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L'alternativa Cabal

Stefano Olivari
Pubblicato il 18 febbraio 2026, 12:59
I 21 minuti di Cabal spiegano solo in parte la debacle della Juventus a Istanbul, che costringe la squadra di Spalletti ad una impresa nel ritorno. Tutto questo al di là del fatto che per come è stata costruita (male, da Comolli) questa Juventus potrebbe già essere soddisfatta arrivando quarta in campionato. 13 gol incassati nelle ultime 4 partite dalla squadra di Spalletti e una condizione fisica in calo, figlia anche della mancanza di alternative (McKennie falsissimo nueve piace molto, ma non può essere lo standard), invitano al realismo. Insomma, il problema non è il contratto di Spalletti, che fra l’altro in caso di qualificazione Champions sarebbe rinnovato automaticamente, ma chi costruisce le squadre. E questo vale ovunque, anche se noi discutiamo di centravanti o al massimo di allenatori... Quattro menti diverse (Paratici, Cherubini, Giuntoli e Comolli, in almeno tre casi dirigenti di valore) negli ultimi 5 anni spiegano tante cose, anche di Elkann. Il cui uomo è sempre stato Marotta, a suo tempo imposto al cugino, con una prima stagione peggiore di quella di Comolli.
Se Lotito spera di riconquistare i tifosi con il progetto Flaminio e con il piano Lazio 2032 bisogna dire che la strada è ancora lunghissima, con il 2032 data davvero super-ottimistica, forse buttata lì per evocare gli Europei. Prima di tutto perché anche un progetto interessante come questo, che porterà il Flaminio da 20 a 50.000 spettatori di capienza, oltre a riqualificarlo, ha in Italia tempi burocratici ben più lunghi, fra la politica, i comitati dei residenti e adesso anche gli eredi dell’architetto Nervi che progettò il Flaminio originale: il solito partito del ‘non tocchiamo niente’, che può essere battuto ma non subito. Il problema vero è che le cifre fatte da Lotito, cioè finanziare tutto con 30 milioni di presunti (ma prendiamoli anche per buoni) flussi di cassa addizionali dal 2027, sono irrealistiche: 500 milioni di euro senza aiuti esterni o nuovi soci sono impossibili da far saltare fuori. Traduzione in parole povere: un Lotito che vivacchia può tenersi la Lazio altri vent’anni, un Lotito da progetto dovrà almeno in parte vendere.
L’agonizzante Serie C permette alla B di identificarsi sempre più come il campionato dei giovani. Ieri l’assemblea della lega presieduta da Paolo Bedin ha deliberato il raddoppio del minutaggio minimo di impiego degli Under 21, che passa da 900 a 1800 minuti, poca roba ma con la prospettiva di ulteriori e sostanziosi aumenti. In altre parole il punto di arrivo sarà che ogni squadra di B dovrà avere almeno un giovane fra i titolari, o a scelta più giovani da far ruotare come alternative vere ai titolari. Gli addetti ai lavori della B spiegano che si sta preparando il terreno alle promozioni delle seconde squadre dei grandi club che le hanno, anche se queste promozioni sono lontanissime, per lo meno sul campo: nei rispettivi gironi di C l’Inter Under 23 è attualmente ottava, la Juventus quarta e l’Atalanta dodicesima, mentre Milan Futuro è addirittura in D. Certo il playoff da ‘dentro tutti’ tiene vive le speranze, ma il livello non è comunque da B. Come più volte scritto, una delle idee forti di Gravina è quella di una B unica, ribattezzata con altro nome, divisa in gironi e fortemente centrata sui giovani, meglio se locali (se è passata la regola UEFA dei 4 ‘homegrown’ può passare tutto), con conseguente scomparsa della C o sua trasformazione semiprofessionistica, che poi sarebbe un ritorno.
stefano@indiscreto.net
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