Lo status del Como

Fabregas da Champions, il futuro di Maresca e la prova di Tosel
Lo status del Como
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 7 gennaio 2026, 09:29

Il quinto posto Champions per l'Italia, comunque tutt'altro che sicuro (in questo momento terzo posto nel relativo ranking, quindi quattro squadre qualificate per il 2026-27), potrebbe non bastare alle cinque grandi che pensano di essersi staccate dalla massa, ed in particolare a Juventus e Roma. Il motivo è semplice: il Como ha cambiato status molto prima del previsto, ben oltre il valore dei suoi giocatori (e quello potenzialmente più forte, cioè Diao, sta vivendo una stagione più fuori dal campo che dentro), dell'immagine forse un po' costruita di Fabregas e dei soldi no limits degli Hartono che proprio per il loro essere fuori, per ora, dall'Europa, possono spendere ciò che vogliono. La travolgente vittoria di Pisa arriva al termine di un periodo in cui il Como ha sempre massacrato le medio-piccole (Torino, Sassuolo, Lecce, Udinese e appunto Pisa) e perso con chi ha cilindrata superiore (Inter e Roma), comunque invertendo una tendenza che nell'era Fabregas, anche all'inizio di questo campionato, lo ha spesso visto raccogliere complimenti contro le più forti e pochi punti contro le più deboli. In altre parole, se il Como sarà a ridosso del quinto posto anche fra un paio di mesi è probabile che il sistema non faccia prigionieri visto che in prospettiva fa più paura, come la faceva l'Atalanta, del Bologna della situazione.

A quasi una settimana di distanza i motivi della separazione fra Enzo Maresca e il Chelsea rimangono misteriosi, visto il modo in cui il club aveva investito, non solo finanziariamente, su di lui nell'estate 2024 con un contratto quinquennale. All'epoca Maresca come head coach aveva nel curriculum un anno al Leicester City con vittoria in Championship e un esonero al Parma in Serie B. Oltre ai risultati recenti in Premier League, che hanno fatto dimenticare la conquista della Conference (niente, nella storia del Chelsea) e del primo vero Mondiale per club, potrebbe aver pesato il fatto che Maresca abbia avuto contatti con il Manchester City per il dopo-Guardiola (che comunque inizierà nel 2027, stando all'allenatore catalano) e con emissari di altri club, fra cui la Juventus: non pettegolezzi, ma normali contatti esplorativi di cui lo stesso Maresca aveva informato il Chelsea. Certo è che da questo momento lui è il numero uno nella categoria 'da progetto' per una big italiana. Per come si stanno muovendo le cose la stessa Juventus, o il Napoli del copo-Conte. 

Gianpaolo Tosel ha lasciato questa terra a 85 anni, dopo un'ottima carriera sia come magistrato vero sia come giudice sportivo, carica che dal 2007 al 2016 ha interpretato in maniera interventistica, scontentando tutti e quindi probabilmente facendo bene. Nominato poco dopo Calciopoli al posto di Laudi, in un contesto ben diverso da quello americaneggiante di oggi, Tosel è stato un pioniere soprattutto nell'applicazione della prova televisiva nei casi di condotta violenta (Ibrahimovic. Higuain e Destro i casi più framosi) e più raramente di simulazione: tutti discorsi che il vituperato VAR, la migliore innovazione del calcio dopo la riforma del 1992 del passaggio al portiere, fa sembrare di 200 anni fa ma che nell'era del magistrato friulano erano centrali. Ancora attuali invece le polemiche sulla discriminazione territoriale, che nessuno sapeva (e sa) esattamente cosa sia, visto che vale per certe città ma non per altre. 

stefano@indiscreto.net 

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