Terzo fallimento Mondiale

Perdendo con la Bosnia ai rigori la Nazionale di Gattuso ha fallito di nuovo l'accesso alla fase finale del torneo più seguito del pianeta, l'unico che fa la storia. Un disastro di cui i club e molti loro tifosi non hanno capito le proporzioni...
Terzo fallimento Mondiale
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 1 aprile 2026, 00:28

L’Italia di Gattuso ha dato davvero tutto, ma questo tutto non è stato sufficiente per andare al Mondiale. Fallito quindi per la terza volta consecutiva pur avendo contro la Bosnia creato occasioni anche in dieci contro undici dopo l’espulsione di Bastoni, giocando con cuore e  intelligenza per quasi 90 minuti, creando anche occasioni per andare sopra di due gol con lo stesso Kean che l’aveva sbloccata, con Pio Esposito e con Dimarco. Fino ai rigori ci abbiamo creduto, più per Donnarumma (per lui altra prestazione super, migliore in campo con Tonali) che per altro, ma il terzo disastro è arrivato lo stesso, a chiudere un ciclo azzurro che in realtà non è stato un ciclo, partito con le strane dimissioni di Mancini nell’estate 2023, passato per la negatività di Spalletti e finito con la scommessa su Gattuso, allenatore di fascia bassa ma uomo connesso con i valori della Nazionale. Scommessa persa al di là dei demeriti suoi e dei suoi sponsor, Buffon in testa. Fantacalcio anche solo pensare che Gattuso venga confermato, mentre al contrario le dimissioni di Gravina rimangono altamente improbabili, anzi magari sarà lui a spiegarci cosa non funziona nel calcio italiano.

Poche cose sono più inutili dell’analisi a caldo di una partita in cui contava soltanto il risultato e che la Nazionale ha interpretato secondo le sue attuali possibilità, venendo messa sotto dai padroni di casa anche prima del fallo da ultimo uomo di Bastoni su Memic perso da Mancini. Guardando l’impressione è stata migliore di quella data dalle statistiche: 18 tiri a 7 per la Bosnia, 10 calci d’angolo a 4, 54 cross contro 16 (!), l’imbarazzante, per la differenza di talento e atteggiamento che indica, 30 dribbling a 10. Adesso basta con i numeri, che nemmeno avremmo tirato fuori senza il pareggio di Tabakovic favorito da un mezzo fallo di Dzeko su Mancini.

Sul piano tecnico questa eliminazione ci sta tutta, nonostante nel ranking FIFA l’Italia sia al posto numero 12 e la Bosnia al 66, ma è su quello dello status che è un vero disastro: perché arriva dopo altre due e questa volta nel primo Mondiale a 48 squadre, con un sistema di qualificazione che penalizza le europee ma che comunque ha mandato avanti Svizzera, Repubblica Ceca, Scozia, Turchia, Svezia, Austria e la stessa Bosnia, non proprio corazzate. E a dirla tutta l’Italia è l’unica delle grandi nazionali a rimanere a casa. Non che questo interessi alla Lega, che a Gattuso nemmeno ha concesso uno stage di due giorni, e alla maggioranza dei tifosi dei club che non vedono l’ora di ributtarsi sulla lotta scudetto e Champions, sul calciomercato, sugli highlights, sui social network.

E i giovani? I mitici giovani che non hanno mai visto un Mondiale con l’Italia? Gliene importa molto meno che a noi, non è che chiederanno le dimissioni di un Gravina che non sanno nemmeno chi sia o che se la prendano con Gattuso. La vera rabbia è proprio per questa indifferenza in cui si muove la Nazionale, poco amata da chi le riversa contro il suo astio da club: Gattuso è troppo milanista, Barella troppo interista, Locatelli troppo juventino e così via. Squadra di tutti e di nessuno, anche a Zenica in certi momenti ci ha commosso e abbiamo compreso il senso del termine ‘eroici’ usato da Gattuso. Però ha perso, sia pure ai rigori, e non c’è più niente da dire.

stefano@indiscreto.net

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