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Bruno Giordano, bomber dai gol impossibili
Le tre stagioni della vita dell’attaccante: la Lazio del cuore, il Napoli delle vittorie e il fine carriera in provincia. Il racconto di uno degli attaccanti più forti della storia del calcio italiano, capace di prodezze incredibili

Paolo Colantoni/Edipress
Pubblicato il 13 agosto 2026, 16:36 (Aggiornato il 13 agosto 2026, 16:06)
Nella sua carriera ha vinto uno scudetto e una Coppa Italia, ha giocato al fianco di Diego Armando Maradona, ha portato a casa un titolo di capocannoniere della serie A ed ha scritto alcune tra le pagine più belle e romantiche della storia della Lazio, prima di chiudere con Bologna e Ascoli. Bruno Giordano, che oggi festeggia 70 anni, è uno degli attaccanti più forti della storia del calcio italiano. Forse tra i pochi in grado di abbinare una tecnica di base sublime ad una grande capacità realizzativa. Ha fatto innamorare i tifosi, ha segnato gol belli e impossibili, si è sacrificato per poter formare con Diego e Careca uno dei tridenti più forti e completi della Serie A.

Con la Lazio ha fatto un capolavoro, sostituendo Giorgio Chinaglia nei cuori dei tifosi e trascinando la squadra in anni complicati; a Napoli ha giocato in una squadra fortissima e ha messo a disposizione degli azzurri tutta la sua esperienza. Una carriera fatta di emozioni, giocate da fuoriclasse e reti. Anche se, come ha lui stesso ammesso, nel suo score ne mancano almeno una trentina. «Ma la colpa è solo mia, perchè ho sempre cercato il gol difficile, bello esteticamente». Perchè Bruno Giordano non ha mai provato emozione e segnare una rete facile. A lui non interessava il gol “rubato” da centravanti; la spizzata, la ribattuta, il tap-in vincente sotto porta non erano nelle sue corde. Giordano i gol o li faceva belli, o non li segnava. Come ha più volte ricordato, i gol amava crearli, inventarli: dettando il passaggio ad un compagno di squadra, cercando un'azione personale, smarcando un avversario e tirando in porta, cercando di pizzicare l'incrocio dei pali. “Insomma, ho sempre cercato di realizzare delle reti belle da un punto di vista tecnico. Questo perchè ho sempre pensato che un gol bello esteticamente valesse più di due gol brutti. Anche se poi nei tabellini contano altre cose”.

Chinaglia pazzo di Giordano: l'offerta shock alla Lazio
Entra giovanissimo nel settore giovanile biancoceleste e scala immediatamente le gerarchie. Gioca al fianco di tanti futuri campioni: Manfredonia, Agostinelli, Di Chiara, Montesi. La sua Lazio fa brillare gli occhi ai tifosi e suscita interesse e curiosità. Giorgio Chinaglia sente tanto parlare dei ragazzi del 1956 (che sfidano e battono sistematicamente avversari di due o tre anni più giovani) e si incuriosisce. Un giorno, in incognito, si mischia ai tifosi e assiste ad una sfida di Giordano. Resta di stucco nel vedere quel giovane centravanti muoversi e segnare con grande facilità, e prova ad acquistarne il cartellino, per diventarne il manager. Offre una cinquantina di milioni al responsabile del settore giovanile della Lazio Di Stefano, ma il club rifiuta categoricamente. A distanza di pochi anni i due diventano compagni di squadra. «Saremmo stati una coppia fortissima – ammette Giordano – due leader, due attaccanti di razza. Avevamo potenza, classe, rabbia e nelle poche occasioni che abbiamo avuto per giocare in coppia, lo abbiamo dimostrato. Ricordo la gara di Coppa Uefa contro il Chernomorets, nella quale giocammo insieme e lui fece tre gol. A Genova contro la Sampdoria segnai il mio primo gol in Serie A sfruttando un suo assist».

