Gattuso spettatore

La difesa di O'Neill, le partite visionate, la fine di Donadoni e le rose di 28 giocatori
Gattuso spettatore
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 24 marzo 2026, 12:56

L’esito della partita con l’Irlanda del Nord sembra che dipenda soltanto dall’Italia, come se gli avversari non esistessero. Ma senza improvvisarsi cultori o anche soltanto conoscitori (certo basterebbe andare su Google e copiare qualche articolo) del gioco di Michael O’Neill bisogna ricordare che questo gruppo, che come somma di valori è mediocrissimo e non ha nemmeno l’infortunato Bradley (negli ultimi giorni ha perso anche Ballard, un altro dei pochi in Premier League), nel suo girone ha battuto la Slovacchia e pur perdendo ha fatto soffrire la Germania grazie a una buonissima organizzazione difensiva, di base con un 3-5-2 che contro gli azzurri di Bergamo potrebbe essere quasi a specchio. Insomma, nazionale di rango inferiore all’Italia ma dello stesso livello della Macedonia di quattro anni fa, squadra che ha qualche carta da giocarsi in una partita bloccata dal nervosismo. 

Ha fatto male al cuore vedere che il primo allenamento della Nazionale dopo quattro mesi, ieri a Coverciano, ha riguardato soltanto 14 giocatori. Il secondo e ultimo, per non dire unico vero, rifinitura a parte, prima dell’Irlanda del Nord è quello di oggi. Punto. Per questo Gattuso, quasi per giustificare il suo ruolo e il suo stipendio, ci ha tenuto a elencare il numero di partite viste negli ultimi 6 mesi: 380, una media di poco più di 2 al giorno, di cui ben 259 di Serie A e 25 di Premier League. Ma quasi tutti i nordirlandesi e gran parte dei gallesi giocano in Championship o in League One, mentre i bosniaci sono sparsi in campionati a cui Gattuso nemmeno ha dato un’occhiata. Si torna al discorso un po’ da bar del tipo ‘Dipende soltanto da noi’, soltanto che che gli avventori del bar non sono tenuti a conoscere lo stato di forma di Cullen e Sheehan. Speriamo che almeno qualcuno registri Galles-Bosnia, visto che si gioca in contemporanea.

La storia azzurra di Roberto Donadoni si è chiusa 18 anni fa, dopo l’uscita ai rigori nei quarti di Euro 2008 contro una delle migliori versioni di sempre della Spagna, quella di Xavi e Iniesta al top, dove uno come Fabregas faceva la riserva. E ieri si è chiusa probabilmente anche quella da allenatore, dopo l’esonero dalla panchina dello Spezia per far posto al ritorno di D’Angelo, con la squadra in piena zona retrocessione e che in questo momento nemmeno potrebbe disputare il playout. Per Donadoni queste 21 partite senza infamia e soprattutto senza lode erano state un rientro dopo quasi otto anni di inattività, interrotta solo da un breve periodo in Cina (qualche anno fa sembrava esistesse soltanto la Cina…). Facile dire che un fuoriclasse in campo non necessariamente sappia allenare, ma Donadoni da tecnico ha spesso fatto bene (a Cagliari, Parma e Bologna), con l’umiltà giusta e in contesti ben diversi da quelli del suo Milan e della sua Nazionale, basti pensare a quel Parma in stato pre-fallimentare. Certo la ovvia statistica dice che i bravi calciatori sono tanti, mentre i bravi allenatori pochi.

Le grandi riforme del calcio, basti pensare ai quattro tempi che si vedranno al Mondiale, vengono discusse in maniera clandestina e poi imposte. Così è anche per i rifiuti, visto che è solo grazie al Guardian che abbiamo saputo che la UEFA ha respinto la richiesta dei club inglesi di portare da 25 a 28 le liste per la Champions. Sarebbe stato l’ennesimo regalo, tipo le cinque sostituzioni, ai club più ricchi, ed è proprio per questo che nei prossimi anni in qualche modo questa ‘riforma’ passerà, con la pecorona accettazione di chi si scalda soltanto per un rigore-non rigore.  

stefano@indiscreto.net
 

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