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Manchester City v Tottenham Hotspur - Premier League

MANCHESTER, ENGLAND - APRIL 20:   Josep Guardiola, Manager of Manchester City reacts during the Premier League match between Manchester City and Tottenham Hotspur at Etihad Stadium on April 20, 2019 in Manchester, United Kingdom. (Photo by Alex Livesey/Getty Images)© Getty Images

Il tocco in meno di Guardiola

L'eliminazione del Manchester City nei quarti di finale di Champions League conferma le difficoltà europee, in proporzione al budget, di un allenatore forse zavorrato dalle troppe celebrazioni...

20 aprile 2019

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La Champions League è un’ossessione non soltanto per la Juventus, ma anche per chi nell’ultimo decennio ha speso più dei bianconeri per essere da corsa, senza mai arrivare nemmeno in finale. Stiamo parlando del Paris Saint-Germain ma nell’attualità del Manchester City, la cui clamorosa eliminazione contro il Tottenham fa riconsiderare la grandezza del magistero di Pep Guardiola. Che in sei anni di Champions League non alla guida del Barcellona di Messi ha ottenuto risultati inferiori alle aspettative sia al Bayern Monaco sia soprattutto al City.

Nel primo anno a Monaco raggiunse subito le semifinali, dove fu brutalizzato dal Real Madrid di Cristiano Ronaldo e Ancelotti. Semifinali anche la stagione seguente con sconfitta netta ad opera del Barcellona di Luis Enrique. E sempre semifinale al terzo tentativo tedesco, dopo avere eliminato la Juventus in un drammatico ottavo: altra sconfitta, questa volta però dopo due partite tiratissime contro l’Atletico Madrid di Simeone. Peggiori i risultati con il City. Alla prima stagione fuori in un bellissimo ottavo di finale contro il Monaco di Mbappé e Falcao, allenato da Leonardo Jardim, che poi sarebbe stato eliminato in semifinale dalla Juventus di Allegri. L’anno scorso letteralmente schiantato dal Liverpool di Klopp nei quarti e quest’anno altro delusione nei quarti contro il Tottenham di Pochettino che dopo l’infortunio di Kane sembrava già fuori. Ancelotti, Luis Enrique, Simeone, Jardim, Klopp, Pochettino, ai quali aggiungeremmo Mourinho-Inter e Di Matteo-Chelsea ai tempi del Barcellona: otto allenatori molto diversi fra di loro, ma tranne Di Matteo (capitato al posto giusto nel momento giusto, con tutto il rispetto) tutti di un livello paragonabile a quello di Guardiola. Insomma, non mestieranti fortunati che hanno fatto le barricate contro il bel calcio. 

Nemmeno gli antipatizzanti dell’allenatore catalano possono sostenere che Guardiola sia stato surclassato in questi ultimi anni europei, ma certo è che quando i valori sono vicini lui riesce meno di altri tecnici a dare quel qualcosa in più nelle partite senza domani. Certo Guardiola è uno che sa sorprendere, visto che Mendy titolare al posto di Sané è sembrata una mossa incomprensibile al 99,9% dei tifosi del City, ma in Inghilterra ancora più che in Germania sembra schiavo del suo personaggio e come atteggiamenti anche un po’ caricaturale. Forse ha davvero bisogno di un altro anno sabbatico, dopo quello che si prese alla fine del quadriennio con Messi e compagni, al di là del fatto che la Champions League la vinca un allenatore solo e non per questo gli altri hanno fallito o sono diventati degli incapaci. La verità è forse semplice: non puoi al tempo stesso avere un budget illimitato, con buona pace del fair play finanziario, e parlare di progetto avendo la pretesa di non essere giudicato dai risultati. Forse il miglior Guardiola, il Guardiola ancora inesplorato, lo potremmo vedere con squadre di livello medio da portare in alto. 

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