La scelta di Conte

La Serie A incompleta, il Napoli senza Osimhen, il caso Lookman e la scomparsa dei raccatapalle

La scelta di Conte
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 19 agosto 2024, 01:58 (Aggiornato il 19 ago 2024 alle 07:47)

Dove eravamo rimasti? Al fallimento europeo della Nazionale, con nessuno dei diversi colpevoli che ha dato le dimissioni e soprattutto con il 90% degli appassionati di calcio totalmente disinteressato al temino mediatico dal titolo ‘Pochi italiani in Serie A’. Ecco, la Serie A. Incommentabile non perché il mercato sia ancora aperto, non è certo una novità, ma perché per quasi tutti è aperto per un acquisto o una cessione pesante, di quelli che possono cambiare ogni prospettiva. Cosa dire del Napoli di Conte, crollato a Verona, fino a quando non sarà definita l’incredibile vicenda Osimhen? Cosa dire della Juventus fino a quando non avrà ufficializzato Koopmeiners o sistemato i tanti casi, Chiesa su tutti, fra valutazioni finanziarie, chiusura dell’era Andrea Agnelli e mobbing? E della Roma con o senza Dybala? E del Bologna che affronta la Champions da ridimensionato? E della Lazio che ha cancellato l’era Sarri a livello tattico e di personale? E dell’Atalanta che molti, e fra questi Gasperini, vedono ad un giocatore dallo scudetto? Fra le squadre ambiziose si possono fare ragionamenti soltanto sull’Inter, quasi esattamente uguale a quella dell’anno scorso, e sul Milan che ha preso un rinforzo vero per reparto: poi le impressioni offerte dai 2-2 di Marassi e di San Siro sono state ben diverse, ma la rarità di avere quasi terminato il calciomercato prima della prima giornata va comunque segnalata. Il colpo di classe è la chiusura delle trattive venerdì 30 agosto a mezzanotte (in origine erano le 20), con alcune partite del terzo turno già giocate e altre no.

Tanta vaghezza porta una enorme pressione sugli allenatori, costretti a rispondere senza sincerità a domande sul mercato. E ovviamente quello già nel mirino è Antonio Conte, che ha iniziato nel modo peggiore. Non tanto per come il Napoli abbia giocato al Bentegodi, anzi per buona parte della partita non è stato male anche se prendere 3-0 da una candidata alla retrocessione fa malissimo, ma per l’atteggiamento da vecchio Conte riguardo agli acquisti del club (film già visto con Juventus, Chelsea, Inter e Tottenham), pur avendo già da tempo messo una croce su Osimhen, a cui si sono aggiunte, questa la grande novità, perplessità per l’ambiente e l’atteggiamento dei giocatori, simile a tutto quello del post-Spalletti, da squadra di transizione. Ma se c’è uno che può ribaltare questa negatività è proprio Conte, che non confesserà mai nemmeno a sé stesso che il Napoli sia stata una soluzione di ripiego. Chissà cosa avrà pensato quando Manna detto che anche la società voleva una rosa più competitiva.

Spesso si è parlato del cosiddetto soffitto di cristallo, espressione in origine usata per descrivere i tanti ostacoli non ufficiali per la carriera delle donne in vari campi, per la classe media del calcio quando vuole fare il salto di status definitivo. E se ne parlerà sempre di più, con tante proprietà straniere che non hanno l’ambizione del selfie con i dirigenti di Inter, Milan e Juventus dopo avergli svenduto Falchetti e Mengoni. Un caso da manuale è l’Atalanta, costretta a giocare la Supercoppa con il Real Madrid senza Koopmeiners promessosi alla Juventus e con il Lecce senza Lookman che ha un’offerta concreta da PSG. Due situazioni diverse, quella di Lookman decisamente più sgradevole, ma accomunate dal fatto che Koopmeiners e Lookman preferiscano giocare la Champions League con Juventus, anche una Juventus sulla carta non superiore alla squadra di Gasperini, e il PSG del dopo Mbappé, che con l’Atalanta, con cui peraltro hanno un contratto fino a 2027 e 2026, tutt’altro che in scadenza. Era un vecchio discorso di Paolo Mantovani, con la sua Sampdoria che i Vialli e i Mancini li pagava più di quanto li avrebbero pagati i grandi club (non è proprio il caso dell’Atalanta, va detto) ma con l’amarezza di sapere che in un angolo del loro cervello la Sampdoria non fosse un punto d’arrivo.

Una bella notizia è la semi-scomparsa dei raccattapalle, almeno nella versione in cui li abbiamo conosciuti fino a ieri, cioè quella di chi porge i palloni a chi deve battere una rimessa laterale, un calcio d’angolo o, più raramente, un calcio di punizione. Adesso raccolgono i palloni ma non li porgono, sono i calciatori a servirsi. Più che il romanticismo del calcio di una volta, tutto da asteriscare perché tante cose semplicemente non si sapevano o non se ne parlava, viene in mente il nervosismo generato da giovanissimi addestrati ad essere furbi. Meglio adesso. Intanto un'altra stagione di calcio è partita, le Olimpiadi sono finite una settimana fa ma sembra che siano passati... quattro anni. L'Italia unita per le giocatrici di Velasco, per Ceccon, Martinenghi, Nadia Battocletti, eccetera, torna ad essere divisa e divisiva: la fortuna del calcio è proprio questa, quella di importare qualcosa nella vita di tutti i giorni.

stefano@indiscreto.net

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