Doppio Conte

Chivu in fuga, dirigenti che si autocriticano, il fair play del Como, la salvezza di Sarri e il Mondiale fra due mesi
Doppio Conte
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 26 gennaio 2026, 10:19

Il Napoli saluta lo scudetto, ormai corsa con partecipanti soltanto Inter e Milan e dopo l'ennesima prova di forza della squadra di Chivu contro una squadra di cilindrata inferiore come il Pisa. Conte saluta lo scudetto dopo una partita con la Juventus persa per le tante assenze, non tutte casuali e non tutte giustificabili (tutte le squadre che fanno la Champions hanno 25 giocatori veri, nessuna ne ha 28, 31 o 50) con la sfortuna, e perché in questo momento la squadra di Spalletti sta molto meglio, al di là degli episodi che potremmo definire ‘episodio’, il fallo da rigore di Bremer su Hojlund che Mariani nemmeno ha voluto rivedere al VAR. Vale il solito discorso: errore arbitrale, che non vale la pena di commentare oltre il lunedì mattina in ufficio, oppure il Palazzo ha un qualche interesse nell’andare contro il Napoli? Il fronte comune di Juventus, Inter, Milan e Roma nel non far concedere la deroga a De Laurentiis per operare in questo mercato di riparazione ha fatto molto (anzi no) discutere, anche se nell’occasione il presidente del Napoli aveva torto perché nessuno gli aveva impedito di ricapitalizzare il club, oltretutto con più di 150 milioni in cassa. Tornando al calcio, Conte ha ancora una volta (e le precedenti erano con Juventus, Chelsea, Inter e Totttenham) dimostrato di non saper gestire campionato e Champions, e non è lesa maestà farlo notare perché ogni allenatore, anche ogni grande allenatore, ha le sue caratteristiche. Mercoledì dopo la partita con il Chelsea le prime somme, che sarà lui stesso a trarre.

A proposito di Napoli, raramente i grandi club italiani hanno chiesto così tanto al mercato di riparazione, con il paradosso di essere i primi critici di sé stessi. Cosa dire del club di De Laurentiis che si libera di Lucca e Lang, costati la scorsa estate 60 milioni in due, strapagando Giovane per buttarlo subito nella mischia? E della Juventus che ha praticamente sbagliato ogni punta, anche se l’ultimissima impressione su David è buona, quando quella più forte (all’epoca nemmeno infortunata) ce l’aveva in casa? E del Milan che ha azzeccato solo due giocatori a fine contratto? E della Roma che ha sbagliato tutto tranne Wesley? La stessa Inter capolista, grazie a una struttura uguale a quella degli ultimi anni, viene da dire grazie al vituperato Simone Inzaghi, ha avuto quasi zero da Diouf e Luis Henrique, 50 milioni in totale, e poco da Bonny, riserva della riserva. Attenzione, non stiamo facendo il festival del senno di poi: chi fa il dirigente in club del genere conosce il calcio senz'altro più di chi lo commenta dal divano o dalla scrivania. Il punto è che questi dirigenti sconfessano le loro scelte con una velocità e una precipitazione assurde, da primi e spesso unici critici del loro operato.

Quale futuro per il Como? Dopo la prova di forza spaventosa contro il Torino non è una domanda prematura visto che la squadra di Fabregas sogna, anzi di più, la Champions League, ha buonissime possibilità di qualificarsi per l’Europa, e alla peggio farà la Conference, entrando quindi nel mirino del fair play finanziario UEFA. Gli Hartono hanno finora messo nell’operazione Como più di 300 milioni e non avrebbero problemi a metterne altri visto che insieme valgono quasi 100 miliardi di patrimonio, ma dalla prossima stagione in qualche modo dovranno mostrare che il giochino può stare in equilibrio. Non generando profitti, chiaramente, viste le dimensioni del Sinigaglia, il numero di tifosi del Como e la futuribilità dei pur interessanti discorsi turistico-immobiliari, ma iniziando a vendere giocatori: in questo senso la situazione del Como è molto diversa da quella di piccoli club che arrivano alle coppe europee dopo una stagione miracolosa, con costi di partenza e ingaggi bassi. Insomma, in assenza di qualche magheggio per aumentare i ricavi (al di là dei premi UEFA) qualcuno partirà. Questo almeno si augura la classe media attualmente scornata, dal Bologna alla Fiorentina.

La guerra fredda fra Lotito e Sarri ha presso i tifosi e i media un chiaro vincitore, cioè l’allenatore, ma va detto che la Lazio anche con l’asterisco del mercato bloccato non era a inizio stagione una squadra da nono posto, a 11 punti da un piazzamento europeo. Per questo Lotito ha messo Sarri di fronte alle sue responsabilità, bloccando il trasferimento di Romagnoli in Qatar e rendendo le parole del tecnico (“Romagnoli irrinunciabile, adesso spero in una serena salvezza”) quasi un boomerang. Romagnoli è passato così in poche ore dalle lacrime d’addio a Lecce al dover rispettare per forza un contratto fino al 2027 che Lotito gli aveva promesso di ritoccare e che non ha invece ritoccato. Quanto a Sarri, adesso la sua “serena salvezza” vale poco, meno del suo valore come parafulmini.

Mancano due mesi a Italia-Irlanda del Nord, la prima delle due (forse) partite che porteranno (forse) gli azzurri al Mondiale nordamericano, e un Gattuso globetrotter, con la labile scusa di “guardarsi negli occhi” sta dando speranze a tutti, anche a Chiesa e Verratti (chi in Europa ha il coraggio di seguire le partite della Stars League?) che sono fuori rispettivamente da Euro 2024 e dai tempi di Mancini. Ma forse le speranze sono quelle di non essere chiamati, per situazioni in cui si ha tutto da perdere.  

stefano@indiscreto.net

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