Temi caldi
Mistero Leão

Stefano Olivari
Pubblicato il 31 agosto 2026, 16:15
Dopo sette anni e pochi mesi la storia fra Rafael Leão e il Milan si è chiusa, con il passaggio del portoghese al Galatasaray e quello di 38 milioni di euro nelle casse rossonere. Nel calcio moderno sette anni sono un periodo lunghissimo, ma questo non toglie che molti tifosi del Milan abbiano sperato fino all’ultimo che fra Amorim e il giocatore scoppiasse la scintilla. Per diversi motivi, uno su tutti: il discontinuo Leão ha, e più spesso ha avuto, punte di rendimento incredibili, non a caso è stato il giocatore su cui Boban e Maldini nel 2019 misero la faccia, vincendo la concorrenza dell’Inter e accettando il contenzioso con lo Sporting Lisbona, che di fatto avrebbe portato il prezzo dell’attaccante a più di 50 milioni. Scelta giusta e non soltanto per uno scudetto che ha soprattutto la sua firma, ma anche perché Leão è stato uno di quei giocatori di grande qualità che sarebbe potuto arrivare al Milan anche negli anni d’oro di Berlusconi (e di Maldini). Magari è stato sostituito bene (secondo noi no), magari come dice Amorim non ha il giusto mindset (ci sta), ma l’ineluttabilità della sua partenza, venduta come tale dai trombettieri della casa, rimane un mistero. Anche per lui stesso, come si è visto fino all’ultimo minuto.
Il dibattito su Allegri allenatore superato è iniziato già al secondo turno di campionato, decisamente prima del previsto, vista la sconfitta al Maradona contro il Como allenato da un Fabregas che nell’immaginario collettivo rappresenta il nuovo, il nuovo, il giovane, il cool. Detto che il Como ha meritato, non bisogna dimenticare gli errori di Olivera e Anguissa che hanno portato ai suoi gol, errori certo non causati dal cortomusismo, anzi nel secondo caso si è trattato addirittura di costruzione dal basso… Così come non bisogna dimenticare che Fabregas dopo aver tolto Nico Paz per Kaiki, il giocatore di maggior talento forse della Serie A per un terzino sia pure con caratteristiche offensive, ha chiuso con un 5-4-1 che in altri tempi si sarebbe definito ‘barricata’. Certo il Como ha nella media mostrato un’idea di calcio e il Napoli no, per una volta non si può dare la colpa alle mitologiche ‘macerie di Conte’ (che esistono ma nei bilanci) visto che nei club chi è venuto dopo di lui, Allegri, compreso, ha spesso beneficiato del suo lavoro.
Fra i tanti posti in cui è pericoloso avere i tifosi contro, cioè circa il 99% dei club del mondo, la Roma è uno dei peggiori e la cattiva accoglienza nei confronti di De Roon era prevedibile, anzi di più. Nel 2023, dopo una vittoria dell’Atalanta sulla Roma, l'olandese pubblicò una foto con il dito medio e il portachiavi della Conference League (riferimento al gesto di Mourinho) con la scritta “Quando le tue radici sono di Rotterdam e batti la Roma”. C’è anche il richiamo alle origini Feyenoord, club con cui la Roma ha una rivalità recente, finale di Conference in testa. La domanda è semplice: a Gasperini serviva così tanto, al punto di far irritare la piazza, uno come De Roon? Parliamo di un mediano di 35 anni, bravo ma che ha già dato, di una bandiera dell’Atalanta (le sue 445 presenze sono record del club) che sarebbe rimasto volentieri a Bergamo se soltanto Sarri l’avesse preso in considerazione. Comunque la si veda dal punto di vista tecnico, ennesima prova di forza di Gasperini, sempre più padrone della situazione.
stefano@indiscreto.net
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