Ruggeri da Champions

I cultori italiani di Simeone, i valori di Baldini, il ruolo di Ranieri e la clausola di Rugani
Ruggeri da Champions
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 15 aprile 2026, 14:23

L’assurda ideologia che vede il gioco in contrapposizione al risultato sta facendo esultare mezza Italia, come se noi c’entrassimo qualcosa con la Champions League, per il passaggio del turno dell’Atletico Madrid ‘pane e salame e 4-4-2’ di Simeone contro un Barcellona che all’andata aveva perso dominando (18 tiri a 5…) e al ritorno è andato vicino a ribaltare la situazione. Anche con il senno di poi fatichiamo a capire, al di là del sostegno amichettistico ad allenatori bolliti. Questo non toglie che Ruggeri abbia giocato una discreta partita sulla fascia spesso occupata da Yamal, inferiore a quella dell’andata (con tanto di assist per Sorloth) ma comunque da degnissimo titolare di una squadra semifinalista di Champions. Domanda tendenziosa: cosa cambia per la Nazionale, al di là del fatto che Gattuso non lo abbia mai chiamato, se Ruggeri gioca per l’Atalanta o per l’Atletico? Semmai è un problema dei club, un problema di identificazione e di identità, diciamo anche di marketing, visto che sarebbe bello vedere tanti bergamaschi nell’Atalanta e napoletani nel Napoli almeno quanto i catalani nel Barcellona. 

Le grandi manovre per la presidenza FIGC, e di conseguenza anche per il nuovo commissario tecnico azzurro, nulla tolgono alla curiosità per le due amichevoli di giugno con Lussemburgo e Grecia con Silvio Baldini sulla panchina della Nazionale vera. Due amichevoli insulse, per fortuna entrambe in trasferta, ma quasi obbligatorie per i contratti già firmati (non disputarle creerebbe alla FIGC un danno da quasi 5 milioni), in cui Baldini ha promesso di portare gran parte della sua Under 21 e i più motivati fra i giocatori che hanno fallito la qualificazione mondiale con Gattuso. Sarebbe ad esempio una sorpresa, comunque vada la stagione del Manchester City, che al più tardi finirà il 24 maggio, non vedere Donnarumma. Detto questo, in più di un angolo del suo cervello l’antipersonaggio (e quindi più personaggio degli altri) Baldini pensa di avere qualche chance. Come se con la Bosnia Kean e Dimarco avessero mancato il gol del 2-0 per mancanza di ‘valori’. 

Il difficile momento di Claudio Ranieri ricorda una volta di più l’assurdità di certe cariche ad personam che i padroni dei club distribuiscono per nascondersi dietro il carisma di figure amate dai tifosi e che queste figure, Ranieri compreso, accettano per soldi e per l’assenza di pressione visto che le sconfitte sono sempre dell’allenatore di turno. Sarebbe così anche con Totti, del quale proprio Ranieri a febbraio aveva ipotizzato (quasi un annuncio) il ritorno alla Roma, è stato così al Milan per Ibrahimovic, passato da “Io sono il boss” alla sua scomparsa ormai da molti mesi. O per i tanti che a seconda del momento incidevano sulle decisioni di Moratti all'Inter. O anche per Nedved alla Juventus, formalmente vicepresidente ma in pratica consigliere personale di Agnelli, e per i troppi inspiegabili ‘consulenti di mercato’ che scavalcano i direttori sportivi nel rapporto con i loro presidenti. 

A proposito di consiglieri della Juventus, il ritorno da titolare di Rugani in Fiorentina-Lazio fa riflettere su chi abbia consigliato di accettare clausole contrattuali così assurde da sembrare incredibili. Perché, come scrive Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, l’obbligo di riscatto per la Fiorentina scatta alla quinta presenza da titolare in viola e Rugani è soltanto alla seconda. Paratici cosa consiglierà a Vanoli di fare? E un Vanoli non riconfermato potrebbe ribellarsi? Viene in mente la clausola ancora più incredibile di Openda, con l’obbligo di riscatto, sanguinoso (40,6 milioni al Lipsia) che scatta (anzi, ormai è scattata) in caso di piazzamento della Juventus dal decimo posto in su. 

stefano@indiscreto.net
 

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