Bilancio dell'Atalanta

Una stagione di rimpianti, un commissario da arrestare, il traghettatore Tommasi e la bandiera di Mancini
Bilancio dell'Atalanta
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 28 aprile 2026, 12:21

L’Atalanta perdendo a Cagliari, e facendolo anche con un brutto atteggiamento (fiammate di Scamacca a parte), ha anche perso l’ultimo treno per l’Europa League e adesso non le rimane che tifare per l’Inter, o meglio contro la Lazio, nella finale di Coppa Italia in modo da ottenere almeno il contentino della Conference. Se no nessuna qualificazione europea, per la seconda volta negli ultimi dieci anni. Detto che con Juric sono stati persi quattro mesi e che nell’era Palladino, in carica dall’11 novembre, l’Atalanta sarebbe sesta a 4 punti dalla zona Champions, è chiaro che questa stagione Percassi e D’Amico l’hanno sbagliata: se una squadra di Champions League senza alcun problema finanziario vende Retegui, Ruggeri e a gennaio anche Lookman significa che gli azionisti di maggioranza americani ritengono lo status già una vittoria in sé. Qui non si trattava di strappare Haaland al City, ma soltanto di puntare in alto con chi già c’era invece di valorizzare scommesse costose, anche se in qualche caso vinte, come Ahanor, Sulemana, Zalewski e Krstovic, come poteva essere per l’Atalanta di una volta. Poi è chiaro che gli sventolatori di bilanci applaudono. 

Senza mezze misure. Nel giro di poche ore dal tutti colpevoli al nessun club indagato. Dall’Inter in Serie B all’Inter inconsapevole. Da Rocchi che interviene sulle decisioni arbitrali a Rocchi semplice motivatore dei suoi ragazzi. Il bello è che nessuno sa niente, se non quello che i magistrati fanno come al solito uscire a rate (a proposito, sorpassati con il DRS quelli del caso escort). In realtà da quello che circola è prevedibile che l’inchiesta della magistratura ordinaria sugli arbitri tirerà fuori (o farà tirare fuori) tanti brutti episodi di confine, a partire dagli audio delle riunioni per così dire ‘tecniche’ a San Siro per designazioni o altro. Storia tutt’altro che finita, anche se è comprensibile la voglia del sistema calcio di lasciarsela alle spalle per evitare l’arrivo del commissario. Il CONI di Buonfiglio, grande amico di Malagò che tuttora conta, può fare muro in presenza di una normale faida arbitrale, come sembra finora questa storia, ma non rispetto a illeciti sportivi di grande portata, roba da retrocessione o giù di lì. Da ricordare che il commissariamento non può piovere dal cielo, ma deve essere proposto dalla Giunta del CONI e approvato dal Consiglio, pieni di persone che a Malagò devono tantissimo. 

Ai numerosi traghettatori del calcio italiano, traghettatori verso non si sa dove, si è aggiunto Dino Tommasi, della storica sezione di Bassano del Grappa, Tommasi che ha preso il posto di Rocchi come designatore per gli arbitri di Serie A e B: la stagione si chiuderà con lui, poi si vedrà. Ex arbitro, con 54 presenze in Serie A dal 2008 al 2015, ma certo non un arbitro di élite. Anzi: fu addirittura escluso, a soli 39 anni, giovanissimo, per motivi tecnici, con inizio quasi immediato di una discreta carriera dirigenziale. Niente a che vedere con Rocchi, ai suoi tempi arbitro di prima fascia internazionale. Le modalità con cui si è arrivati alla scelta di Tommasi dicono molto dei veleni all’interno dell’AIA, comunque si tratta di un personaggio mai sfiorato da scandali (ma si è sempre in tempo, ogni trombato ha un dossier contro chi ha preso il suo posto) e anche abbastanza pop, visto che Rocchi lo mandava spesso a DAZN per Open VAR. 

Sventola invece la bandiera italiana di Euro 2020 Roberto Mancini, che questa volta ha davvero vinto il titolo qatariota sulla panchina dell’Al-Sadd che ha Roberto Firmino come leader tecnico. Chi conosce bene l’allenatore campione d’Europa 5 anni (non 50) fa con l’Italia, sostiene che sia davvero convinto di poter tornare in azzurro dopo le scellerate dimissioni dell’estate 2023 e l’autocanditatura con scuse, respinta da Gravina, prima che Buffon consigliasse Gattuso. Ma con Abete questo ritorno non avverrà mai, mentre con Malagò sono anche in altri a sperare (Conte sempre front runner). Mancini messo bene anche nell'ipotesi del commissario CONI, fra l'altro la modalità (con Fabbricini) con cui fu nominato commissario tecnico nel 2018.

stefano@indiscreto.net
 

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading

PSG-Bayern per telespettatori

Lo spettacolo della Champions, una vittoria per Rocchi, il momento di Totti e il vivaio di Mendy

Rocchi KO

L'attesa di una nuova Calciopoli, gli arbitri all'inglese, il coinvolgimento dell'Inter, il commissario anti-Malagò, la vittoria di Gasperini