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Molto Malen

Stefano Olivari
Pubblicato il 11 maggio 2026, 10:50 (Aggiornato il 11 maggio 2026, 11:03)
Il crollo verticale del Milan nel finale di stagione è tutto colpa di Furlani? Dopo la contestazione fuori e dentro San Siro domanda un po’ retorica e un po’ no, perché tutto parte dalla qualità dei dirigenti ma è anche vero che questa squadra sta facendo molto meno del suo. Detto che nonostante la sconfitta con l’Atalanta i rossoneri sono ancora pienamente in corsa per la Champions, per calendario e per gli scontri diretti che li vedono in vantaggio sulla Roma e per le varie combinazioni di classifica avulsa che direbbero sempre bene, è arrivato il momento di parlare del futuro di Allegri, che ha portato a maggio in queste condizioni fisiche e psicologiche una squadra senza coppe, di fatto nemmeno la Coppa Italia da cui il Milan è uscito a inizio dicembre. Da un mese e mezzo, cioè da quando lo scudetto non è esistito più nemmeno come ipotesi, Allegri ha perso il polso di una squadra che ha iniziato a pensare al futuro troppo presto: e del resto a metà marzo, dopo la vittoria nel derby, il Milan era secondo a 7 punti dall’Inter (adesso sono 18) ma soprattutto con 9 di vantaggio sul quinto posto (adesso sono zero). Di sicuro sono mancate le punte, sulla carta tutte forti (in quanti hanno Leão, Pulisic, Nkunku (ieri la sua migliore versione stagionale), Fullkrug e Gimenez?) ma in pratica tutte, per motivi diversi, al minimo. Senza di loro il Milan basso e compatto, a protezione di difensori di livello appena sufficiente e dei 40 anni di Modric, è stato un parente di quello, pur resultadista e poco altro, che si è visto fino a marzo.
Partita amara anche dal lato dell’Atalanta, che ha fallito la parte di stagione con Juric e ha fatto giusto il suo in quella con Palladino, caratterizzata da una buona manovra ma anche da una fase difensiva scadente che Carnesecchi ha mascherato per la statistica. Lanciando oltretutto a gennaio un brutto segnale, con la cessione di Lookman all’Atletico Madrid, cioè un giocatore che nell’era Gasperini era sempre stato trattenuto con la forza: poi il nigeriano nella sua versione scontenta avrebbe magari cambiato poco, però cederlo a metà stagione è stata una scelta da provinciale, sia pure di lusso. L’Europa sottoforma di Conference League arriverà se l’Inter vincerà la Coppa Italia, ma in ogni caso il dopo Gasperini è iniziato male.
Juventus e Milan sarebbero più tranquille senza l’incredibile rimonta della Roma nel megarecupero di Parma, con pareggio di pura voglia e vittoria con rigorino all’italiana, senza contare il fallo senza senso fischiato a Pellegrino che ha fatto infuriare Cuesta. Una vittoria comunque come al solito targata Malen, giocatore totale al di là di gol che non ha mai segnato con questo ritmo (con la Roma la sua media per 90 minuti è il trioplo rispetto a quella con Borussia Dortmund e Aston Villa) nella sua normalità, essendo arrivato a 27 anni senza far gridare al miracolo, atto d’accusa nei confronti di Massara e di un certo modo di operare da parte dei direttori sportivi: meglio due colpi da 50 che 10 colpi da 10, Gasperini lo ha ricordato a chi di dovere e il resto è venuto (e verrà) di conseguenza.
La Cremonese è tornata a dare un segnale di vita, con la seconda vittoria negli ultimi cinque mesi, contro un Pisa brutto e anche cattivo visti i falli, riportandosi in scia al Lecce, a cui è superiore come qualità teorica della rosa, soprattutto in attacco, ma non come prestazioni. La squadra di Giampaolo ha adesso l’Udinese in trasferta, prima di chiudere in casa contro un Como che potrebbe essere ancora in lotta per qualcosa, mentre il Lecce va sul campo del Sassuolo e poi giocherà in casa con il Genoa. Guardando a classifica e motivazioni delle avversarie è messa meglio la squadra di Di Francesco, in questo derby fra ex predestinati un po' tristi. Le quattro retrocessioni, uno dei tabù della Lega di Serie A che Malagò non infrangerà (i club sono stati con lui molto chiari), non avrebbero a questo giro fatto vedere un calcio migliore, vista la differenza con chi è già salvo. Counque da ricordare che nella Serie A a 18 squadre, quindi fino al 2004, le retrocessioni erano quattro mentre in quella attuale sono soltanto tre, allargando l'area di chi vivacchia.
stefano@indiscreto.net
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