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Salvezza per Gilardino

Stefano Olivari
Pubblicato il 15 gennaio 2026, 14:52
Il caso Pisa è molto interessante: in estate dato da tutti come la più probabile retrocessa, in effetti è penultimo in classifica con una sola vittoria in 20 partite ma è una squadra viva in campo e fuori. Protagonista anche di questo mercato di riparazione, in cui ha già speso 20 milioni per i vari Durosinmi, Bozhinov, Loyola, più l'usato sicuro di Joāo Pedro, che dovrebbe insieme a Durosinmi dare qualche gol in più a Gilardino. Fra l'altro Durosinmi con i suoi quasi 10 milioni è nominalmente l'acquisto più costoso nella storia del Pisa, anche se attualizzando le cifre di acquisti come Henrik Larsen e forse anche di Kieft (la cifra pagata da Anconetani all'Ajax rimane un mistero) si potrebbero trovare valori più alti. Poco importa, visto che il club è strutturalmente in perdita (ultimo esercizio chiuso a meno 35 milioni) e che l'azionsta di maggioranza continua a mettere soldi. Poi ci si può chiedere cosa importi del Pisa a un genio della finanza russo che vive a New York, come appunto è Knaster, ma la stessa domanda si potrebbe porre per quasi tutte le proprietà della Serie A.
Con tutto il rispetto per Raspadori e gli altri, finora il colpo del mercato di gennaio più interessante è stato il ritorno in Italia di Fabio Paratici, di cui sul Guerino avevamo parlato diverse settimane fa e che ieri è diventato ufficiale. Interessante perché scegliendo la Fiorentina di fatto Paratici l’ex dirigente di Juventus e ormai anche Tottenham di fatto si autoretrocede, operando in un mercato diverso, perché diversi sono gli obbiettivi e i budget, rispetto a Juventus e Tottenham. Poi Commisso se volesse (come patrimonio personale è il terzo proprietario più ricco della Serie A, dietro agli Hartono e ai Friedkin) potrebbe salire di livello, ma non pare questa la filosofia viola del futuro, anzi. Certo per una persona intelligente e capace, come Paratici, fare bene è più facile che vincere, dal momento che vince soltanto uno. Insomma, la Fiorentina ha buone possibilità di tornare almeno quella degli anni scorsi.
Gli arbitri italiani possono rimanere per un anno senza un capo? La squalifica di 13 mesi di Antonio Zappi, da parte del tribunale federale, non è che abbia fatto sciogliere l’AIA, adesso gestita da Francesco Massini, e tutto sommato ha avuto sui media meno spazio di una qualsiasi discussione su step-on-foot, congruità e cose del genere. A dirla tutta, le pressioni per far dimettere i designatori di Serie C (Ciampi) e D (Pizzi) sono un argomento scaccia-pubblico, quindi da evitare. Eppure questa vicenda ha un impatto su ciò di cui ci occupiamo tutti i giorni… In estrema sintesi: Gravina e Zappi hanno rotto per vari motivi ma soprattutto uno: il sostegno del presidente FIGC al progetto di matrice leghista, nel senso di Lega di Serie A, di staccare una ventina di arbitri di élite dal resto dell’AIA e di farli confluire in un gruppo, sul modello PGMOL, gestito direttamente da FIGC e Lega (ma più dalla Lega) e affidato a una sorta di superdesignatore, che potrebbe paradossalmente annche essere il designatore attuale, visto il grande freddo fra Rocchi e Zappi. In altre parole, senza fare i giuristi di Google, l’aspetto politico-sportivo della storia è che i club vogliono gestire direttamente gli arbitri e non più attraverso pressioni, dossier, lamentele, o peggio.
stefano@indiscreto.net
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