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Lezioni d'Amorim

Stefano Olivari
Pubblicato il 17 settembre 2026, 14:35
Fra Spalletti e Amorim chi rischia maggiormente di essere sostituito in tempi brevi da Antonio Conte? Dopo la sconfitta del Milan in casa con il Benfica la domanda ha cittadinanza, al di là di un risultato che per i rossoneri quasi B (ma anche il Benfica era senza Pavlidis e Prestianni fra i titolari) pur in una partita giocata male sarebbe potuto essere diverso, pensando soltanto all’occasione che De Winter si è divorato. La differenza aziendale fra le due situazioni è però evidente: Spalletti, al quale Comolli aveva prolungato il contratto fino al 2028, non è stato scelto dall’attuale dirigenza della Juventus, che con lui al momento ha poco più di una civile convivenza in mezzo a qualche bugia (come su Vlahovic, al quale mai è stata fatta una proposta vera di rinnovo), mentre Amorim è stato una scelta forte di Cardinale, forse la sua prima puramente calcistica: più che un allenatore di cui vivisezionare il 3-4-2-1 un frontman alla Mourinho, in un club in cui gli uomini di calcio sono invisibili.
Il Chelsea è fra i club peggio gestiti del mondo, in rapporto alle possibilità, ma questo non gli ha impedito di arrivare a una valutazione di quasi 6 miliardi di euro. Una cifra non campata per aria, che arriva dalla capitalizzazione dopo l’operazione con cui Clearlake Capital ha rilevato le partecipazioni di Boehly e Walter, al termine di un quadriennio in cui il Chelsea è stato la prima squadra del pianeta per saldo negativo di calciomercato: meno 1,02 miliardi di euro, davanti (si fa per dire) ai meno 790 del Manchester United e ai meno 710 dell’Arsenal. Ottavo il Milan, con meno 380, quindicesima la Juventus post Agnelli con meno 280 (davanti al Real Madrid…), diciottesimo il Napoli con meno 220, venticinquesima l’Atalanta con meno 140, ventinovesima la Roma con meno 120, trentacinquesima la Fiorentina con meno 95 e trentasettesima l’Inter con meno 85. Gli scudetti dei bilanci non ci appassionano, ma è facile confrontare le spese con i trofei alzati e ancora di più con il livello medio delle rose attuali. Alla fine l’unica vera riforma necessaria nel calcio europeo sarebbe il salary cap. Comunque il Chelsea, con il suo folle andirivieni di allenatori (9 in un quadriennio, Rosenior il peggiore) e di giocatori, in questo periodo un Mondiale per Club e una Conference League li ha vinti, pur non essendo mai andato oltre il quarto posto in Premier League.
All’Italia uno come Nicolò Tresoldi, una prima punta fisica capace di dialogare con i compagni grazie ai buoni piedi ma anche di segnare, manca tantissimo. Per questo la sua mancata convocazione da parte di Klopp nei 44 (!) giocatori per le 4 partite di Nations League è un segnale importante. Quantomeno dell’indecisione dell’attaccante del Bruges, italiano vero ma cresciuto calcisticamente a Hannover. A Mancini ha detto di voler completare il suo ciclo con l’Under 21 tedesca di Di Salvo, con cui infatti giocherà anche a questo giro, ma è chiaro che si. Da notare che Klopp per le partite con Olanda, Grecia e Serbia ha convocato fra gli attaccanti anche Ebnoutalib, primissima punta con nel passato una stagione nel Perugia e una situazione opposta rispetto a Tresoldi, avendo giocato nell’Under 15 del Marocco. Insomma, al borsino attuale per il Tresoldi futuro 60% Italia e 40% Germania.
stefano@indiscreto.net
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