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Mai dire Gatti

Stefano Olivari
Pubblicato il 2 marzo 2026, 10:27
Enorme occasione buttata dalla Roma nell’ennesima partita pazza della Juventus di Spalletti, che ultimamente sta viaggiando alla media di quasi tre gol a partita subiti (20 in totale nelle ultime 7 uscite), e corsa per il quarto posto Champions più aperta che mai, con l’Inter che per lo scudetto che deve sopravvivere al derby di domenica, Milan e Napoli tranquille, e un Como che potrebbe riservare brutte sorprese sia a Gasperini sia alla Juventus. Anche perché, ci piace dirlo prima, il club degli Hartono fa parte del sistema quanto Roma, Atalanta e le tre grandi solite. Detto questo, gli sventolatori di bilanci (in ogni caso quelli di Roma e Juve sono in rosso) non spiegano il senso di impegnarsi tanto per qualificarsi a una competizione che poi viene venduta come un piano B. La mossa berlusconiana (il fu presidente del Milan teorizzava lo sganciamento dei difensori centrali nelle situazioni disperate, anche se nessuno dei suoi allenatori migliori lo ha mai ascoltato) di mettere in campo Gatti come centravanti (fino all'adolescenza era un centrocampista offensivo, comunque) a un minuto dalla fine potrebbe essere ricordata da Spalletti come la più importante della stagione, ennesimo atto d'accusa nei confronti di un mercato pessimo.
Il derby fra le squadre con i presidenti più sgraditi ai propri tifosi è stato vinto, in un ambiente che definire gelido è poco, dal Torino del neo-arrivato D’Aversa. Che ha prima di tutto messo a posto la difesa, schierato secondo logica Simeone insieme a Zapata, e poi lasciato giocare, senza imporre compitini, contro una Lazio che al di là dei gol che non segna arriva anche pochissimo in zone pericolose del campo. Lo schema, anche mediatico, Lotito cattivo-Sarri buono va integrato con una valutazione di una rosa che anche dopo due tragiche sessioni di mercato non è da decimo posto, a distanza siderale da un'Europa che si può sognare soltanto con la Coppa Italia. Una rosa che per una buona metà ha i mesi contati, viste le scadenze dei contratti. Poi Sarri sta dando la sensazione di avere un po' mollato, basti vedere la sufficienza con cui ha accolto Ratkov.
Addio a Rino Marchesi, ottimo allenatore ricordato giustamente da tanti ma anche ottimo giocatore, soprattutto nella Fiorentina. La qualifica di ‘primo allenatore di Maradona in Italia’ gli procurava un certo dispiacere, visto che quella stagione (la 1984-85) fu molto inferiore alle attese di una squadra che oltre a Maradona aveva acquistato anche Bagni, Daniel Bertoni e Penzo, e che il suo miglior Napoli era stato quello 1980-81, che davverò sfiorò uno scudetto in un campionato che poi storicamente sarebbe stato ricordato solo come un duello Juve-Roma (il gol di Turone, eccetera). Non si può dire che a Marchesi siano mancati i treni giusti, ricordando l’anno all’Inter e la Juventus dell’ultimo Platini, ma ci è salito un anno troppo presto o troppo tardi.
L’Italia non è il centro del mondo e non è che l’IFAB si sia riunito in seguito al caso Bastoni-Kalulu. Però le decisioni prese sabato sono puro buonsenso, a partire proprio dall’uso del VAR sul secondo cartellino giallo e sui calci d’angolo dubbi, considerando quanto si segna oggi sugli sviluppi dei calci piazzati. Si partirà dal Mondiale, senza bisogno di sperimentazioni anche se soprattutto le contestazioni sui calci d'angolo potrebbero portare a tempi morti insopportabili. Crediamo molto meno ai vari countdown per il rinvio del portiere e per le rimesse, sarebbe tutto superato dal tempo effettivo e da un umile cronometrista sottopagato, come avviene in sport ben più poveri. Una riforma auspicata da tanti e che non ha oppositori dichiarati, ma la realtà è che nel 2026 siamo ancora a parlarne.
Quanto sta succedendo in Iran ha fatto nascere ipotesi in libertà nel caso, teoricamente possibile, di rinuncia dell’Iran al Mondiale americano dove è collocato nel Gruppo G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, con due partite da giocare a Los Angeles e una a Seattle. Ma in questo momento, da Infantino che ha un filo diretto con Trump fino all’ultimo dei tifosi, nessuno ha la minima idea di quale governo ci sarà in a Teheran fra tre mesi e quindi ogni discussione è prematura. Venendo a noi, nel caso l’Italia di Gattuso non superasse i playoff le possibilità di sfruttare le disgrazie dell’Iran sarebbero zero perché il ripescaggio per ranking avverrebbe all’interno della stessa confederazione: quindi Emirati Arabi o Iraq (…), nel caso l’Iraq non superasse il playoff intercontinentale contro Bolivia o Suriname.
stefano@indiscreto.net
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