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Generazione Mbappé

Stefano Olivari
Pubblicato il 17 giugno 2026, 11:15
Kylian Mbappé era già nella storia del Mondiale dal 2018, adesso semplicemente lo è ancora di più. Nella ripresa di Francia-Senegal, dopo un primo tempo mediocre della squadra di Deschamps, la stella del Real Madrid ha cambiato marcia e trascinato i suoi alla vittoria e sé stesso verso nuovi record: prima ha agganciato Giroud a quota 57 reti, poi lo ha superato firmando il gol numero 58. In breve, adesso Mbappé è ufficialmente il miglior marcatore di tutti i tempi della Francia. Anche restringendo il discorso al Mondiale, visto che ha anche scavalcato Just Fontaine, arrivando a 14 gol nel torneo, con l’ovvio astesrisco che Mbappé i suoi gol li ha segnati in tre edizioni e Fontaine in una sola, quella del 1958. Ma ha senso metterli sullo stesso piano, sia pure soltanto per riempire di numeri un articolo senza idee? Sicuramente no. Fontaine giocò un solo Mondiale in carriera, perché un infortunio gli stroncò la carriera a 28 anni: tutto il suo record nasce da sei partite in tre settimane, contro un calcio fatto di marcature individuali e arbitraggi tolleranti nei confronti dei difensori killer, senza contare l’assurdo numero di fuorigioco fischiati nel dubbio. Mbappé, inoltre, ha un numero di presenze in nazionale che la generazione di Fontaine non avrebbe mai potuto accumulare anche senza infortuni: negli anni Cinquanta il calendario internazionale era scarno, le amichevoli erano poche, soprattutto le qualificazioni più brevi. Già con Giroud il discorso cambia, ma con tutto il rispetto per un giocatore di alto livello come lui nessuno lo paragona storicamente a Mbappé. Insomma, in epoca di sopravvalutazione del passato, per colpa di storytelling e cose simili, gli attaccanti ‘di una volta’ rimangono sottovalutati.
La Norvegia, sembrata inarrivabile per la Nazionale di Spalletti e Gattuso, ha esordito nel Mondiale giocando abbastanza da cani anche se di per sé non è un male vista la lunghezza del torneo. Il 4-1 all’Iraq è davvero ingannevole, visto che senza la doppietta di Haaland, complice anche la costruzione dal basso di chi non è capace di farla, il primo tempo sarebbe andato in maniera molto diversa pur con la consapevolezza che con questa formula farsi eliminare subito è quasi impossibile. Uscendo dall’ultima impressione, dal centrocampo in su la Norvegia se la gioca davvero con le più forti, con Haaland ovviamente fuori scala, mentre la difesa è mediocre proprio nei singoli e non si capisce perché in questa squadra Ostigard e Berg siano riserve. Con il buco nel tabellone giusto, tipo la parte alta dell’ultimo Roland Garros maschile, squadra da quarti di finale.
Liberatosi del paragone con Maradona, doppiamente assurdo (Diego inarrivabile come icona del calcio, lui come stella di squadre vincenti), Messi ha iniziato bello fresco il suo sesto Mondiale, quello del realistico addio. La tripletta segnata al figlio di Zidane, prima di lasciare il posto a Nico Paz, vale più dell’aggiornamento delle statistiche (prima tripletta in carriera ai Mondiali, tripletta realizzata dal marcatore più anziano nella storia della competizione, Klose raggiunto in cima alla classifica assoluta dei marcatori di tutti i Mondiali, a quota 16, presenza numero 200 con la maglia dell'Argentina, esattamente vent'anni dopo l'esordio Mondiale nel 2006 contro la Serbia, e forse dimentichiamo qualcosa) perché racconta di una dimensione nuova. Mai un giocatore con questo status, da Pelé a Cruijff, da Maradona a Platini fino a Cristiano Ronaldo, ha potuto giocarsi un Mondiale tranquillo, senza pressioni, senza dover dimostrare qualcosa.
stefano@indiscreto.net
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