Temi caldi
Gravina senza Sinner

Stefano Olivari
Pubblicato il 8 gennaio 2026, 15:29
A Gravina manca Sinner, è vero. Ma non occorre avere undici Sinner del calcio per superare i playoff mondiali, al di là del fatto che poi l’Italia tanti giocatori di primissima fascia li abbia, a partire da Donnarumma. Opinioni, mentre è oggettivo il fatto che il la FITP abbia superato la FIGC per la prima volta nella storia quanto a ricavi, secondo i dati del Sole 24 Ore: nell’ultimo esercizio circa 230 milioni contro 200. Nel 2024 questi dati dicevano 224 per la FIGC e 209 per la Federtennis, ma andando ancora più indietro sarebbe facile trovare un distacco enorme del calcio nei confronti del tennis e di tutto il resto. Interessante anche il fatto che i praticanti, non solo i tesserati, siano stimati in 6,2 milioni per il tennis e in 6,5 per il calcio. Insomma, a forza di dire che il calcio è irraggiungibile il calcio è stato raggiunto e superato, sia pure in una congiuntura eccezionale, fra Sinner, Musetti e la clamorosa classe medio-alta di Cobolli, Berrettini, eccetera. Poi è chiaro che stiamo parlando di federazioni, non di tutto ciò che generano calcio e tennis, ma il segnale è chiaro. L’asset principale del calcio rimane il tifo, perché al tifoso si può proporre un prodotto modesto e lui rimane tifoso, mentre l’appassionato scapperebbe.
Che fine ha fatto Claudio Ranieri? In questo momento sta cercando di curare lo scontento di Gasperini, ad esempio ieri ha partecipato al vertice di Trigoria con lo stesso Gasperini e Ryan Friedkin, assente Massara. In questi mesi per Ranieri non un grande esordio come senior advisor, qualsiasi cosa voglia dire (nemmeno Ibrahimovic lo sa), se allenatore e direttore sportivo non si parlano e se ogni risultato negativo viene dal tecnico attribuito alla rosa incompleta (invece le vittorie merito suo, ça va sans dire). Come se esistessero a buon prezzo fenomeni più forti di Dovbyk e Ferguson. Come se Sancho e Zirkzee non stessero facendo le riserve o poco più in Premier League e Raspadori anche peggio nell’Atletico Madrid.
Che Mario Balotelli a 35 vada a giocare in Dubai, e nemmeno in una squadra di prima fascia (l’Al Ittifaq FC è nella First Division, cioè la Serie B, degli Emirati Arabi: lì ad esempio c’è anche il Dubai United allenato da Pirlo), quasi non è una notizia. Ma fa impressione ricordare che il più grande talento italiano della sua generazione, ultimo azzurro a segnare in un Mondiale, non metta piede in campo da più di un anno, dalla fine della sua avventura al Genoa dove lo aveva voluto Gilardino ma non Vieira. In Dubai, nel club da poco acquistato da Pietro Laterza (proprio il presidente del Chievo attualmente in Serie D, rinato con la regia di Sergio Pellissier), Balotelli dovrebbe rimanere fino al 2028. In questo lunghissimo addio al calcio, iniziato a 24 anni, la maggior parte delle colpe è sua ma questo non toglie che tanti 'uomini di calcio' (ma sarebbe da mettere fra virgolette soltanto 'uomini') gliel'abbiano giurata rendendogli difficile anche una baby-pensione in un'Italia minore.
stefano@indiscreto.net
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading
