Inghilterra anni Settanta

La Conference di Mateta, il mercato di Furlani e il Sinigaglia da Champions
Inghilterra anni Settanta
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 28 maggio 2026, 11:57

Non si può dire che il Crystal Palace sia una grande d’Inghilterra, visto che nei primi 120 anni della sua storia, cioè fino alla FA Cup dell’anno scorso, mai aveva alzato un trofeo. Di più: ieri a Lipsia la squadra ormai non più di Glasner è diventa una delle pochissime (fra queste anche Parma e Atalanta) a vincere una coppa europea senza avere mai vinto il proprio campionato nazionale. Insomma, il solito discorso: a fare impressione della Premier League, al di là di come andrà all’Arsenal contro il PSG, non sono le corazzate ma la classe media. Che peraltro come risultati europei non è troppo diversa da quella della Serie A, visto quanto ha fatto la Fiorentina negli ultimi anni proprio in Conference League e le buone prestazioni del Bologna in Europa League, senza dimenticare il trionfo dell’Atalanta di Gasperini a Dublino. Certo per motivi diversi, visto che allora i movimenti erano autarchici o quasi, è una situazione che ricorda molto gli anni Settanta e primi Ottanta, quando a livello semifinali di coppa non c’era arrivato soltanto il grande Liverpool, ma anche Nottingham Forest, Aston Villa, Everton, Arsenal, Chelsea, Manchester City, Leeds United, Wolverhampton, Tottenham, Derby County, Manchester United e West Ham. Era un altro mondo, ma lì è iniziata la mitizzazione del calcio inglese di cui beneficia commercialmente la Premier League di oggi. Poi vincono anche, quindi bisogna soltanto stare zitti.

Il fatto che l’uomo partita sia stato Mateta, che avrebbe potuto segnare almeno altri due gol mentre il Rayo Vallecano ha avuto soltanto una mezza occasione nei primi minuti, è l’ennesimo pretesto per parlare dei dirigenti del Milan. Gente scelta e poi licenziata, bisogna ribadirlo, non da un referendum fra tifosi ma da Cardinale in persona. Tutti ricordano come durante il mercato invernale l’attaccante francese sia stato a un passo dalla firma con il Milan per poi essere respinto in seguito alle visite mediche. Scelta fondata, perché per il problema al ginocchio destro Mateta si stava gestendo e nei mesi successivi avrebbe saltato diverse partite prima di recuperare abbastanza bene, al punto che Deschamps non ha avuto dubbi nell’inserirlo fra i 26 della Francia per il Mondiale. Insomma, una forzatura dire che con Mateta il Milan avrebbe conquistato la qualificazione Champions, visto che nel Crystal Palace è tornato titolare soltanto a fine aprile. Mentre molto vero è dire che su Mateta si sia consumato uno degli scontri interni che poi hanno portato al finale dei giorni scorsi. In pratica l’operazione da 30 milioni di euro era stata un’idea quasi soltanto di Furlani, mentre Tare sponsorizzava il low cost Fullkrug, peraltro già arrivato da quasi un mese, pronto subito (in teoria) e utile per lasciare più margini di manovre per altri acquisti. In mezzo Ibrahimovic, che da un lato diceva il contrario di ogni cosa che dicesse Tare e dall’altro non voleva dare un rinforzo di alto livello ad un Allegri già nel suo mirino. I medici hanno poi risolto la questione.  

Nessuno ancora sa dove il Como giocherà la sua Champions League, nonostante l’ottimismo del sindaco di Como riguardo alla velocità dei lavori al Sinigaglia. Probabile che le prime partite casalinghe vengano giocate a Reggio Emilia, dopo che per qualche giorno Suwarso ha cullato l’ipotesi San Siro (nessun ostacolo da parte dell’UEFA, oltretutto), ma la questione rimane interessante. Cosa serve a uno stadio per essere da Categoria 4 UEFA e quindi da Champions? Capienza minima di 8.000 posti a sedere coperti (il Bodo/Glimt ci rientra di poco, per fare un esempio fresco), vie di fuga sufficienti, spazi aggiuntivi per i media, posti VIP (almeno 500), campo con dimensioni ufficiali 105x68 metri, senza la classica tolleranza FIFA (e FIGC), eccetera. I problemi del Sinigaglia attuale, 13,600 posti, sono le tribune poggiate su impalcature e tubolari invece che su fondazioni portanti in cemento armato, i parcheggi, i bagni. Si è partiti abbattendo una curva, ma non è chiara la tempistica di arrivo. Va detto che chi teorizzava nel finale di stagione un Como alla Borlotti, in frenata volontaria per non doversi sobbarcare spese enormi di ristrutturazioni di uno stadio comunque inadeguato alle ambizioni (pur avendo la vista più bella del mondo), si scontra con la realtà, visto che quasi tutti i requisiti per la Champions sono uguali a quelli per Europa e Conference League. 

stefano@indiscreto.net
 

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