Una vita da Oriali

Lo staff di Mancini, il team manager di tutti e il commissario tecnico del 2030
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Una vita da Oriali
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 7 agosto 2026, 15:56 (Aggiornato il 7 agosto 2026, 14:07)

L’ufficializzazione dello staff di Roberto Mancini non è stata un passaggio banale, da tante che sono le pressioni per piazzare un proprio uomo in un contesto di enorme prestigio e visibilità come la Nazionale. La prima cosa sicura è che tutti i collaboratori sono stati scelti personalmente da Mancini, senza imposizioni né consigli, nemmeno di Malagò. Il viceallenatore Bollini del resto era già stato scelto dal commissario tecnico come suo vice pochissimi giorni prima della fuga in Arabia del 2023, dettaglio non da poco di una storia mai davvero raccontata: un rapporto nato alla Lazio, quando Bollini allenava la Primavera con Mancini alla guida della prima squadra. Bonucci, unico della gestione Gattuso ad essere sopravvissuto, è sempre stato in grande sintonia con Mancini e non soltanto per l’Europeo vinto cinque anni fa, che sembrano cinquanta: il ruolo di coordinatore della difesa, manco fossimo nella NFL, gli stava stretto, ma fra tanti ex calciatori che vedono la FIGC come uno stipendificio lui sembra davvero motivato e centrato sull’obbiettivo. Dal Qatar Mancini è stato seguito da Maccarone, dal preparatore dei portieri Roccati e da quello atletico Ceci, e inoltre avrà un ruolo anche Gagliardi, importante match analyst a Euro 2020. Di sicuro, ribadiamo, nessuno ‘consigliato’, meriti e colpe delle scelte andranno attribuiti unicamente a Mancini. 

Ovviamente il nome da copertina è quello di Oriali, visto che il campione del mondo 1982 è l’unico essere vivente che sia legatissimo sia a Mancini sia a Conte (e anche a Mourinho, a dirla tutta, che per qualche ora nel pre-Gattuso fu sul punto di essere contattato): farà il team manager ma non il capodelegazione, l’unica casella ancora scoperta e che provvisoriamente sarà occupata da Ranieri, in attesa di un altro personaggio ‘condiviso’ (aggettivo che porta male, come si è visto). La nuova vita azzurra del settantaquattrenne Oriali non è banale, visto che era diventato team manager nel 2014 con Conte e lo era rimasto con Ventura e Mancini (anche nel periodo con Conte all’Inter), prima di salutare con la gestione Spalletti. Insomma, la storia torna indietro di tre anni e visti i risultati degli ultimi tre anni non è certo un male.

La seconda cosa sicura, osservando questa tornata di nomine e conferme, che arriva fino all'Under 14 (...), è che Malagò vuole creare in casa l’allenatore del futuro, possiamo anche definirlo il De la Fuente italiano: un profilo più vicino a Bollini, non soltanto per l’Europeo Under 19 vinto nel 2023, che a Bonucci, ma non si sa mai perché nel quadriennio di Mancini potrebbero salire le azioni anche di altri. Da tenere d'occhio Baldini, anche se magari sarà troppo vecchio, ma anche il suo vice all’Under 21 Barzagli. In queste stagioni possono cambiare tante cose anche per Nunziata e Favo, in ogni caso l’idea di Malagò è quella di arrivare al 2030 facendo un buon Mondiale, se esisterà ancora un Mondiale, e di avere in casa l’allenatore del futuro senza bisogno di mendicare un sì a uomini della Provvidenza o a allenatori troppo da club. Insomma, nel 2030, 32 anni dopo la fine dell’era di Cesare Maldini, la Nazionale potrebbe essere guidata da un allenatore percepito come federale. Non che sia garanzia di successi, ma di appartenenza sì. 

stefano@indiscreto.net
 

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