Argentina fra calcio e calci

La nazionale campione del mondo di Messi e Scaloni ha ribaltato lo svantaggio contro l'Inghilterra quando si è messa a giocare, contro un'avversaria che pensava soltanto a difendersi. La sfida alla Spagna la finale più giusta...
Argentina fra calcio e calci
© APS

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 16 luglio 2026, 00:25 (Aggiornato il 16 lug 2026 alle 07:22)

Il calcio batte i calci. Quando l’Argentina, andata sotto di un gol per la dormita di Molina su Gordon, ha abbandonato il suo piano partita di provocazioni e mezze risse, ben sintetizzato dalla presenza di Giuliano Simeone fra i titolari, ha regalato al mondo mezz’ora di gioco stellare conquistando in maniera strameritata la finale di domenica contro la Spagna. Anche la finale più amara, quella per il terzo posto, avrà un abbinamento stellare e l’Inghilterra la giocherà contro la Francia anche per colpa di Tuchel che con cambi da allenatore di B italiana anni Settanta (Konsa per Gordon nemmeno era giutificato dalle condizioni fisiche, come quello di Burn per Reece James) ha prima di tutto abbassato la squadra schiacciandola davanti a Pickford, ma soprattutto l’ha gettata in confusione.

 

 

Da lì in poi l’Argentina grazie anche ai cambi, soprattutto Nico Gonzalez vivissimo sulla sinistra, ha sempre aggirato la difesa avversaria, con Messi quasi fisso a destra che ha inventato calcio alla Messi, mettendo Enzo Fernandez nelle condizioni di pareggiare e poi mettendo sulla testa di Lautaro Martinez il gol più importante nella vita dell’attaccante dell’Inter. In ogni caso una partita dalle grandi emozioni, anche quando come nel primo tempo è stata esteticamente orribile. I soliti discorsi sulle Falkland-Malvinas, Maradona, Beckham, eccetera, scompaiono di fronte a un presente di intensità pazzesca, con i campioni del mondo per la quarta partita consecutiva usciti vivi da una brutta situazione: Capo Verde piegata solo ai supplementari con un autogol, l’Egitto rimontato da 0-2 con garra e anche rubacchiando, la Svizzera in dieci battuta quando i calci di rigore sembravano vicini, e adesso l’Inghilterra, la prima grande squadra incontrata nel Mondiale visto che anche nel girone le avversarie (Algeria, Austria e Giordania) erano state modeste.

Ma nel momento più difficile, contro l’avversaria più quotata, l’Argentina ha mostrato la sua qualità individuale e di squadra, creando una quantità di occasioni e di situazioni impossibili da contare, fra i legni colpiti da Mac Allister, il colpo di testa di Nico Gonzalez che ha costretto Pickford a una parata tipo Banks 1970 su Pelé, le tante volte in cui un giocatore dell’Albiceleste è riuscito a entrare nella pur intasata area inglese. Gol della vittoria nel recupero, certo, ma dio del calcio che come nell’altra semifinale ha premiato chi l’ha maggiormente onorato. E adesso finale equilibratissima, contro una Spagna che concede poco e si difende senza affanno: non si prevedono centinaia di tiri verso le porte di Simon e Martinez, ma tutto può succedere.

È successo anche che l’Inghilterra sia andata vicina alla sua seconda finale mondiale come a Italia ’90, sconfitta ai rigori dalla Germania Ovest a Torino, e nel 2018 quando come ad Atlanta era andata in vantaggio. Quella volta l’avversario era la Croazia, ma 8 anni fa la squadra di Southgate, al suo primo grande torneo da commissario tecnico, sfiorò più volte il raddoppio con una traversa di Kane e altre occasioni, prima di venire lentamente sopraffatta dalla manovra di Modric e Rakitic, oltre che dai gol di Perisci e Mandzukic. Insomma un atteggiamento ben diverso da quello della nazionale versione Tuchel, che non ha mai mostrato un buon calcio ma soltanto Kane e Bellingham (critico di Tuchel, peraltro) in forma stellare, con il supporto di tanti giocatori fisicati ma capaci di giocare soltanto in verticale e nemmeno troppo bene, dal momento che non si è visto mezzo contropiede. Colpa anche dei singoli, a partire da Bellingham, ma al di là dei contropiede mai nati è incredibile come nell'Inghilterra soltanto Kane sappia difendere un pallone, prendere tempo, far respirare la squadra.

Se guardiamo all’arido risultato l’Inghilterra ha comunque fatto il suo, nei quarti vincendo sia pure senza troppi meriti contro la Norvegia, ma non è mai piaciuta e ha rischiato sempre troppo in proporzione al poco creato. Foden e Palmer, non convocati a causa della loro stagione negativa (ma Palmer almeno l’aveva chiusa giocando), verranno messi in conto a Tuchel ma più dei nomi la FA dovrà analizzare il lavoro di un allenatore che nemmeno ha creato un gruppo coeso. Non è davvero il Mondiale dei tecnici da grandi club, da Ancelotti a Nagelsmann, da Pochettino a Potter fino appunto a Tuchel, anche se le federazioni spesso trovano più facile nascondersi dietro al grosso nome. Chissà come andrà con la nostra. Intanto i libri e i documentari sugli eroi, con l’asterisco arbitrale, del 1966 avranno altri quattro anni di vita. Sono cose che interessano a noi, perché non è che Bellingham stesse pensando a Bobby Moore. 

stefano@indiscreto.net
 

 

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