PSG-Bayern per telespettatori

Lo spettacolo della Champions, una vittoria per Rocchi, il momento di Totti e il vivaio di Mendy
PSG-Bayern per telespettatori
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 29 aprile 2026, 11:22

PSG-Bayern 5-4 è stato grande calcio o anti-calcio? Dopo l’andata della semifinale di Champions e prima di vedere l'Atletico di Simeone la domanda ha cittadinanza, visto che stiamo parlando di due fra le migliori squadre del mondo, forse proprio le migliori due per qualità media dei singoli legata al gioco. E riguarda anche il nostro orticello, il modello di calcio da seguire, che secondo molti sarebbe alla base dell'entusiasmo degli spettatori e della voglia di abbonarsi a DAZN o SKY. In realtà l’ultimo dei problemi che si pongono i tifosi, intendiamo i veri tifosi, è la qualità dello spettacolo: la media spettatori della Serie A attuale, di poco superiore ai 30.000, è una delle migliori degli ultimi trent’anni nonostante la zavorra dei lavori al Franchi, il Maradona limitato per motivi di sucurezza, lo Stadium della Juventus che per le partite di cartello è inadeguato, la tristezza per i risultati nelle coppe e per il Mondiale fallito. Lo spettacolo, che per molti (anche molti giornalisti) coincide con i gol è una cosa da turisti, da esteti, da telespettatori annoiati che fanno zapping e hanno bisogno di una dose (di gol) sempre maggiore per non cambiare canale. In questa logica davvero meglio PSG-Bayern, lontanissime da noi più per il ritmo che per i gol o gli errori difensivi.

Per Gianluca Rocchi la prima buona notizia da qualche giorno a questa parte è la conferma della squalifica di Zappi, arrivata dal collegio di garanzia del CONI. Perché, sorvolando sulle questioni personali, molti dei nemici di Rocchi all’interno dell’AIA appartengono all’area di Zappi, ormai ex presidente, e per dirla fuori dal politichese volevano e vogliono sbarrare la strada a Rocchi non soltanto verso la presidenza ma anche per la riforma che assegnerebbe alla Serie A una ventina di arbitri di élite, professionisti nella forma oltre che nella sostanza come adesso, gestiti da un superdesignatore (Rocchi stesso, senza escludere uno dei nostri tanti emigrati di lusso) e di fatto dalla Lega stessa, con la FIGC a mettere giusto il timbro. Questo il punto, venendo alla parte sportiva: Rocchi andava, va e forse andrà (se ne uscirà senza troppo fango) benissimo alla Serie A, dalle grandi alle piccole. Poi venti arbitri italiani davvero bravi non esistono, ma è un altro discorso. 

Quando torna Totti alla Roma? È un argomento senza dubbio più popolare rispetto al settlement agreement con l’UEFA firmato nel 2022, in scadenza a fine giugno. Da luglio varranno le regole ordinarie, comunque difficili da rispettare per tutti. Prima fra tutte la squad cost ratio (la somma di ingaggi dei giocatori più ammortamenti degli acquisti più le commissioni non può superare il 70% dei ricavi). Traduzione: siccome la Roma è vicina al limite, non è che i Friedkin e il successore di Massara potranno assecondare ogni richiesta di Gasperini a meno di vendere bene o liberarsi di ingaggi pesanti. In questo quadro magari non da austerità ma, diciamo, da Atalanta, l’icona Totti sarebbe davvero funzionale oltre che gradita a Gasperini più di un advisor come Ranieri, in grado di entrare nel merito delle questioni. 

Dopo la doppietta all’Atalanta la definizione di ‘prodotto del vivaio del Cagliari’ per l'ottimo Paul Mendy è stata usata da molti. In realtà il diciannovenne attaccante senegalese è stato un grande colpo del club, pagato pochissimo, ma è arrivato in Sardegna a 18 anni compiuti e già formato anche se tecnicamente un ipotetico Cagliari nelle coppe europee fra qualche anno potrebbe schierarlo come proveniente dal suo settore giovanile, se Mendy si fermasse fino ai 21 anni. La vera domanda non riguarda il futuro di Mendy, ma è questa: come mai una regione come la Sardegna, circa un milione e mezzo di abitanti, non ha un solo attaccante in Serie A? Non solo: di fatto ha un solo giocatore vero, Barella, più un emergente (adesso infortunato) come Idrissi, proprio del Cagliari. Basta dare una scorsa alle rose, facile perché gli italiani sono comunque la minoranza, per rendersi conto che la Sardegna è una delle regioni meno rappresentate. Ai giovani sardi non piace il calcio? Non ci sono abbastanza campi? Fanno altri sport? Si dedicano ai videogiochi? Domande che per la FIGC sarebbero state obbligatorie anche con una vittoria a Zenica. Gravina non può fare i gol, come ha giustamente ricordato, ma l’organizzazione del calcio giovanile sul territorio è sotto gli occhi di chiunque la voglia vedere.

stefano@indiscreto.net
 

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