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Sarri batte Lotito

Stefano Olivari
Pubblicato il 16 marzo 2026, 11:25
Il pareggio con l’Atalanta dice che l’Inter sta, anzi stava vista la sconfitta del Milan all’Olimpico, provando a perdere uno scudetto giù quasi vinto, al di là degli errori arbitrali (oltretutto quello di Sulemana su Dumfries nemmeno era fallo, mentre netto era il rigore di Scalvini su Frattesi) che necessitano del nostro solito asterisco: Inter, Milan, Roma e Juventus sono politicamente dalla stessa parte, e hanno le stesse chance di rovinare la carriera a un arbitro, per le leve, i media e le masse che possono muovere. Chi per un errore anche enorme che favorisce una di loro ai danni di un’altra parla di Palazzo o non sa fare il giornalista (possibile, visto che il commercialista o il salumiere sono opinionisti fissi di tivù non soltanto locali) o è in malafede. Insomma, si può fare a meno delle interviste a Chivu o a chiunque altro, così come si possono collocare i vari 'dossier' nel loro giusto posto: tentativi di sottolineare presunti crediti. Più interessante il fatto che l’Inter abbia svoltato in negativo a Bodø, con l’infortunio di Lautaro Martinez che ha tolto gol (da quel momento solto quello di Pio Esposito all’Atalanta), pericolosità, riferimenti in campo e fuori. Senza di lui la leziosità di Thuram, la frenesia di Bonny e le caratteristiche, per non dire i limiti, di Esposito hanno zavorrato una squadra in calo ma che non ci sembra in crisi fisica, una squadra che ne ha dietro di peggiori sotto ogni parametro statistico oltre che sotto quello della classifica.
Per Chivu un turno negativo si è trasformato quindi in positivo, con vantaggio sul Milan passato a più 8 punti, grazie a una Lazio che con questa vittoria ha voluto premiare i suoi tifosi, accorsi in massa alla partita con il Milan interrompendo per 90 minuti lo sciopero contro Lotito. Una partita tesissima, in cui Allegri per giocarsi le sue chance di scudetto le ha provate tutte cambiando tre moduli, con Estpinan disastroso e il centrocampo che senza Rabiot è un'altra cosa. Situazioni pericolose il Milan ne ha creata qualcuna, con le punte che però hanno combinato poco contro una Lazio tenuta bassissima da un Sarri realista almeno quanto il collega rossonero. Molli Pulisic e Leão, che si intendono anche poco fra di loro, male Nkunku e Fullkrug nel periodo in cui il Milan ha davvero messo sotto la Lazio, tenuta a galla da un Gila straordinario, dalla personalità di Patric, e dalla conferma di Motta. Per i rossoneri enorme occasione persa, per la Lazio una serata paradossalmente anti-Lotito più di tante altre.
La proprietà del Como è schierata sullo stesso fronte di quella della Roma, ma la straordinaria prestazione della squadra di Fabregas ha poco a che fare con la politica sportiva, anche se a fine partita Gasperini si è soffermato su decisioni arbitrali del presente (rosso a Wesley) e del passato. Certo è che il Como in questo momento sarebbe in Champions League, con Juventus, Roma e Atalanta fuori. E ancora più certo che le sconfitte della Roma in campionato sono arrivare a 10, siamo al livello della stagione Zeman-Andreazzoli, con una squadra che ha il terzo monte ingaggi lordo d'Italia dietro a Inter e Juventus, il triplo di quello dello 'strapagato' (secondo i suoi sempre più numerosi e meno genuini antipatizzanti) Como.
Sono iniziati per tempo i messaggi di Antonio Conte interpretati in modi addirittura opposti dagli esegeti dell’allenatore del Napoli, dal ‘Resto solo con adeguati acquisti per l’accoppiata campionato Champions’ a ‘Il mio ciclo è finito’. In realtà non si muoverà niente fino agli spareggi mondiali, visto che Conte è nella testa di Gravina il candidato principale per il dopo-Gattuso. Con l’Italia eliminata non ci sarebbero dubbi, mentre con l’Italia al Mondiale è chiaro che il Napoli non potrebbe aspettare le contorsioni dialettiche di Conte, legato peraltro da un contratto fino al 2027. Insomma, anche se nessuno pensa che il Gattuso azzurro arrivi oltre luglio ci vogliono segnali precisi da parte della FIGC, esattamente come quelli che a suo tempo ricevette Spalletti con lo stesso presidente, risolvendo nel contempo un problema al Napoli.
Nel calcio tutti sapevamo tutto prima, però nessuno ha osato dire di aver previsto Ashley Cole sulla panchina del Cesena al posto di Mignani. Un ex giocatore di gran nome, un allenatore che mai aveva guidato una prima squadra senior ma che era entrato nel circuito dell’assistentato che avendo l’immagine giusta oggi porta ad occasioni impensabili una volta, in Premier League come in Serie A. Insomma, ha più da perdere Cole scegliendo il Cesena che il Cesena di Mike Melby scegliendo Cole, che esordirà domani sera a Mantova. Per invertire una tendenza negativa (7 partite senza vittorie) un allenatore vale l’altro, per mostrare l’esistenza di un progetto ci vuole l’allenatore che si presenti come da progetto.
stefano@indiscreto.net
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