Eredità di Conte

Lukaku da piazzare, la rielezione di Infantino, Guardiola troppo pubblicizzato e l'addio a Polymarket
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Eredità di Conte
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Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 22 luglio 2026, 15:28

Aurelio De Laurentiis tifa per la panchina della Nazionale ad Antonio Conte, non per grandi strategie ma, come nel caso di Marotta, per non ritrovarselo contro alla guida di un grande club italiano. Di sicuro ha tifato perché non ci fosse una sua terza stagione al Napoli, nonostante il contratto adesso rescisso e gli ottimi risultati delle prime due (scudetto, secondo posto, Supercoppa), sia pure con il solito fallimento in Champions. Perché Conte significa provare a vincere subito, con l’ovvia conseguenza di pretendere instant team che poi alla sua partenza rimangono pieni di giocatori difficili da vendere. È il caso di Lukaku, 14 milioni lordi di ingaggio e Allegri che non impazzisce per lui (in ogni caso gli preferisce Hojlund), ma anche di Lang e Lucca che di fatto a Conte non sono serviti e che comunque sono tornati dai prestiti a Galatasaray e Nottingham Forest, senza contare i tanti esuberi di giocatori presi prima dell’era Conte (Cajuste, Zerbin, Lindström, Ngonge, Mazzocchi), oltre a Marianucci che invece è arrivato durante la sua gestione. Grosso asterisco su De Bruyne, ingaggiato l’anno scorso già in modalità grande ex: uno di quei colpi che fanno status internazionale, in questo senso quindi giusto, ma all’atto pratico un problema anche se nel Mondiale qualche guizzo lo ha avuto e nei quarti contro la Spagna ha giocato una discreta partita. 

Quale futuro per Gianni Infantino? Domanda retorica visto che il 18 marzo del 2027 sarà di sicuro rieletto presidente della FIFA, anche se dovesse avere grane giudiziarie (per le denunce di Platini, ma non soltanto), visto il sostegno di tutti, a partire da Trump, tranne che dell’UEFA, che in ogni caso sarà facile gestire con più squadre direttamente qualificate e i ripescaggi per ranking, tutte cose possibili con il Mondiale a 64. Per l’Italia cambia poco: non aveva alcun peso a livello FIFA, né in Consiglio né altrove, e non ne avrà in futuro. L’unico italiano di una qualche importanza nel governo del calcio mondiale è Collina, presidente della Commissione Arbitrale FIFA. Quanto all’UEFA, in punta di diritto Gravina potrebbe rimanerne vicepresidente fino al 2029, a meno che Malagò non ne chieda la rimozione, cosa che di sicuro non avverrà. 

Comunque vada a finire la trattativa con Guardiola, si è mai vista una federazione o anche soltanto un club condurre una trattativa in questo modo per il proprio vero obbiettivo? Cioè pubblicizzandola e addirittura, parole di Malagò, dicendosi disposti a fare sacrifici pur di ottenere il sì. Il risultato immediato è che in caso di no di Guardiola i Conte e i Mancini verranno percepiti come scelte di Serie B, i Pirlo o peggio (ma c’è di peggio?) di Serie D, passando dalla C di allenatori più da corsa come Thiago Motta o Palladino. Se è un mezzo per mettere pressione a Guardiola forse hanno scelto il soggetto sbagliato, se è solo pubblicità per mostrare al mondo che l’Italia è in Serie A è una strategia di marketing penosa. Malagò e Maldini si sono messi in una situazione per cui il sì di Guardiola salverebbe non il calcio italiano, perché esistono anche altri allenatori capaci di rilanciare la Nazionale, ma la loro faccia. 

Fra pochi giorni il sito di Polymarket non sarà più raggiungibile in Italia, così come in buona parte del mondo. La principale piattaforma internazionale dei mercati di previsione (non un bookmaker, come molti dicono, ma una specie di exchange globale e multidisciplinare) è stata infatti bloccata dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la cosa riguarda anche il calcio italiano, vista la sponsorizzazione di maglia della Lazio e la partnership addirittura con la Lega. Figuraccia colossale e prevedibile (Polymarket è mal vista quasi ovunque), soldi da recuperare su altri tavoli. Per dirla alla Checco Zalone: ma è gente del mestiere?

stefano@indiscreto.net

 

 

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