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René Higuita, molto più di un semplice esibizionista
Il portiere colombiano è stato uno dei migliori interpreti del suo ruolo tra anni Ottanta e Novanta, persino un precursore degli estremi difensori abili con i piedi

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 27 agosto 2026, 08:30
Passato alla storia come un calciatore quasi caricaturale, un puro esibizionista, René Higuita è stato in realtà uno dei migliori portieri sudamericani a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Campione della Libertadores con il Nacional di Medellin, celebre per il suo gioco rischioso con i piedi (ma modernissimo per l'epoca), con i suoi capelli lunghi e i baffi è stato anche un fenomeno mediatico.
Lo "scorpione" a Wembley
Come si fa a non cominciare dalla "parata dello scorpione", però? Era un'amichevole, quella, tra Inghilterra e Colombia. Stadio di Wembley, quindi uno dei teatri del calcio; atmosfera rilassata, perfetta per un gesto tecnico passato alla storia del calcio. Tiro-cross di Redknapp dalla destra, qualsiasi portiere avrebbe abbrancato il pallone in presa o respinto con i pugni: Higuita no, salto con i piedi all'indietro, all'altezza della schiena, e "rinvio" al volo. Persino facile, ma perché nessuno ci aveva pensato prima? Forse perché ci volevano i mezzi atletici di questo autentico felino della porta. Alla maniera del cucchiaio di Totti nella semifinale degli Europei contro l'Olanda che l'Italia disputò nel 2000, tutto ampiamente preparato, con un annuncio ai compagni. "Se mi capita l'occasione, attenti a ciò che farò", pare che sia stato l'avviso di Higuita agli altri giocatori della Colombia. Per la cronaca, l'anno scorso René ha ripetuto lo stesso gesto atletico in una partita tra vecchie glorie colombiane.
Eroe della Libertadores
Sì, perché il legame di Higuita con la sua patria è sempre stato viscerale. Con il Nacional di Medellin nel 1989 vince la Coppa Libertadores da vero eroe, gladiatorio: nella doppia finale con l'Olimpia Asuncion i colombiani rimontano lo 0-2 in Paraguay con lo stesso risultato in casa. Bisogna andare ai rigori e René ne para addirittura quattro per dare il trionfo ai ragazzi del santone Carlos Maturana, uno che come Sacchi in Europa faceva giocare le sue squadre a zona, con una proto-costruzione dal basso. Questo perché Higuita con il pallone tra i piedi (e i portieri potevano ancora prendere i retropassaggi con le mani) si trovava a suo agio, a volte fin troppo. Tira, e segna, sia punizioni che rigori, come faranno i suoi colleghi sudamericani Chilavert e Rogerio Ceni: 44, i suoi gol a fine carriera, di cui 3 in nazionale. Sacchi contro Maturana, finale di Coppa Intercontinentale a Tokyo in quel magico 1989: partita bloccatissima fino alla punizione a sorpresa di Chicco Evani sul palo proprio di René, beffato mentre pregustava un altro show ai rigori. Ecco spiegata anche l'esultanza smodata all'epoca di Adriano Galliani, con tanto di corsa in campo; temeva qualche sortilegio dal dischetto perpetrato da quel portiere baffuto e con i capelli carichi di gel.

Erroraccio a Italia '90
L'anno successivo, Italia '90: tutto il meglio e il peggio di una Colombia attesa a un grande Mondiale e invece ko agli ottavi contro il Camerun. Memorabile, in negativo, l'errore in costruzione quasi a metà campo di Higuita, derubato del pallone da Milla e poi bucato dal centravanti africano, al San Paolo di Napoli. Peccato, perché nella fase a gironi aveva parato, tanto per cambiare, un rigore, a Hadzibegic. Era ancora giovane, Higuita, di occasioni a disposizione per rifarsi sulla carta ne avrebbe avute ancora. Nel 1993, sfortunatamente, sarebbe finito in carcere per complicità in un sequestro di persona, per conto di Pablo Escobar (sì, quel Pablo Escobar, il re indiscusso dei narcotrafficnti). Niente Mondiale negli Usa nel 1994, devastante per la Colombia, fuori al primo turno e con l'appendice tragica dell'assassinio di un altro Escobar, il difensore centrale Andres, autore di una goffa autorete nella partita contro i padroni di casa. In Europa solo una piccola avventura al Valladolid, in Spagna, prima di tornare in Colombia, la sua unica vera patria.
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