Dal calcio scommesse al derby dei fischi: l'addio alla Lazio
La coppia dura poco: Giorgio lascia la Lazio sedotto dai dollari americani e il giovane Bruno deve sostituirlo in campo e nei cuori dei tifosi. Una responsabilità enorme, che il giovane bomber riesce a gestire nel migliore dei modi. Segna i gol decisivi per la salvezza, poi diventa capocannoniere della Serie A. Sono anni complicati per la Lazio, in perenne bilico tra il Paradiso e l'Inferno. Giordano rappresenta in campo la voglia di rinascita di una tifoseria costretta a dimenticare gli eroi del primo scudetto e a fare i conti con una realtà ben diversa. Giordano segna valanghe di gol: memorabile quello messo a segno a Catania su un campo ai limiti della praticabilità, con un tocco a girare di esterno e la doppietta alla Juventus in una gara entrata nella storia: il primo con uno splendido tiro al volo, il secondo al termine di una giocata incedibile, caratterizzata da tre pallonetti, uno su Morini, uno su Scirea e uno a Dino Zoff. Nel momento più alto della sua carriera e con il Mondiale spagnolo alle porte, Giordano rischia di gettarsi via: viene coinvolto nello scandalo scommesse fidandosi ingenuamente di persone sbagliate. Conosce l'altra faccia della medaglia di un mondo in cui i riflettori si accendono troppo presto su giovani spesso mal consigliati. Finisce addirittura in carcere, viene squalificato, sospeso e poi riabilitato.

Quanto torna alla Lazio, la riporta in Serie A a suon di gol, ma il feeling con il suo vecchio mentore Chinaglia, tornato come presidente del club, si esaurisce. L'ex centravanti del primo scudetto ha bisogno di liquidità e mette in vendita la sua stella. Poco prima di un derby, ascolta anche la proposta della Roma, fortemente interessata al bomber trasteverino. Giordano scende in campo nella stracittadina in condizioni psicologiche terribili e in uno stadio che gli si rivolta contro: i romanisti lo fischiano inorriditi all'idea che una bandiera della Lazio possa trasferirsi a Trigoria, e i laziali lo insultano, accusandolo di tradimento. Prova a far finta di niente ma è nervoso, stralunato. Sfoga la sua rabbia segnando il gol del pareggio e urlando tutta la sua rabbia. E' il suo ultimo derby giocato con la Lazio. «Quell'anno andò tutto storto: e la società stava cercando il modo di mettermi in cattiva luce per potermi vendere senza opposizioni da parte della gente. Fortunatamente gli anni successivi si capì bene come andarono le cose».

A Napoli lo scudetto con la Ma.Gi.Ca
La Lazio, che a fine anno retrocede in B, lo vende al Napoli di Maradona. Giordano vive in Campania un'avventura eccezionale. Gioca al fianco del numero dieci argentino e di Carnevale, formando la Ma.Gi.Ca (abbreviazione dei tre cognomi). Il tecnico Bianchi gli chiede un lavoro di sacrificio (simile a quello fatto da Eto'o con Mourinho nell'Inter del Triplete). Giordano si trasforma da centravanti ad assist man mettendosi a disposizione della squadra. Segna dieci gol il primo anno e cinque nella stagione dello scudetto.
Memorabile quello messo a segno a Torino contro la Juventus. Maradona lo definisce “il più sudamericano tra gli italiani” e festeggia con lui l'accoppiata Scudetto e Coppa Italia nel 1987. La stagione successiva arriva Careca. “Sapevo che per poter giocare con quei due fenomeni c'era bisogno di un lavoro diverso e l'ho fatto ben volentieri. Infatti, se leggete i numeri, a Napoli ho segnato molto meno che con la Lazio. Ma non mi è pesato. Pochi gol, ma belli e soprattutto la soddisfazione di aver vinto scudetti e coppe”. Gli azzurri sfiorano il bis e vengono rimontati nel finale di stagione dal Milan di Sacchi.

L'Ascoli, il Bologna e l'addio al calcio
La delusione è tanta e porta il club azzurro ad una piccola rivoluzione. Giordano a 32 anni viene ceduto all'Ascoli. Con i bianconeri gioca una stagione super, realizzando dieci reti e trascinando i marchigiani alla salvezza (festeggiata nell'ultimo turno proprio contro la “sua” Lazio).

Poi il passaggio al Bologna (all'esordio elimina i biancocelesti dalla Coppa Italia segnando al Flaminio insieme ad un altro ex: Lorenzo Marronaro) e il ritorno ad Ascoli, club con il quale chiude la carriera. «Non ho rimpianti. Ho segnato tanti gol, vinto scudetti e coppe e ho lasciato il segno nelle squadre con le quali ho militato. L'unico rammarico è quello di non essere riuscito a vincere lo scudetto con la Lazio. Ho portato a casa un titolo Primavera, una promozione e una classifica dei marcatori, ma sarebbe stato bello vincere il tricolore a Roma. Purtroppo ho giocato in anni in cui vincere sarebbe stato un miracolo. Ma ho dato sempre tutto. E la gente lo ha sempre capito». Il calcio gli è rimasto nel sangue: dalla carriera di allenatore (su tutte l'avventura con il Messina in Serie A) a quella di commentatore sportivo, Bruno Giordano continua a raccontare calcio e a regalare emozioni.
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