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Bosnia per la storia

Stefano Olivari
Pubblicato il 31 marzo 2026, 12:07 (Aggiornato il 31 marzo 2026, 11:22)
A Zenica si fa la storia, quella minore riguardante il calcio ma pur sempre storia. Sperando di essere dalla parte giusta... In tanti hanno giustamente ricordato che l'Italia fu una delle prime nazionali ad affrontare la Bosnia indipendente, il 6 novembre 1996, un anno dopo il riconoscimento della FIFA e due prima di quello della UEFA. E proprio contro gli azzurri di Sacchi la Bosnia, in quel caso a Sarajevo, ottenne la sua prima vittoria ufficiale: 2-1 cotro la squadra vicecampione del mondo, reduce da un Europeo deludente come risultati ma anche sfortunato (soprattutto contro la Germania), un'Italia quasi sperimentale ma sulla carta comunque molto più forte di quella Bosnia.
Interessante ricordare la formazione, ovviamente da recitare con il 4-4-2: Toldo; Carnasciali, Padalino, Maldini, Torricelli; Zola, Di Matteo, Albertini, Dino Baggio; Casiraghi, Chiesa. Certo era un'amichevole, con alcuni azzurri non convocabili perché impegnati in Coppa Italia, e allora ricordiamo la formazione che un mese prima nelle qualificazioni mondiali era scesa in campo contro la Georgia a Perugia: Toldo; Pessotto, Nesta, Ferrara, Maldini; Di Livio, Di Matteo, Conte, Carboni; Ravanelli, Casiraghi. Stiamo davvero parlando di un altro pianeta rispetto agli azzurri di oggi? No, anche se tutti quei giocatori si erano formati in una Serie A con pochi stranieri, quella che in tanti invocano come soluzione per tutti i nostri mali.
Quel Bosnia-Italia fu anche l'ultima partita di Sacchi alla guida della Nazionale, che poche settimane dopo avrebbe lasciato dalla sera alla mattina per sostituire Tabarez al Milan (e ci persero tutti, ma è un'altra storia). Sarebbe stato in scadenza comunque, visto che da tre mesi il suo grande estimatore Matarrese, che 5 anni prima lo aveva ingaggiato risolvendo un problema a Berlusconi e andando contro i giocatori che volevano rimanere con Vicini, non era più alla presidenza della FIGC. La sconfitta a Sarajevo e il cattivo clima che sentiva intorno a sé accelerarono comunque gli eventi. Una svolta in molti sensi, visto che dal presunto calcio moderno di Sacchi (visto soltanto in un Milan di fuoriclasse) si passò a quello davvero antico di Cesare Maldini. Bei tempi, quando c'erano queste battaglie ideologiche sugli allenatori, con la bravura dei calciatori che tutti davamo per scontata. Insomma, speriamo che Bosnia-Italia non sia l'ultima partita da commissario tecnio azzurro anche per Gattuso.
stefano@indiscreto.net
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