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Roba da ricchi

Stefano Olivari
Pubblicato il 16 aprile 2026, 11:04 (Aggiornato il 16 aprile 2026, 09:28)
Il flop del Real Madrid, più nella Liga che in una Champions dove può comunque succedere di tutto (e nel ritorno con il Bayern è davvero successo di tutto, anche un raro errore arbitrale ai danni del Real), dimostra che i soldi non fanno la felicità? Mah… Prendendo una ipotetica rosa dei 25 giocatori della Champions League 2025/26 più pagati, come ingaggio puro, ne troviamo 5 proprio del Bayern, 2 dell’Arsenal, uno del PSG e uno dell’Atletico Madrid. Andando ai quarti ecco i 6 del Real, ii 4 del Barcellona e i 3 del Liverpool: per arrivare a 25 bisogna aggiungere i 3 del Manchester City eliminato negli ottavi dal Real, in pratica fra chi è arrivato nei quarti soltanto lo Sporting Lisbona non ha una stella al massimo del suo valore di mercato. In un momento in cui Simone Inzaghi viene preso a bastonate bisogna ricordare la sue due finali con un’Inter non superiore a quella attuale.
Allegri non ha bisogno del Milan, ma nemmeno il Milan ha bisogno di Allegri visto che la qualificazione Champions era l’obbiettivo minimo per un club che veniva sì da un ottavo posto ma con una rosa certo non inferiore a quelle di Roma, Como, Juventus e Atalanta, senza metterci a fare calcoli da scudetto dei bilanci. La stessa situazione di Conte quando arrivò a Napoli, con un obbiettivo coerente con il valore dei giocatori: per Conte lo scudetto, per Allegri la Champions. In altre parole, Allegri ha fatto il suo senza far gridare al miracolo, né per i risultati né per il gioco: difficile pensare che altri tecnici bravi come lui, da Gasperini a Italiano, avrebbero fatto peggio. Di base il partito Allegri-Tare può continuare a convivere con quello Furlani-Moncada, ma una separazione a giugno farebbe felici tutti.
La lunga, ma nemmeno troppo, marcia di Giovanni Malagò verso la presidenza federale ha raccolto adesso il consenso anche di calciatori e allenatori, che insieme significano il 30% del peso elettorale. Da sempre il metodo Malagò è quello di coinvolgere gli atleti in ruoli di facciata ma anche di responsabilità reale, con carriere inventate davvero dal niente e a volte anche sbocchi extrasportivi, basti pensare a Silvia Salis. Il grande nome a cui delegare la parte sportiva della FIGC non sarà quindi necessariamente uno fra Albertini e Tommasi, i nomi più logici e più politicamente rodati. In ogni caso nessun ex calciatore correrà in proprio, né Maldini né altri, a partire dal Baggio delle 900 pagine: dopo un disastro sportivo tutti sparano i nomi dei propri idoli ma raccogliere voti è un lavoro sporco, di solito lontano dalla forma mentale del campione.
La prima vera grana del nuovo presidente federale, Malagò o Abete che sia, non sarà la scelta del commissario tecnico, visto che gli allenatori italiani capaci non mancano, ma Euro 2032 con la scadenza di ottobre ben chiara: entro quella data dovranno essere comunicate alla UEFA le 5 sedi del torneo da organizzare insieme alla Turchia (una follia proprio come idea) e al momento soltanto uno soddisfa i requisiti chiesti da Ceferin, l’Allianz Stadium di Torino. Al di là del nuovo stadio della Roma, della partita dovrebbero essere l’Olimpico e il Franchi ristrutturato. Enorme il punto interrogativo su San Siro, che da programma di Inter e Milan dovrebbe essere pronto nel 2031 ma che potrebbe essere bloccato da ricorsi e inchieste giudiziarie: nel caso potrebbe andare bene anche il San Siro attuale. Dopo Torino, Firenze, Roma e Milano per la quinta scelta vale davvero tutto, visti i progetti presentati e le sponsorizzazioni politiche. Ovviamente a nessun club importa di Euro 2032, ma soltanto di sfilare soldi pubblici nel nome di una presunta emergenza. Viene quasi da tifare perché Ceferin affidi tutto alla Turchia, anche se Gravina rimane il suo vicepresidente.
stefano@indiscreto.net
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