Calcio Internazionale

Gli Stati Uniti indietro di trent'anni

L'imprevista sconfitta contro Trinidad & Tobago, unita all'impresa con asterisco (per il gol-non gol) di Panama, ha buttato gli Stati Uniti fuori da un Mondiale che sembrava sicuro, visto che nella CONCACAF per essere eliminati bisogna davvero impegnarsi: per la squadra allenata da Bruce Arena (c.t. sia al Mondiale 2002 sia a quello 2006) nemmeno il quarto posto che avrebbe dato una chance nello spareggio con la quinta asiatica, cioè l'Australia che ha faticosamente eliminato la Siria. Da Italia '90 gli USA non mancavano una qualificazione alla fase finale e al di là della nazionale in questi trent'anni il calcio statunitense ha fatto passi da gigante in ogni senso: a livello di praticanti, di interesse mediatico, di percentuale di donne giocatrici o spettatrici, con il significativo successo di una MLS in parte cimitero di elefanti (con tutto il rispetto per Pirlo e Kakà, entrambi al capolinea) ma in parte anche campionato che vive di vita propria. La media spettatori della maggiore lega professionistica del paese è infatti di circa 22.000, paragonabile alla nostra serie A (nel campionato in corso siamo in zona 23.700), con il boom di Atlanta e Seattle e senza contare che tutto si innesta sul sistema sportivo liceale e universitario che fa funzionare anche tutti gli altri sport. Insomma, quello americano non è certo un movimento in crisi ma la realtà è che non ha prodotto una gran nazionale: dell'ultimo giro di convocazioni soltanto Ream, Wood e soprattutto Christian Pulisic giocano in Europa, mentre i vari Bradley e Dempsey ormai si sono adattati al tran tran (la prima cosa che si nota guardando le partite è il ritmo bassissimo) della MLS. Un discorso che, con meno partecipazioni mondiali nel passato, potremmo replicare in parte anche per la Cina: dimensioni clamorose, investimenti a lunga scadenza, ma qualcosa che manca per fare l'ultimo passo e adesso addirittura per qualificarsi. Forse quel fare del calcio una questione di vita o di morte, nessuno lo sa di preciso e il senno è sempre quello del poi. Curioso che anche la terza grande potenza politica del pianeta, la Russia, sia nel momento peggiore della sua storia: alla posizione numero 64 del ranking FIFA e senza giocatori di grande prospettiva, con l'unica speranza di non fare una figuraccia in casa propria.