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Ritorno a Verratti

Pubblicato il 5 marzo 2026, 10:43
A 33 anni e a quasi tre dalla sua ultima partita in Nazionale, c’era ancora Mancini in panchina, Marco Verratti tornerà a vestire la maglia azzurra. Gattuso dopo averlo incontrato di persona ha visto che non ha lo sguardo del baby-pensionato, nonostante questa sia la terza stagione in Qatar, e ha deciso di puntare su di lui per gli spareggi mondiali mettendolo quindi su un piano più alto rispetto al buonissimo Locatelli di questa stagione. Gattuso non è un amante del doppio regista, quindi è probabile che contro l’Irlanda del Nord e, si spera, Galles o Bosnia, si riveda il 3-5-2 usato contro Israele ma anche nel disastro contro la Norvegia: due punte vere, Kean e Retegui con Esposito pronto a subentrare, due esterni in forma, quindi Palestra e Dimarco, Barella e Tonali con Verratti a dettare il ritmo dietro di loro. Una squadra sensata e più che dignitosa (il miglior portiere del mondo, una difesa decente), diciamolo prima che i risultati determinino i pomodori o la statua equestre. Il plus di Gattuso rispetto a Spalletti è la sintonia che cerca con i giocatori, almeno per gli spareggi dovrebbe bastare.
La migliore versione della Lazio vista nel 2026 ha tenuto viva la speranza di tornare in Europa grazie alla Coppa Italia, anche se con tutta evidenza l’Atalanta di Palladino viaggia su altri livelli e giocherà il ritorno con intensità diversa. In un Olimpico assurdo, con poco più di 5.000 spettatori, con un ambiente picconato anche dalle recenti telefonate di Lotito, Sarri ha trovato in Dele-Bashiru l’erede più logico di Guendouzi e ha avuto qualche segnale di vita da Maldini punta, quando il presidente lo voleva esterno di centrocampo. Niente che riscatti una stagione negativa, con un caso al giorno, colpa anche di Sarri che ha fatto peggio rispetto al valore della rosa, ma ci si può salutare con dignità sperando di non essere ricordati come Baroni.
L’imminente ritorno di Dusan Vlahovic, forse già sabato contro il Pisa, fuori gioco da fine novembre, fa tornare di attualità una domanda nascosta dai discorsi contrattuali del genere ‘scudetto dei bilanci’: quanti attaccanti forti come Vlahovic e acquistabili dalla Juventus attuale ci sono nel mondo? Perché dall’anno prossimo nessuno darà al serbo i 22,2 milioni lordi a stagione attuali e quindi tanto vale rilanciarlo invece che fare salti nel buio con i David e gli Openda della situazione, o comunque con giocatori ‘da Italia’ nel senso peggiore dell’espressione. Stiamo parlando di un campionato in cui dopo 27 giornate soltanto un giocatore, Lautaro Martinez, è in doppia cifra di gol. Una cosa mai accaduta, a questo punto del campionato, da quando la Serie A è tornata 20 squadre, cioè dal 2004-2005. Ed è quasi sicuro che il capocannoniere finale, presumibilmente il giocatore dell’Inter, chiuda con meno di 20 gol, cosa che non si verificava addirittura dal 1990-91 quando in vetta alla classifica marcatore c’era il Vialli dello scudetto sampdoriano. In pochi nel 2026 riescono a mettere le mani su fenomeni sottovalutati, tanto vale l’usato sicuro di un giocatore di 26 anni che Spalletti vede benissimo.
Quello di Lobotka è il trentesimo infortunio muscolare nella stagione del Napoli, il terzo nella stagione dello slovacco. Stiamo parlando di una rosa di 25 giocatori con gli stessi impegni di Inter, Juventus, Atalanta, Roma, che hanno numeri molto ma molto inferiori. Con il paradosso che chi guida il Napoli, cioè Conte, passa anche per eroe quando per le tante assenze deve gestire un’emergenza creata da lui stesso o dai suoi collaboratori (ma la faccia è la sua).
stefano@indiscreto.net
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