Processo a Spalletti

Uno schema prevedibile, gli allenatori da Sassuolo e l'Europa di Fabiani
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Processo a Spalletti
© Juventus FC via Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 14 settembre 2026, 16:59 (Aggiornato il 14 settembre 2026, 15:16)

Visto il finale della scorsa stagione era fin troppo facile ipotizzare che Spalletti sarebbe stato il primo allenatore di un club importante a entrare nel mirino della critica e del pubblico. Se Allegri è stato esonerato dal Milan, insieme a quasi tutta la dirigenza, Spalletti è rimasto in carica nonostante il suo contratto fosse stato firmato da Comolli e poi confermato da Comolli stesso lo scorso aprile, con prolungamento fino al 2028 e annesso discorso motivazionale. Insomma, nonostante un calciomercato in cui Carnevali e Massara hanno cercato di tenere conto delle sue indicazioni, o hanno finto di farlo (come ha ben spiegato Vlahovic, che Spalletti desiderava molto più di Kolo Muani e ovviamente di Woltemade), l’allenatore è in discussione al di là del gioco, comunque in più occasioni accettabile, e dell’atteggiamento, che si può leggere in modi diversi: più da grande squadra tenersi il punticino con il Sassuolo alla fine di una partita pazza o buttarsi in avanti per la vittoria? L’allenatore ha già risposto, dicendo di avere chiesto lui l’atteggiamento aggressivo. L’impressione, guardando le partite e tenendo conto degli assenti, è che Spalletti stia lavorando bene (cancelliamo il 3-2 del Sassuolo, con il contropiede più lento mai visto) ma che se le cose non funzioneranno sarà lui il primissimo a pagare. Non a caso stanno passando mediaticamente per mosse strampalate soluzioni che in emergenza ci stanno, come Douglas Luiz alla Locatelli, Nico Gonzalez rifinitore e Alajbegovic sulla mattonella di Yildiz. Presto per iniziare a parlare di Conte, ma non per dire che in ogni caso a questo giro si salverà la dirigenza. 

A proposito di dirigenti, dopo l’addio di Carnevali chi è che guida il Sassuolo? Come amministratore delegato Andrea Fabris, ma l’uomo forte della parte sportiva è Francesco Palmieri, al Sassuolo dal 2015 e come dirigente una creatura proprio di Carnevali, che nel 2024 lo ha promosso direttore sportivo. Insomma, una linea che non si è interrotta dopo la morte di Giorgio Squinzi e che non si è interrotta nemmeno adesso. Situazione ambientale che fra l’altro permette a molti allenatori cosiddetti da progetto di esaltarsi: da Di Francesco a De Zerbi, da Dionisi a Grosso fino adesso ad Aquilani. Tutti da asteriscare, giocatori compresi, fuori da questa isola felice.

L’assurda situazione della Lazio, in vetta alla classifica ma abbandonata dai tifosi, ultras e non ultras, è stata sottolineata dal direttore sportivo Fabiani che ha parlato di Europa come obbiettivo minimo per la squadra di Gattuso. Un’uscita curiosa, di cui nessuno e tanto meno Gattuso sentiva il bisogno, ma con un suo fondamento nonostante il club di Lotito sia uno dei quattro di A ad avere chiuso il mercato in attivo (gli altri sono Atalanta, Bologna e Lecce). Una squadra in cui sono arrivati Frattesi e Gudmudsson in cerca di riscatto, Pinamonti che in pochi volevano, e una serie di parametri zero e prestiti, con partenze di Gila, Provedel, Romagnoli, Dia, Ratkov, senza contare Pedro, Basic e Hysaj, non può certo dirsi migliorata. Ma comunque non merita di essere abbandonata.

stefano@indiscreto.net
 

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