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Malagol

Stefano Olivari
Pubblicato il 22 giugno 2026, 15:38
Si è scritto così tante volte di Giovanni Malagò nuovo presidente della FIGC che la sua elezione, avvenuta oggi a Roma con il 68,65% dei voti ponderati, fa meno notizia delle parole con cui si è presentato: "Non sono un Papa nero, sono uno di voi, sono figlio della FIGC e se io oggi sono qui è solo perché Gravina ha deciso di dimettersi". E nel dopo-elezione è stato anche più poetico: "Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto". Del resto ad avanzare per primi la candidatura dell'ex presidente del CONI sono stati i club di Serie A, di fatto all'unanimità, quindi non eversori del sistema ma il sistema stesso. Percentuale di voti ben lontana dall'ultimo Gravina, che l'anno scorso fu rieletto con il 98,7%, ma simile a quella del Gravina 2021 (quattro mesi prima dell'Europeo vinto dalla Nazionale di Mancini), un 73,45% figlio del fatto di avere il presidente dei Dilettanti in campo, allora Cosimo Sibilia come oggi Giancarlo Abete. Da esperto comunicatore Malagò sa benissimo che nomi e volti contano più dei programmi, in attesa delle vittorie, quindi aspettiamoci un'estate di annunci e di personaggi familiari, quasi tutti presentabili, oltre che di riavvicinamento al Governo per mille motivi (farsi pagare gli stadi il principale) dopo i tanti tentativi di Abodi di mettergli i bastoni fra le ruote. Alla fine il programma di Malagò è Malagò stesso: la sua storia di dirigente, il suo buon rapporto con i protagonisti dello sport e cioè gli atleti, le sue relazioni che valgono più di qualsiasi legge. L'elezione alla presidenza della FIGC non segue gli stessi criteri del Pallone d'Oro, come sembrava nel dopo Zenica, per questo se la sono giocata Malagò e Abete. Il calcio italiano è adesso in mano a uno dei migliori dirigenti sportivi italiani: è un primo passo ma il più difficile sarà il secondo.
Proprio perché il presidente della FIGC è nuovo fa impressione osservare che il consiglio federale, cioè l'organo che decide davvero, non abbia cambiato un solo componente. Tutti e 21 i consiglieri in carica con Gravina si sono ripresentati e sono stati rieletti: Marotta (Inter), Chiellini (Juventus), Campoccia (Udinese) e Simonelli (presidente e quindi componente di diritto) per la A, più altri 17. Difficile pensare a riforme vere, o anche soltanto a una finta autocritica, in un contesto del genere e Malagò lo sa benissimo. Per questo ha bisogno come l’aria di una Nazionale che vinca o che quanto meno piaccia agli italiani, consapevole che un piazzamento in uno sport globale come il calcio sia infinitamente più difficile del vincere medagliette in sport per amici e parenti. L’Italia del Mancini 2 ripartirà il 25 settembre all’Olimpico in Nations League contro il Belgio, che sta disputando un Mondiale finora deludente ma almeno è lì. Poi il 28 settembre a Istanbul contro la Turchia, già fuori dai giochi e magari per l’epoca con il successore di Montella, il 2 ottobre a Parigi con la Francia di Zidane e il 5 a Bologna di nuovo contro la Turchia, un filotto figlio del giusto accorpamento delle finestre. Un inizio duro, per come è messa l’Italia adesso, da cui dipenderanno narrazione e risultati futuri.
Un mese di ricerca di direttore tecnico e direttore sportivo per concludere che al Milan direttore tecnico (nel 2026 ‘head of football’) e direttore sportivo non servono. In estrema sintesi questa l’improvvisata idea di Gerry Cardinale dopo avere incassato no in mezza Europa, dalla sua prima scelta Rangnick alle tante seconde scelte di cui tanti hanno finto di conoscere perfettamente le caratteristiche. Quindi Cardinale uomo solo al comando, Scaroni presidente addetto allo stadio, Massimo Calvelli amministratore delegato, Amorim allenatore e per il mercato-gestione sportiva allargata uno staff di gente che già c’era: Almstadt, portato al Milan da Gazidis, si occuperà delle trattative, Bobby Gardiner, legatissimo ad Almstadt, si occuperà di scouting e delle amate statistiche, l’uomo dei mitici algoritmi sarà lui, mentre Kirovski, che Ibrahimovic avrebbe voluto promuovere, continuerà a Milan Futuro e dintorni perché peggio di come ha fatto nelle ultime stagioni è impossibile. A completare il tutto David Castelblanco per la parte finanziaria e Donato Lomonte per lo scouting e fare il direttore sportivo di facciata. E Ibrahimovic? Rimane consulente globale, in mezzo alle sue tante attività, e azionista potenziale. Come si può notare, tanti stranieri e questo sarebbe il meno, visto che molti erano già al Milan, ma anche una struttura tutt’altro che verticale: senza bisogno di citare Berlusconi-Galliani-Braida basta andare al Milan di Elliott e Gazidis per trovare una distribuzione di ruoli più chiara. Tanta confusione renderà più forte o più debole la posizione di Amorim, con un contratto lungo e di fatto frontman sportivo del Milan anche oltre il campo? Come l’ultima stagione ha evidenziato, ultime tragiche settimane comprese, il Milan per essere migliorato non ha bisogno di scienziati del calcio ma soltanto di una linea.
I club sono il motore del calcio e non bisogna mai dimenticarlo, nemmeno in questo periodo di delirio collettivo per le nazionali. Quanto riceverà il Sassuolo di indennizzo per il grave infortunio di Ismail Koné contro il Qatar, causato dall’entrata di Madibo? Circa un milione di euro, secondo il Club Protection Programme della FIFA, in vigore dal Mondiale 2014 e che riguarda in generale l’attività con le nazionali. Il programma garantisce un risarcimento ai club fino a un massimo di 7,5 milioni di euro per giocatore per incidente. L'indennizzo giornaliero è pari a 20.548 euro, pagabile per un massimo di 365 giorni, ma solo dopo i primi 28 giorni di invalidità. E il risarcimento si basa invece esclusivamente sullo stipendio fisso che il club paga direttamente al giocatore. Da notare che il programma copre l'invalidità totale temporanea, ma non quella permanente e nemmeno la morte. Il Sassuolo aveva riscattato il cartellino del canadese per circa 13 milioni a gennaio e pensava di poterlo rivendere realisticamente a quasi 30 milioni, quindi dal punto di vista degli Squinzi il milione sposta pochissimo. Per non parlare del lato umano e sportivo, visto che nessuno torna più forte di prima. Ma è sempre meglio dello zero di una volta, con carriere stroncate o limitate, si pensi a Gigi Riva, difendendo la patria.
stefano@indiscreto.net
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