sovietica: Rats e soprattutto Dassaev, autentico mito degli anni Ottanta (forse perché lo si vedeva giocare poco). Dopo 10 minuti Pumpido si fa male uscendo basso, il suo Mondiale finisce qui mentre inizia quello strepitoso di Goycoechea.

Pochi minuti dopo il fatto: Maradona respinge con un braccio, sulla linea di porta, un colpo di testa di Kuznetsov. Il suo braccio destro va a cercare il pallone in una maniera quasi plateale, che il più lontano degli spettatori del San Paolo non può non vedere. L’arbitro Fredriksson gira però la faccia dall’altra parte, fra le giuste proteste dei sovietici. Dopo il vantaggio dell’Argentina con gol di Troglio i giocatori del'URSS reagiscono bene ma all’inizio del secondo tempo l’espulsione di Bessonov (giusta, per tratteniuta di Caniggia lanaciato verso la porta) è un’altra mazzata. L’URSS in 10 quasi assedia la porta argentina, sfiorando il pareggio con Dobrovolski, ma molta fortuna e il gol del 2-0 di Burruchaga permettono ai campioni del mondo in carica di rimanere in corsa. La mano di Maradona, non vogliamo dire di Dio, è stata anche questa volta decisiva e nemmeno è stata oscurata mediaticamente da una successiva prodezza.

L'Argentina e il suo capitano sono campioni del mondo anche di vittimismo, ma il loro presidente Julio Grondona è vicepresidente della FIFA e l'Argentina è una squadra Adidas tanto quanto la Germania Ovest. Quanto all'Unione Sovietica, conclude la sua storia al Mondiale subendo uno dei tanti torti già visti in altre edizioni.