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Lorenzo Sanz, l'uomo della Settima

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La morte dell'ex presidente del Real Madrid, a causa del coronavirus, fa tornare alla memoria la situazione del club a metà degli anni Novanta quando arrivò lui...

Lorenzo Sanz è il primo morto eccellente del calcio nell’era del coronavirus, nella sua versione COVID-19. Sciacciato fra il mito assoluto di Santiago Bernabeu e l’era Galactica di Florentino Perez, non sarà ricordato dalla massa come il più grande presidente nella storia del Real Madrid, ma di sicuro è stato l’uomo che è è riuscito a far tornare la squadra più famosa nel mondo (a rotazione con Barcellona e Manchester United, a seconda dei sondaggi e soprattutto dei committenti) in cima all’Europa e al Mondo, 32 anni dopo la Coppa dei Campioni 1965-66.

Quando il 26 novembre 1995 viene eletto presidente del Real Madrid e successore di Ramon Mendoza, dopo 10 anni da dirigente, il Real ha appena interrotto il dominio del Barcellona di Cruijff vincendo la Liga, ma la situazione finanziaria è tragica e la tifoseria è un po’ depressa: l’era della cosiddetta Quinta del Buitre è finita, anche perché da poco se ne è andato (in Messico) lo stesso Butragueno e la stella della squadra allenata da Jorge Valdano è Zamorano. Il Real chiude in qualche modo, anzi male, la stagione, Sanz alla prima occasione esonera Valdano e poi ricostruisce una squadra già buona (Canizares, Hierro, Redondo, Luis Enrique, Michael Laudrup, un giovanissimo Raul) mettendoci del suo, in ogni senso. 

Nell'estate 1996 il primo calciomercato condotto da questo ex bambino poverissimo, diventato un grande nel settore immobiliare, è clamoroso. Ingaggia Fabio Capello, reduce da 4 scudetti (e una Champions League) in 5 stagioni al Milan, e gli mette a disposizione quasi tutto il meglio acquistabile. Mijatovic dal Valencia, Suker dal Siviglia, Roberto Carlos dall’Inter, Illgner dal Colonia, Seedorf dalla Sampdoria… Pochi mesi dopo arriverà anche Panucci, dal Milan. Uno squadrone senza impegni europei, per la prima volta nella storia del Real dopo quasi vent’anni, che senza incantare vince la Liga all’ultima giornata, sul Barcellona allenato da Bobby Robson e con in campo un Ronaldo spaziale. Nel Real Madrid qualche presenza di qualità anche per Fernando Sanz, uno dei cinque figli di Lorenzo, che si guadagna l’ingiusta fama di raccomandato. Non è all’altezza di Hierro e nemmeno di Alkorta, ma dopo il Real avrà una buonissima carriera nel Malaga. Raccomandato sarà proprio nel Malaga, ma come presidente, visto che dopo il suo ritiro il club viene comprato dal padre…

Tornando al Real di Sanz, la stagione 1997-98, con qualche rinforzo (Morientes e Karembeu) e il clamoroso ritorno di Capello al Milan, è quella della settima Coppa dei Campioni, attesa 32 anni. Nella finale di Amsterdam un gol di Mijatovic piega la Juventus ma non salva la panchina di Jupp Heynckes, che nella Liga ha fatto male. Pochi mesi di Camacho e l’Intercontinentale, la vecchia Intercontinentale di Tokyo con le trombette, vinta da Hiddink contro il Vasco da Gama. Sanz dopo qualche settimana si libera dell'olandese e punta su Toshack, ma anche il gallese dura poco e per sostituirlo Sanz fa una scelta che sarà decisiva nel futuro del club e della Spagna: Vicente Del Bosque. Molto più di un distributore di maglie, ma certo non quell’allenatore-santone che al Real raramente ha funzionato. Con Del Bosque il Real che ha in Raul la sua stella arriva alla finale di Parigi, travolgendo 3-0 (Morientes, McManaman, Raul) il Valencia di Cuper e mettendo in bacheca l'Ottava. 

Continua un grande ciclo, come sarebbe logico? Sì, ma non sarà più Sanz ad esserne presidente. La situazione finanziaria è ancora pessima, inoltre i tifosi vogliono quei colpi a sensazione che dal 1996 Sanz non mette più a segno, preferendo innesti mirati come quello di Michel Salgado che diventerà suo genero. Così entra in scena Florentino Perez, che conquista la presidenza e porta in dote Flavio Conceicao, Makelele e soprattutto Luis Figo, strappato al Barcellona con un'operazione che quasi fa scoppiare una guerra civile. Ma questa è un’altra storia, che forse senza Sanz non ci sarebbe stata.