Stiamo in Guardiola

Il viaggio di Maldini, il Mondiale a 64 squadre, i gusti degli italiani e il doppio Lotito
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Stiamo in Guardiola
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 21 luglio 2026, 11:39 (Aggiornato il 21 luglio 2026, 09:49)

Il fine settimana a Barcellona di Maldini e Leonardo, per sondare la disponibilità di Guardiola a guidare la Nazionale, ha dato l’impressione di una mossa di pura immagine, più che di sostanza, concordata con Malagò. Considerazione che vale sia per il sì sia per il no. Come a dire: quella dell’Italia rimane una panchina di Serie A, interessante per i Guardiola della situazione, male che vada per i Mancini e i Conte. E pazienza se il Mondiale appena terminato ha certificato per l’ennesima volta che per guidare una nazionale vincente non serva un guru della panchina, meno che mai un anziano generale plurimedagliato, anzi queste figure possono anche essere dannose. Vale ovviamente anche il contrario: Florentino Perez farebbe mai allenare il Real Madrid a De La Fuente o a Scaloni? Al di là della sua risposta definitiva, Guardiola non sarebbe garanzia di grandi risultati nelle fasi a eliminazione diretta, e per qualificarsi a un Mondiale a 64 squadre l’Italia potrebbe essere guidata anche da un passante incontrato per caso davanti all’osteria milanese dove Maldini pranza spesso, uno di quei posti in cui nascono o vengono fatte nascere le notizie e i nomi da inserire nella corsa fra Mancini e Conte. 

Mondiale 2030 a 64 squadre, quindi. Il Guerino e tanti altri lo scrivono da mesi, visto che queste grandi riforme avvengono facendo circolare l’idea del capo, nel caso specifico Infantino, senza che lui si esponga (tanto i trombettieri pay e free non mancano), per poi far sembrare quasi inevitabile la svolta. Il presidente della CONMEBOL, Alejandro Dominguez, ha soltanto messo sui social ciò che già tutti sanno e dubitiamo che ci siano rivolte. 64 posti significano un torneo più regolare, senza l’orrido ripescaggio delle terze, più partite, più posti da distribuire alle confederazioni e al ripescaggio di almeno 4 squadre per ranking (l’Italia della situazione, insomma) più 4 da un playoff globale che sarebbe una sorta di mini-Mondiale, più 8 ulteriori dalle qualificazioni con l’Europa ammorbidita visto che dovrebbe prendersi buona parte di questi spazi. In altre parole, tornando al nostro orticello, non occorre un genio del calcio per portare gli azzurri in uno dei sei paesi che ospiteranno il Mondiale 2030, quindi oggi come non mai conta il mitico progetto. Qualcuno pensa che sia un maglione nero attillato, invece è qualcosa di profondamente connesso all’identità nazionale. 

Fra i tre Mondiali dell’era moderna senza l’Italia, senza risalire al 1958 e al 1930, quello appena terminato è stato il più amato dagli italiani, con la RAI ad ottenere risultati clamorosi con le partite trasmesse in chiaro, quasi 5 milioni di telespettatori a partita, con partite anche mediocri che sono andate meglio di Sinner nella finale di Wimbledon. Risultati migliori rispetto a Russia 2028, quandi i diritti erano di Mediaset, e a Qatar 2022, quando gli orari spesso erano più comodi. Il tutto con pochissimi protagonisti della Serie A che davvero abbiano lasciato una traccia, forse soltanto Lautaro Martinez con il gol della vittoria contro l’Inghilterra anche se nell’Argentina ha fatto la riserva. E quindi? Lo snobismo, davvero degno di miglior causa, con cui molti addetti ai lavori italiani hanno considerato questo Mondiale non trova riscontri nel pubblico.

L’operazione Lotito-Reggina è imbarazzante ma certo non per colpa della squadra calabrese, che nella prossima stagione punta alla promozione in Serie C, con un pubblico come minimo da Serie B. Ieri la presentazione in cui il convitato di pietra è stata la Lazio, resa leggerissima come ingaggi e anche come prospettive, nella speranza (fondata) che appaia all’orizzonte un fondo che comprenda le potenzialità di un club calcistico di Serie A radicato a Roma. Abbiamo detto Serie A… Comunque sia, in caso di promozione in C della Roggina Lotito dovrà fare una scelta immediata: l'articolo 16-bis delle NOIF (Norme Organizzative Interne FIGC), modificato nel 2021, vieta infatti che la stessa persona detenga partecipazioni in più club del calcio professionistico e la proroga fino al 2028 di cui spesso si sente parlare riguarda esclusivamente le multiproprietà già esistenti al momento dell'introduzione della norma, come il caso Napoli-Bari di De Laurentiis. 

stefano@indiscreto.net
 

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