Temi caldi
L'Italia dopo Ancelotti

Stefano Olivari
Pubblicato il 23 luglio 2026, 15:46
Malagò avrebbe davvero tanto voluto presentare il nuovo commissario tecnico all'assemblea di Lega di oggi, ma per forza di cose ha potuto presentare soltanto Maldini e Leonardo, oltre a un vago progetto di cui si è capito soltanto una cosa: sarà a lungo termine. 6 anni, secondo un Malagò convinto (a ragione) che avrà almeno un altro mandato, fino a 10 secondo Maldini. E perché non 20? Tutti hanno interesse a far credere di partire dal nulla (in questa logica il c.t. ideale sarebbe Conte), ma buona parte dei campioni del mondo di De La Fuente a livello giovanile era assolutamente paragonabile agli azzurri: nei pur vittoriosi Europei Under 21 del 2019 la squadra di Fabian Ruiz, Dani Olmo, Oyarzabal e Merino perse nel girone con gli azzurri di Di Biagio, che in campo avevano Chiesa, Dimarco, Pellegrini, Barella, Kean, Zaniolo, Mancini, Meret... Non sembravano pianeti diversi, anzi. Il problema è ciò che avviene da adulti, ma nella sede della Lega non si può dire. Tornando all'attualità, Maldini ha indirettamente confermato i contatti con Guardiola (del resto le notizie non erano uscite da hacker che controllavano il telefono del catalano che nella finale mondiale ha tifato Argentina) e aggiunto che si è parlato addirittura anche con Ancelotti, sulla cui presenza (questo lo diciamo noi) al Mondiale 2030 con il Brasile in pochi scommettono. Evitati i riferimenti a questioni finanziarie, di sicuro non centrali se si è andati a parlare con uomini del livello di Guardiola, che mai però si è sognato di chiedere 20 milioni all'anno, e Ancelotti senza prenderli in giro. Non proprio simpatica, per chi verrà in concreto scelto, la sottolineatura fatta dal direttore tecnico del Club Italia: "Ci pareva giusto partire dai migliori al mondo ma ne va verificata la disponibilità generale". È chiaro che alla fine di tutto questo verrà scelto un allenatore valido, che regga il confronto con Ancelotti e Guardiola, ma le modalità sembrano dilettantistiche.
Nonostante tutto l’Italia è ad oggi la quindicesima nazionale maschile nel ranking FIFA. Dopo il Mondiale, in cui ovviamente non ha fatto punti, la Nazionale è dietro alla Spagna campione passata dal terzo al primo posto, Argentina, Francia, Inghilterra, Brasile, Marocco, Portogallo, Belgio, Olanda, Messico, Colombia, Germania, Croazia e Svizzera. Più volte sono state sottolineate le storture di questo ranking, dalla sovrastima delle confederazioni minori a quella delle amichevoli, passando per la lentezza nel riflettere i cambiamenti nei valori, ma di sicuro si basa su dati e risultati oggettivi. Questo per dire che chiunque guidi l’Italia parte da tre fallimenti mondiali, con storie diverse fra di loro, ma non da un paese del terzo mondo calcistico (e non soltanto), oltretutto con molti più posti a disposizione per il 2030. Se il problema è la qualificazione allora la Nazionale la può allenare davvero chiunque. Per questo il nuovo commissario tecnico deve rappresentare un’idea (i giovani, l’italianità, il gioco, il prestigio internazionale, eccetera, ognuno ha la sua e tutto può essere discusso) e non una garanzia di risultati che nessuno può dare.
La derocchizzazione del mondo arbitrale continua, nonostante l’ex designatore sia uscito pulito dall’indagine della magistratura ordinaria (per quella sportiva, che ha altri parametri, vedremo) e a parole quasi tutti i club fossero, insieme a Gravina, dalla sua parte. In tanti dicono che Open VAR dovrebbe essere chiuso o molto ridimensionato, sottoforma di un piano B di discussioni sui massimi sistemi, ma nessuno ha ancora comunicato (spetterebbe alla FIGC) qualcosa a DAZN che in teoria tiene in piedi buona parte della baracca, arbitri compresi. Se con Rocchi si era arrivati all’ammissione pubblica degli errori, con il più antico Orsato si tornerà al passato, con gli arbitri che non spiegano e non si confrontano con il resto del calcio, sacerdoti che rispondono a divinità oscure (ma nemmeno tanto). Meno male che c’è il VAR a mettere qualche paletto a queste logiche.
I circa 2.000 abbonati della Lazio, contro i 30.000 di un anno fa, valgono più di qualsiasi contestazione ultras nei confronti Lotito. Ma questo lo diciamo noi, convinti che la violenza sia inutile e che i club calcistici in ultima analisi siano proprietà private, per quanto di interesse pubblico. Nella realtà la Lazio sta rischiando grosso, perché il progetto di squadra leggera, negli ingaggi e nelle operazioni di mercato, del suo presidente porta più vicini alla Serie B che all’Europa. Se Sarri è arrivato nono con una rosa discreta dove potrà arrivare Gattuso senza Gila, Pedro, Provedel, Hysaj e Basic? L'idea di Lotito è che ci sia una campagna mediatica per costringerlo a cedere la Lazio a un prezzo di favore a una per ora fantomatica cordata (fra le varie voci non ce n'è mezza che riteniamo credibile, anche se magari Fertitta in prospettiva può esserlo), ma certo lui non sta facendo niente per rendere questa campagna ingiustificata.
stefano@indiscreto.net
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading
