Premio a Senesi

Gli oriundi di Mancini, l'esordio della Bosnia, Abate senza Ibrahimovic, addio a Brito, Vlahovic con Carnevali
Premio a Senesi
© Getty Images

Pubblicato il 13 giugno 2026, 17:06 (Aggiornato il 13 giugno 2026, 16:25)

Nel borsino della corsa a commissario tecnico dell’Italia le azioni di Roberto Mancini sono in salita da settimane, perché Malagò lo vuole nominare per una seconda volta e perché fra gli allenatori di grande nome lui è quello che meglio di altri (meglio di Conte di sicuro) può cavalcare la retorica sui giovani. In questo senso, ma solo in questo senso, un Baldini con una cilindrata superiore. Mancini ottimo anche come cacciatore di oriundi perché quattro anni fa nessuno conosceva Marcos Senesi, anche se giocava nel Feyenoord, ma lui lo convocò per la Finalissima con l’Argentina, ricevendo un no molto onesto: “Grazie, ma sono argentino” nonostante Scaloni lo vedesse poco. E avrebbe continuato a vederlo poco, salvo convocarlo al Mondiale direttamente dalle vacanze al posto dell’infortunato Balerdi. Bene così, che ci ancora qualcuno con senso di appartenenza (nelle nazionali poi dovrebbe essere l’unica cosa che conta), al di là del fatto che in Italia i difensori centrali mancini ci siano, fra Bastoni, Calafiori, Chiarodia, eccetera. Un giusto premio, anche se magari (senza magari) al Mondiale con l'Italia non ci sarebbe andato.

Nella seconda giornata dei Mondiali 2026 sono entrate in scena anche le altre due padrone di casa e per noi provinciali è stato inevitabile pensare a cosa avrebbe fatto l’Italia di Gattuso contro il Canada. Crediamo non molto meglio della Bosnia, che si è difesa e dopo il gol di Lukic lo ha fatto ancora di più, dominata da un Canada mediocre, che è riuscito a pareggiare soltanto con i cambi della disperazionje nel finale, e pericolosa soltanto in contropiede con Demirovic. Poca cosa, dispiace pensare che entrambe queste squadre rischiano di andare ai sedicesimi in compagnia della Svizzera, mentre a Los Angeles gli Stati Uniti di Pochettino hanno lasciato una bella impressione contro un Paraguay imbarazzante nella fase difensiva, con gli errori dei singoli a sommarsi a quelli tattici. 

Nel lunghissimo casting di Ibrahimovic per la panchina del Milan non è mai entrato Ignazio Abate e non soltanto perché si era promesso al Torino, con cui adesso ha firmato. Da amico storico di Ibrahimovic a licenziato dalle giovanili del Milan, dove stava facendo bene, per un litigio sull’utilizzo del figlio del consigliere-socio di Cardinale. Ma dopo le situazioni difficili vissute alla Ternana e alla Juve Stabia, da cui è uscito benissimo, Abate ha adesso una grande chance con un Torino in vendita e dove nessuno gli chiede di andare oltre il solito centroclassifica. Anche perché se davvero Cairo ha trovato qualcuno che gli dia 200 milioni per il Torino (ai prezzi di oggi non è un’assurdità) avuto 21 anni fa praticamente in regalo è sicuro che costruirà una rosa leggera, come stipendi, facendo il lavoro sporco per il fondo di investimento della situazione. 

Addio a Brito, per sempre difensore centrale del Brasile 1970 adesso omaggiato anche da una bella fiction Netflix, anche se la sua carriera è stata lunghissima, avendo di fatto girato tutte le grandi brasiliane. Ma il Mondiale è più grande di tutto, con buona pace di chi non nota che la più insulsa partita della pur discutibile edizione 2026 fa numeri televisivi da Sinner. Brito è ricordato come l’unico vero operaio della squadra più forte di tutti i tempi (o giù di lì), visto che il compagno di reparto Piazza aveva piedi più brasiliani. Ingiusto invece ricordarlo come il colpevole del gol del pareggio di Boninsegna nella finale, visto che gli errori furono soprattutto di Clodoaldo, con quel colpo di tacco nella sua metà campo, e di Felix. La morte di chi è già entrato nell'eternità sembra meno amara.

Perché con Carnevali al posto di Comolli la permanenza di Vlahovic alla Juventus dovrebbe essere più probabile? Confessiamo di non averlo capito, anche se i retroscena postumi e un po' vili da ‘Tutta colpa del francese spocchioso’ suggeriscono che ci potrebbe essere una riapertura per una situazione di per sé molto chiara: il contratto del serbo è in scadenza, i 12 milioni netti dell’ultima stagione alla Juve se li può sognare (tanto è vero che Comolli non lo voleva far andare oltre Yildiz, quindi 7 milioni) ma del resto è libero di andare a zero dove vuole. Se è vero ciò che il padre-agente di Vlahovic ha fatto filtrare, richiesta di 8 netti più 10 di bonus alla firma, i conti sono facili da fare: pagando il cartellino quale attaccante di prima fascia di 26 anni è possibile comprare? A favore di Carnevali, ma sarebbe stato così anche con Comolli, può giocare soltanto l’assenza di offerte pesanti per Vlahovic. Per dare qualche termine di confronto: nella Premier League 2026-27 soltanto Haaland, Marmoush, Isak e Havertz, quindi campioni e semi-bidoni, limitando il discorso agli attaccanti e alle cifre note, guadagneranno più dei 7 netti offerti dalla Juventus.

stefano@indiscreto.net
 

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