Calcio Giovanile

E pensare che i bambini ci guardano...

Ripropongo qui, nello spazio dedicato al calcio giovanile, l'articolo che avevo postato nella rubrica generale, ricevendone solo insulti gratuiti e beceri commenti fuori luogo di pseudo tifosi che hanno scambiato il nostro sito per un'arena dove sfogare i biechi istinti mossi dalla loro (presunta) fede calcistica. Spero che il tema "serio" possa essere apprezzato da chi, come me (lo dico da genitore, dirigente e giornalista), ha a cuore l'attività sportiva dei nostri giovani e per questo ha sempre apprezzato i contenuti di Spring, specie quando il Guerin Sportivo usciva con scadenza settimanale. Di fronte a certi fatti, come questa feroce aggressione di un arbitro avvenuta a Bologna, ricordiamoci sempre che i ragazzi ci guardano, ci giudicano e spesso ci copiano. Per loro dovremmo essere un esempio positivo. Già, dovremmo... Fine pena: 8 novembre 2017. Solo allora tornerà in campo Andrea De Fazio, giocatore della Virtus Calcio Bologna (società che partecipa al campionato di Terza Categoria) che domenica scorsa, nel corso di Virtus-Malalbergo, ha preso a calci e pugni l'arbitro Guerra di Imola costringendolo alla sospensione e rendendone necessario l'immediato ricovero in ospedale. Il Comunicato del giudice sportivo spiega che «l'Arbitro ha sospeso la gara in oggetto al 35' del primo tempo in quanto era impossibilitato a continuare la direzione della stessa causa avvenuta aggressione con violenti pugni alla testa e alla schiena da parte di un giocatore della società Virtus Calcio. Il Direttore di gara, assistito dai dirigenti della società Malalbergo si recava al Pronto Soccorso dell'Ospedale Maggiore con un'autoambulanza appositamente chiamata. La diagnosi rilasciata dall'ospedale parla di trauma cranico, colpo di frusta e contusione alla scapola sinistra. Dopo accertamenti, l'Arbitro veniva dimesso alle ore 23 circa. Inoltre dalla borsa del Direttore di Gara consegnata ai sanitari dell'Ospedale Maggiore da parte dei dirigenti della società Virtus mancavano le distinte della gara e un paio di scarpe». Da qui i cinque anni di squalifica e i 100 euro di multa alla società Virtus.
Sempre domenica, sempre a Bologna e sempre in Terza Categoria (non pensiate però che gli "sfigati" giochino solo in Emilia Romagna…) un'altra partita (Fossolo 76-Real Azzurri) finiva in rissa. Risultato: due giocatori (uno per parte) squalificati per sei giornate in quanto «colpivano violentemente con un pugno un giocatore avversario provocandogli la frattura del setto nasale» e altri due tesserati del Real Azzurri squalificati rispettivamente per cinque e quattro giornate per «aver colpito violentemente (nel primo caso) e spintonato (nel secondo) un avversario a fine gara». Ogni ulteriore commento sarebbe superfluo. Solo una provocazione. Queste sono le conseguenze del veleno che viene continuamente sparso nel mondo del calcio, ring impunito di polemiche e risse verbali. Piccole dosi di violenza, iniettate a tradimento, che goccia dopo goccia penetrano nel sentimento e nella passione della gente comune, facendo passare il concetto che, in nome di una maglia o di una bandiera, tutto è lecito. Anche pestare un arbitro, reo magari di non aver concesso un gol o un rigore. Perché, in fondo, lo "sfigato" è (sempre e comunque) quello con il fischietto in bocca. Quello che sbaglia, o non vede, apposta, per favorire una squadra piuttosto che un'altra. Basta accendere la televisione o sfogliare un quotidiano sportivo qualunque: dai addosso all'arbitro, la colpa è sempre sua… Brutti, sporchi, cattivi, pure corrotti. Per questo i nostri bambini che giocano a calcio, da un paio di anni, si devono "autoarbitrare". Lo ha deciso il Settore Giovanile e Scolastico della Figc, almeno nella categoria Pulcini: «Per non alimentare le proteste dei genitori a bordo campo». Meglio rimuovere il problema, piuttosto che educare (ragazzi, mamme e papà) al rispetto delle decisioni e alla conoscenza di un regolamento il più delle volte ignorato o male interpretato. Per prendere a calci l'arbitro c'è sempre tempo. Fra qualche anno, in un anonimo campetto di periferia, campionato di Terza categoria. Ecco perché la vicenda di Bologna non ha un solo colpevole. E il guaio è che "loro", i bambini, ci guardano... Gianluca Grassi