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Sorpasso Senegal

Stefano Olivari
Pubblicato il 21 gennaio 2026, 11:34
Il Senegal ha superato l’Italia dopo l’eroica vittoria in Coppa d’Africa, eroica visto l’ambiente intimidatorio e le provocazioni dei marocchini padroni di casa, cosa che purtroppo in parte saranno anche al Mondiale 2030. Mettendola in maniera ancora più provinciale, l’Italia è stata superata dal Senegal. Ora dodicesimo nel ranking FIFA maschile, mentre gli azzurri di Gattuso sono tredicesimi, il piazzamento più basso dal 2020, prima che la squadra di Mancini facesse una scalata fino al quarto posto (da ricordare ai disfattisti di default e ai maniavantisti). Era partita dal ventunesimo, nel 2018, dopo la gestione Ventura, peggior piazzamento di sempre mentre il migliore rimane ovviamente il primo posto del 1993, con Sacchi (e Baggio). Poi il Senegal va asteriscato, visto che quasi tutti i giocatori della rosa sono nati in Francia e in Francia si sono formati calcisticamente, dal punto di vista del ‘modello Senegal’ stiamo parlando del nulla.
Il divieto di andare in trasferta, fino al termine del campionato, per i tifosi di Roma e Fiorentina, arriva in un momento storico quanto mai propizio per l’espulsione degli ultras dagli stadi italiani. Senza distinzione di squadre, anche se il caso di Roma e Fiorentina, con relativo provvedimento del Ministero dell’Interno, dipende dai recenti scontri in autostrada (e non allo stadio, dove da anni succede pochissimo). Con curve di grandi club, Inter, Milan e Juventus, in mano a criminali o quantomeno a pregiudicati, è molto facile fare di tutta l’erba una fascio (…) e mettere sullo stesso piano tutti gli ultras. Il fatto che più di metà della Serie A sia a proprietà straniera, e in particolare americana, spinge verso questa direzione: agli occhi di un americano la figura dell’ultras non è nemmeno concepibile, senza bisogno di entrare in discorsi giudiziari. Per questo i Friedkin e la famiglia Commisso non faranno le barricate per difedere i loro, imitati quando sarà il caso dalle più tiepide Inter e Milan. Dove non arrivano i divieti arriveranno i prezzi.
Addio a Paolo Di Nunno, ottimo dirigente al netto della narrazione del genere ‘presidente vulcanico’ utile al sistema per mettere in ridicolo gli outsider. Solo uno vero sarebbe stato capace di portare il Lecco dalla D alla B, nonostante un bacino d’utenza modestissimo, uno stadio inadeguato e un ambiente spesso ostile nei suoi confronti. Per non parlare degli addetti ai lavori del calcio lontano dai riflettori della Serie A, dagli altri presidenti agli arbitri, passando per la FIGC, i giornalisti e addirittura per i propri giocatori, a volte accusati nemmeno troppo velatamente di vendersi le partite. È chiaro che uno così non potesse durare, e infatti la B del Lecco di Di Nunno è durata una sola stagione, prima dell’inizio dell’era Aliberti.
stefano@indiscreto.net
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